Salvaguardia dei Popoli e dei Linguaggi  

                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biodiversita' e Rinascimento: L'Eredita' di Leonardo Da Vinci

di Roberto DENTI   

 

 

Il 2010 è stato dedicato dall’Onu alla biodiversità. La Biodiversità è una scienza relativamente recente se si pensa che i relativi concetti furono coniati da Tommaso Lovejoy nel 1980, mentre il termine biodiversità, fu coniato dall'entomologo E.O. Wilson nel 1986, in un rapporto al primo Forum americano sulla diversità biologica, organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (NRC).

Fu solo nel Summit mondiale a Rio de Janeiro nel 1992 che fu elaborata una convenzione nella quale si afferma il valore intrinseco della diversità biologica e dei suoi vari componenti: ecologici, genetici, sociali ed economici, scientifici, educativi culturali, ricreativi ed estetici.

La convenzione riconosce inoltre che l'esigenza fondamentale per la conservazione della diversità biologica consiste nella salvaguardia in situ degli ecosistemi e degli habitat naturali, col mantenimento e ricostruzione delle popolazioni di specie vitali nei loro ambienti naturali.

Come si può facilmente intuire gli aspetti e le caratteristiche fondamentali della biodiversità riguardano essenzialmente tutto l’eco-sistema terra e in particolare:

· Biodiversità come diversità genetica: minor variabilità di geni significa minori possibilità di sopravvivere, in quanto la sopravvivenza di ogni specie dipende dalla varietà di popolazioni che la compongono;

· Biodiversità come diversità di specie, cioè la diversità fra le diverse specie;

· Biodiversità come diversità di ecosistemi. La scomparsa di questi ambienti comporta il rischio di estinzione delle specie che vi abitano.

· Biodiversità come diversità culturale: questa si può esprimere in vari modi, quali per, esempio, con la diversità di linguaggio, di cultura e di espressioni artistiche.

La biodiversità ha contribuito a mettere in risalto le contraddizioni dello sviluppo della società industriale di tipo meccanicistico e la concezione di una visione solamente quantitativa della natura e degli esseri viventi, ivi compresi gli esseri umani.

Questa concezione della natura che abbiamo “scoperto” negli ultimi trent'anni come si rapporta con il Rinascimento considerato da tutti come una delle epoche storiche più importanti per la crescita culturale, scientifica e sociale?

Una delle caratteristiche fondamentali del Rinascimento è la riscoperta degli scritti e delle arti della Grecia antica non tanto come semplice imitazione, ma come un processo che, partendo nella fiducia nell’uomo, nella sua intelligenza e nel proprio desiderio di vivere, conciliasse lo studio del classico con la creazione di una nuova cultura e di una nuova vita. 

Questa fu una svolta epocale rispetto alla concezione medievale che vedeva l’essere umano avere un valore solo se membro di un ordine o di una comunità e il rapporto con Dio privilegiava la sudditanza e l’inquietudine. La nuova concezione rinascimentale dell'uomo e della vita deriva da fatti storici, economici e sociali: nel tardo medioevo siamo di fronte a un declino graduale e inarrestabile delle due grandi potenze che avevano dominato per secoli, ossia l’impero e il papato, a cui conseguì un dissesto economico diffuso in tutta Europa che culminò con le rivolte dei contadini e dei salariati, le più famose delle quali furono i Ciombi a Firenze e i tessitori fiamminghi. 

Anche le altre istituzioni medievali, la cavalleria e il feudalesimo, erano ormai destinate a perdere di significato nei loro modelli di vita e di comportamento a favore della borghesia che, grazie al commercio, iniziò ad accumulare ricchezza e a creare una nuova economia basata sugli scambi internazionali e sul potere delle banche. 

Tutto questo si tradusse in una ricchezza e in un benessere più diffuso rispetto al periodo passato che portò l’essere umano a nuove scoperte scientifiche e geografiche, ad avere più fiducia nelle proprie capacità, nella propria intelligenza e a considerarsi al centro dell’universo con la consapevolezza di poter dominare la natura e di modificarla a proprio piacimento.

In questo contesto uno degli aspetti del genio di Leonardo da Vinci è il suo approccio sistemico e scientifico nell'analizzare i fenomeni naturali, pur partendo dalle cognizioni care del suo tempo, ossia il micro e macro cosmo. 

Nel 1504-1508 Leonardo scriveva nel Codice Leicester: “Potremo dire la terra avere anima vegetativa e che la sua carne sia la terra, li sua ossi siano li ordini delle collegatione de sassi di che si compongano le montagne, il suo tenerume sono i tufi, il suo sangue sono le vene delle acque. Il lago del sangue che sta dintorno al core è il mare oceano, il suo alitare è il crescere e discrescere del sangue pe li polsi, e così nella terra è il flusso e reflusso del mare.”

In questo passo troviamo due concezioni care a Leonardo, la prima riprende i concetti platonici di micro e macro cosmo tipici della cultura rinascimentale, la seconda riguarda l’approccio sistemico a tutti gli eventi naturali. L'analogia fra microcosmo e macrocosmo è inserita in un contesto rigorosamente scientifico per cui un fenomeno naturale, qualsiasi esso fosse, viene messo in relazione con un altro, attraverso una analogia di schemi.

 Fritjof Capra nel suo libro “La scienza universale, arte e natura nel genio di Leonardo” scrive: “Quando studiava le proporzioni del corpo umano le paragonava alle proporzioni degli edifici rinascimentali. Le indagini che condusse sui muscoli e sulle ossa lo portarono a studiare e disegnare ingranaggi e leve, mettendo così in connessione la fisiologia animale e l’ingegneria. Le configurazioni dell'acqua turbolenta portarono ad osservare comportamenti simili nei flussi d'aria; e da lì passò ad esplorare la natura del suono, la teoria della musica e la forma degli strumenti musicali.”

Sempre dal Codice Leicester scopriamo un Leonardo che ha una concezione della natura molto vicina alla teoria scientifica odierna di Gaia secondo la quale la terra è un sistema vivente che si auto-organizza e si auto-regola in vari processi metabolici che si organizzano in vari schemi e sistemi. 

Così per Leonardo la pittura è scienza in quanto obbliga allo studio delle forme naturali nei suoi principi teorici fondamentali, nei suoi meccanismi più intimi e nascosti: si pensi ai disegni del corpo umano dove vengono messi in evidenza i muscoli, i tendini, le parti del cuore, tutti studi che successivamente vengono utilizzati per creare macchine da guerra e meccanismi vari. 

Arte e scienza non vengono solo equiparate, ma entrambe sono necessarie e indispensabili per l'evoluzione artistica, scientifica e sociale dell'uomo: si pensi solo alla concezione leonardesca di città ideale dove la viabilità e i servizi vengono progettati su livelli diversi e separati per ottenere un'igiene e una circolazione di uomini e mezzi efficace e “naturale”. 

I fenomeni naturali che Leonardo studiò, per tutta la vita, gli fecero comprendere non solo la bellezza intrinseca di tutte le forme naturali, ma anche i processi sottostanti come la dinamica, la statica, le leggi fisiche che governano detti fenomeni.

Non ridusse mai, pero', la bellezza della vita e della natura a pure e semplici componenti meccaniche: egli aveva un grande rispetto per tutti gli esseri viventi e non, credeva fermamente nella superiorità della natura rispetto a tutte le macchine progettate dall'uomo e riteneva saggio rispettarla e imparare da essa. 

Questo modo di pensare lo si può paragonare all'odierna Biodiversità ed è molto diverso da quello che Francesco Bacone sostene un secolo più tardi.

Roberto Denti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

sommario

    Salvaguardia Popoli Home