|
Doyle, padre
del giallo con Holmes, nel fantastico Mondo
perduto restituisce identità alla penna di Malone,
personaggio narratore che diviene anche autore co-protagonista.
Ritorno al
mondo perduto, a
suffragare questa ricostruzione, è un manoscritto
ritrovato recentemente e per il quale Stefano Berni, il
“cacciatore di libri”, ha curato note e traduzione.
Qui si aprono
le prospettive di un secondo viaggio con altrettanti
straordinari particolari celati da Maple White, altopiano con
risvolti evoluzionistici devianti e a noi più prossimi
nell’icona di Jurassic park.
Emerge un
tardo ottocento più propenso a risolvere la storia nella
scienza per interpretare etica e destino dell’uomo, quello di
Spencer e di Darwin che ricorre, oltretutto, citato nel testo,
ma anche una parte di un “universo adolescenziale”, così
come lo ha vissuto lo stesso Berni, di una letteratura legata ad
un immaginario collettivo dove scorrono ancora Moby Dick e il
capitano Nemo insieme a tutto l’esotico più nostrano di
Salgari.
Un filone
fantastico e avventuroso caratterizzante un’epoca in cui il
mondo smise di preservare misteri nella sua totale
compenetrazione.
Un’enclave
come la foresta amazzonica, nell’ambientazione, sembrerebbe già
essere l’ultima frontiera per carpirne l’estremo segreto.
Stampa e impaginazione lasciano a desiderare, anche a causa di
un carattere troppo piccolo che ne appesantisce la
lettura.
Il libro,
invece, è ricco di colpi di scena, self-control ed humour
inglese della migliore tradizione. Agli interessi filantropici e
scientifici della spedizione s’intrecciano quelli delle facili
ricchezze riposte in un bacino ricco di diamanti.
Maple White
risulterà poi un luogo noto anche ad avventurieri senza
scrupoli e persino ad un artista americano, figura del tutto
integrata in una sorta di prigione-paradiso e non così lontana
dal popolare Tarzan che, a conti fatti, dovrebbe appartenere ai
tempi.
Lord
John, provetto cacciatore, e il dottor Stapleton, entomologo,
sono i compagni di viaggio con cui Malone raggiungerà il Rio
Parà. Di lì, risalendo il fiume tra facendas ed avamposti
legati all’estrazione della gomma, giungeranno finalmente a
destinazione.
Gli
squilibri lasciati dalla precedente missione affiorano subito
attraverso gli indigeni Accala ormai soggiogati dagli “uomini
scimmia” e destinati all’estinzione.
Pipistrelli
giganti e feroci pterodattili sono solo un assaggio delle prove
che li aspettano, saranno ben presto ostaggio del balordo Leroy
Adams per poi liberarsene conoscendo la più terribile delle
minacce di quel remoto luogo, quella di gigantesche mantidi
evolute a specie intelligente ed organizzata.
Insieme
al pittore nonché poeta re
degli alberi, riescono in modo rocambolesco a rompere un
incantesimo che li vede eterni ostaggi, ma lui, idealista
inselvatichito, non se la sente di abbandonare quel posto e lì
preferisce perire, in una provvidenziale lava che seppellirà
tutto e tutti occultando per sempre un mondo, a tutti gli
effetti, due volte perduto.
Fuoriesce
ancora un eden violato, reso instabile dal passaggio dei
pionieri, soprattutto dall’uso di tanta dinamite sulla sopita
sottile crosta del sottostante vulcano. Stapleton, sprezzante
della sua stessa esistenza nel perseguire la fede della scienza,
non esiterà a prelevare un’ooteca contenente le uova dei
mostruosi insetti prima di abbandonare per sempre l’empirico
empireo, ragione di una vita di ricerche.
Epilogo
allusivo, dove si lascia intendere un’ulteriore storia di
“baccelloni” che si sovrappongono all’umano. Trenta
esemplari sfuggono al controllo dell’entomologo ritirato in
Cornovaglia, un bambino viene ritrovato dilaniato e Malone
naturalmente, sospeso com’è tra storia e leggenda di questo
libro, ne custodisce l’ultimo segreto
Enrico
Pietrangeli |