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 I saperi di un dingkaga     

di Roberto Michele Suozzi  

 

 

C’è un tesoro tra le tante ricchezze del mondo, un immenso patrimonio culturale e scientifico, frutto delle culture e dei saperi derivati dalle conoscenze sviluppate nel corso dei secoli. 

Un tesoro, patrimonio dell’intera umanità, rappresentato da erbe e piante medicinali, dalla conoscenza della natura, degli ecosistemi e da tutto ciò che li  narra e li descrive. 

Un grande sapere che va salvaguardato, salvato e valorizzato. 

Un dinkaga è un “dottore tradizionale” del Botswana; un dingkaga è possibile che conosca molteplici rimedi vegetali così come gli e-tshotswo, i guaritori con le erbe, che si servono di foglie, radici, cortecce per la cura di diverse malattie, dei morsi di serpente e di molti disturbi psicosomatici. 

Grandi saperi che si sono trasmessi, attraverso le “arti” e la cultura di cui sono permeati, senza dimenticare gli animali, a noi. 

Mi viene in mente la storia della grande liana, “Grande liana di cui le foglie assomigliano a quelle del fagiolo. Il seme che è la parte utile, è ovoide e compresso".

La proprietà che possiede il seme di contrarre la pupilla, quando lo si applica sull’occhio, in forma di tintura fu scoperta da Fraser nel 1863. "Si sa che è un veleno  potente ...”  riportava, nel 1896, la Storia Naturale Medica

Questa pianta rampicante (liana), dai grandi fiori rosa-violaceo, dai semi neri e grossi simili ad una fava, è il Physostigma venenosum per i botanici, e cresce nell’Africa occidentale. 

La pianta contiene (nei semi) delle sostanze alcaloidee; tra queste la fisostigmina che ha importanti usi in medicina, in particolare, in oculistica.

Al di là della ritualità, che va attentamente studiata e compresa nei suoi molteplici aspetti, i guaritori tradizionali africani rappresentano una inesauribile fonte di conoscenze che la scienza, la cultura moderna non può ignorare e che deve rivalutare e rispettare.

Roberto Michele Suozzi

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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