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C’è
un tesoro tra le tante ricchezze del mondo, un immenso patrimonio
culturale e scientifico, frutto delle culture e dei saperi
derivati dalle conoscenze sviluppate nel corso dei secoli.
Un
tesoro, patrimonio dell’intera umanità, rappresentato da erbe e
piante medicinali, dalla conoscenza della natura, degli ecosistemi
e da tutto ciò che li narra
e li descrive.
Un
grande sapere che va salvaguardato, salvato e valorizzato.
Un dinkaga
è un “dottore tradizionale” del Botswana; un dingkaga è
possibile che conosca molteplici rimedi vegetali così come gli e-tshotswo,
i guaritori con le erbe, che si servono di foglie, radici, cortecce per la cura di
diverse malattie, dei morsi di serpente e di molti disturbi
psicosomatici.
Grandi
saperi che si sono trasmessi, attraverso le “arti” e la
cultura di cui sono permeati, senza dimenticare gli animali, a
noi.
Mi
viene in mente la storia della grande liana, “Grande liana di
cui le foglie assomigliano a quelle del fagiolo. Il seme che è la
parte utile, è ovoide e compresso".
La
proprietà che possiede il seme di contrarre la pupilla, quando lo
si applica sull’occhio, in forma di tintura fu scoperta da Fraser nel
1863. "Si sa che è un veleno
potente ...” riportava,
nel 1896, la Storia
Naturale Medica.
Questa
pianta rampicante (liana), dai grandi fiori rosa-violaceo, dai
semi neri e grossi simili ad una fava, è il Physostigma venenosum
per i botanici, e cresce nell’Africa occidentale.
La
pianta contiene (nei semi) delle sostanze alcaloidee; tra queste
la fisostigmina che ha importanti usi in medicina, in particolare,
in oculistica.
Al
di là della ritualità, che va attentamente studiata e compresa
nei suoi molteplici aspetti, i guaritori tradizionali africani rappresentano una inesauribile fonte di conoscenze che la
scienza, la cultura moderna non può ignorare e che deve
rivalutare e rispettare.
Roberto Michele Suozzi
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