Salvaguardia dei Popoli e dei Linguaggi  

                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Economia e Religione: evoluzioni dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente a quella di Costantinopoli   

di Roberto DENTI     

 

 

L'etica medioevale si basa essenzialmente sulla volontà del singolo e della comunità di raggiungere la salvezza della propria anima e di quella di tutti gli altri uomini. 

Così i principi morali sono il fondamento di tutta la società medioevale e questa etica teologica, che vede in Dio e nella chiesa i massimi ispiratori, si trasla nel livello sociale, economico, culturale e artistico. 

Di conseguenza non è la ricchezza fine a se stessa oppure finalizzata all'arricchimento personale che guida i processi economici, bensì si cerca un'armonia sociale che fonda i suoi presupposti sulla legge naturale.

Ne è esempio la Città di Dio di Agostino dove si legge a proposito della corruzione e del malcostume dell'epoca: “Ma simili adoratori e amatori di questi dèi, che si vantano anche di imitare nei delitti e azioni infami, non si preoccupano affatto che la società sia corrotta e depravata. Basta che si regga, dicono, basta che prosperi colma di ricchezze, gloriosa delle vittorie … aumentano sempre le ricchezze che sopperiscono agli sperperi continui e per cui il potente può asservirsi i deboli.(…) 

San Tommaso d'Aquino, ritratto di Carlo Crivelli.

I cittadini acclamino non coloro che curano i loro interessi ma coloro che favoriscono i piaceri.(…) 

Le province obbediscano ai governanti non come a difensori della moralità ma come a dominatori dello Stato.”

Questa critica puntuale ad un certo modo di governare e che si può tranquillamente traslare nel nostro secolo e in quello precedente, diventa invece un modus operandi nel Rinascimento e nelle epoche successive a tal punto che il medico e filosofo olandese Bernard de Mandeville nel “Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits” afferma: “...il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtù da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa”. 

Dal vizio dipende quindi non solo l'attività economica, ma anche il suo sviluppo, la sua espansione e senza vizi lo stato è destinato al fallimento e alla miseria.

Tornando al medioevo tutti gli storici sono concordi nell'affermare che fu il Cristianesimo a influenzare l'etica nell'Alto Medioevo, a partire dall'incentivazione per la liberazione degli schiavi; questa fraternità evangelica si diffonde successivamente con la diffusione del monachesimo in Occidente dando un'enorme sviluppo alla religione, alla cultura e all'economia.

Infatti all'esterno e all'interno del monastero si diffusero attività, arti, mestieri e innovazioni senza precedenti che ebbero dei ritorni notevoli su tutta la popolazione: ad esempio i monaci benedettini svilupparono la pescicoltura, l'apicoltura, la silvicoltura, crearono nuovi tipi di formaggio, studiarono nuovi metodi di cura utilizzando le erbe o comunque rimedi naturali.

Il monastero diventa luogo di sosta per il pellegrinaggio, richiamando una moltitudine di persone, quali mercanti, maniscalchi, armieri e attorno ad esso si sviluppa l'agricoltura.

Tutte queste attività portano benessere e le persone diventano sempre più legati a quei valori che i monaci diffondono: la ricerca della moderazione, della misura e il lavoro è concepito al fine di soddisfare i propri bisogni. Tramite il Diritto Canonico la Chiesa regola ogni tipo di attività da un punto di vista morale e i precetti etici prendono in considerazione tutte le casistiche che ciascun individuo può incontrare in tutta la sua vita, dall'economia, ai rapporti sociali, al pellegrinaggio. Tutta la struttura economica viene normata: il lavoro è un dovere morale per tutti gli individui a cui nessuno si può sottrarre in quanto l'ozio porta al peccato e alla morte eterna. 

Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae scrive: “per lavoro manuale si intende qualsiasi lavoro con il quale uno può guadagnarsi lecitamente da vivere”quindi anche il lavoro intellettuale e spirituale.

Ancora: nel Medioevo non è concepibile pagare gli interessi che diventano illegittimi, contro la moralità e sono canonicamente definiti al pari dell'usura. La divisione del lavoro viene anch'essa vista da un punto di vista della Provvidenza a favore della comunità e così essa viene giustificata in quanto facente parte di un grande disegno divino in cui ogni essere umano deve seguire le inclinazioni che la Provvidenza gli ha assegnato. Quindi la divisione del lavoro non viene vista come aumento della produttività, come invece accadrà in seguito, ma è finalizzata alla prosperità voluta dal disegno divino. Il commercio è ammesso per la necessità di equilibrare le risorse tra i diversi paesi, ma viene attentamente regolato affinché possa

avvenire in modo non peccaminoso e senza influssi corruttori sui costumi; così viene canonizzato il giusto prezzo e il guadagno viene tollerato in quanto è molto meglio che le ricchezze accumulate si rivolgano verso il commercio piuttosto che verso il lusso, la lussuria e la tesaurizzazione. Il profitto derivante dalle attività commerciali deve essere in parte devoluto ad attività caritatevoli, a donazioni ai pellegrini, ad elemosine, ad oblazioni alle chiese e ai monasteri.

Il disegno divino determina anche le condizioni sociali dei singoli individui per cui l'ascesa sociale non viene considerata né ammessa; lo status sociale viene bloccato e ciascun individuo si può arricchire solo in base alla propria situazione economica. Ed è proprio su questi ultimi punti che dal basso Medioevo in avanti iniziano a manifestarsi malumori, rivolte in quanto chi accumula ricchezze, sopratutto i mercanti e banchieri, tendono costantemente a superare quei concetti canonici che vedono la ricchezza unicamente come soddisfacimento delle proprie esigenze vitali.

Così il mutare delle condizioni economiche favorisce nuovi mestieri, si assiste ad un'evoluzione costante dei rapporti sociali, economici ed anche il ruolo della Chiesa viene messo in discussione per vari motivi, il principale dei quali è la lussuria, la corruzione che porteranno allo scisma con conseguenze notevoli a livello psicologico sui fedeli che vedono perdere il loro punto di riferimento, l'osservanza del Diritto Canonico, ossia quello che era stato il presupposto per lo sviluppo sociale ed economico del Medioevo stesso.

Dal concetto di Tommaso d'Aquino: “l‘uomo non deve considerare le cose come esclusivamente proprie, ma come comuni: in modo cioè da metterle facilmente a disposizione nelle altrui necessità” si passa gradatamente ma senza soluzione di continuità alle dottrine di sei–settecento che intendono il sistema economico capace di autoregolasi, ponendo così le basi per la moderna concezione dell'economia.

Roberto Denti

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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