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LA
MENTE SPIEGATA DA EDVARD MUNCH
di Marco
Alessandrini
La
creatività artistica è una via tra le più elettive tramite
cui il vissuto inconscio, prevalentemente traumatico, può
essere percepito dalla coscienza. In tal modo l’opera
d’arte dona senso e lenimento al dolore interiore, pur senza
farlo scomparire. E genera, in chi la pratichi sotto questa
profonda spinta, l’insopprimibile bisogno di dedicarsi ad
essa instancabilmente.
La
biografia di Edvard Munch, tormentata almeno quanto
affascinante, si svela ancor più essere il continuo tentativo
di offrire, attraverso l’atto del dipingere, volto e
soluzione a ferite della mente. E attesta anche
l’impossibilità effettiva – tramite il solo medium
artistico – di riuscire a sanarle definitivamente.
Ne
deriva che l’opera pittorica di Munch – trattandosi di un
artista con difficoltà interiori e relazionali di notevole
spessore, ma anche dotato di straordinario talento –
configura, rendendoli manifesti, molteplici vissuti e fantasmi
della mente. Costellazioni di senso esteticamente e
cognitivamente pregnanti che permettono perciò di riconoscere
modalità e meccanismi che in misura diversa, e in varie
forme, abitano l’interiorità di chiunque.
In
tale ottica, individuando i moti interiori che nell’opera di
Munch sono divenuti evidenti, è possibile comprendere perché
a molte persone sembri, in questi dipinti, di rinvenire
qualcosa di proprio: qualcosa che anche in loro grida
inseguendo una voce e una forma.
Ecco
dunque perché l’opera di Munch «spiega» la mente: rende
più evidente l’inspiegabile, il conflittuale da cui ogni
mente muove nella costruzione di se stessa e dell’intera
esistenza.
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Marco
Alessandrini,
psichiatra, psicoterapeuta, esercita come psicoanalista.
Responsabile dell’
Unità
per i Trattamenti Integrati presso il Centro di Salute Mentale
della ASL di Chieti, insegna come professore a contratto
presso l’Università di Chieti, sia nella Scuola di
Specializzazione in Psichiatria della Facoltà di Medicina,
sia nella Laurea Magistrale della Facoltà di Psicologia.
È
co-fondatore e direttore scientifico della Scuola di
Specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica Breve
(autorizzata dal MIUR).
Si
dedica da tempo al trattamento psicoterapeutico delle
patologie più gravi e ai processi di creatività artistica
nei pazienti psichiatrici, con una specializzazione in Arte
Terapia plastico-figurativa di impostazione psicoanalitica.
Traduttore e curatore di volumi di psicoanalisi e di
psichiatria (J.-D. Nasio, M. Levi Bianchini, I. Hollòs, J.
Garrabé, H. Grivois, C.G. Jung).
Direttore della collana «Psicopatologia
ieri e oggi», ha tradotto e curato anche un breve scritto del
poeta e pittore Henri Michaux, oltre a scritti di Edvard Munch,
Joan Mirò, Dante Gabriel Rossetti, William Blake.
È curatore
delle riedizioni della versione di Massimo Bontempelli del
Libro di Giobbe e de Le chiavi nel pozzo di Lorenzo Viani.
È
autore di numerosi testi tra cui, per i tipi delle Edizioni
Magi, i volumi: Presente assenza (2000), Tra teatro e follia
(2001), Eco a me stesso (2002), Immagini della follia (2002),
Vedere il sosia (2003), Ripensare la schizofrenia (2004), Un
treno per le stelle (2006).
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