Trucchi e Tele-Imbrogli della Politica

 

 di Alex Baccarin  

Chiunque abbia visto lo splendido film di Jason Reitman, Thank you for smoking, può avere un’idea dell’enorme capacità persuasiva di uno spin doctor. E’ quasi automatico per lo spettatore paragonare Nick Nailor, il camaleontico e persuasivo protagonista del film, agli antichi retori, a coloro che, secondo un famoso adagio della sofistica greca, erano capaci di garantire il successo al “discorso peggiore” su “quello migliore”, ai padroni assoluti della persuasione, gli stessi che da Pericle a Quintiliano avevano permesso ad intere classi dirigenti di manipolare la volontà delle masse, di trasformare quella che era l’opinione pubblica, e quindi politica, della città antica. Nel mondo contemporaneo, dove il politico è proposto e venduto come prodotto commerciale, come un qualsiasi oggetto di consumo, l’arte manipolatoria dell’opinione pubblica converge su un unico soggetto: il cittadino consumatore. Per questo non costituisce azzardo immaginativo accostare la figura di un Karl Rove, principe degli spin doctors, prezioso consigliere di Bush Jr., a quella di un Nick Nailor, smaliziato e scaltro “venditore di fumo”.

Ma cos’è in concreto lo spin doctoring? Bosetti ce ne fornisce una definizione sintetica ed efficace: <<L’attività esercitata dai politici per lo più attraverso consulenti, che consiste nel comunicare le cose in modo favorevole a sé stessi e cercando di nuocere ai propri avversari, “dando l’effetto” alle informazioni, come si dà “l’effetto” alla palla da tennis, nel ping pong o anche nel calcio, dovunque ci sia una palla >>. O ancora come le particelle subatomiche nella fisica quantistica, si potrebbe aggiungere. Risultato? Bush e Berlusconi, con un sapiente uso dello spin, evitano di giustificare l’uno l’intervento in Iraq alla luce dell’evidente mancato coinvolgimento di Saddam nelle stragi dell’11 settembre o nella costruzione di armi di sterminio, e l’altro il proprio comportamento di fronte alle specifiche e documentate accuse formulate dalla magistratura. L’uno vince insperatamente le elezioni, e l’altro le perde per un soffio, nonostante in entrambi i casi i re siano nudi.

Esempi emblematici questi di un’attività manipolativa che ha sullo sfondo, come sinistro baratro incombente, la spirale del silenzio, il famoso fenomeno degenerativo dell’opinione pubblica diagnosticato da Noelle Neumann negli anni ’60, e che allo stesso tempo si nutre di metodiche e tecniche estremamente sofisticate. Un repertorio, un prontuario, un protocollo del mondo informativo che Bosetti ci disvela, facendoci entrare dentro la fabbrica della notizia, della sua manipolazione e della sua pubblicazione selettiva. Un fenomeno che viviamo tutti i giorni nei titoli di testa dei telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani, dove l’allarmismo su immigrazione e microcriminalità (vedi decoro urbano) viene sapientemente alimentato per orientare favorevolmente l’opinione pubblica verso scelte restrittive in termini di libertà e solidarietà.

C’è però un mezzo, o meglio un media, senza il quale l’opera degli spin doctors sarebbe impensabile: la televisione, la moderna televisione commerciale, quella del flusso continuo, dei reality, dell’ibridazione fra realtà ed iperrealtà. L’oppio mediatico è effetto, causa e nutrimento dello spin. Ha il potere di “indicizzare” il palinsesto informativo, orientandolo in favore del potere e del proprio referente. Un agenda setting, quella dei media televisivi utilizzati dagli spin, che disarticola e disattiva i fatti nella loro potenzialità formativa nei confronti del pubblico, utilizzando una semplice inversione di priorità, e costruendo allo stesso tempo una iperrealtà cogente ed assimilabile a quella analizzata da Baudrillard. Un’ibridazione questa, fra reale ed iperreale, che sarebbe impensabile senza quell’avvenuta trasformazione della società in senso consumistico, secondo quanto preconizzato e diagnosticato ai suoi albori da Pier Paolo Pasolini, giustamente citato nel libro. Un’omologazione culturale che ha eliminato le subculture e le tradizioni, producendo un esperanto comportamentale, oltre che linguistico, che la televisione mette in scena a flusso continuo. E non è un caso che la crisi della televisione concepita come servizio pubblico, crisi sancita dal successo del duopolio Rai – Mediaset, sia intervenuta nell’epoca della globalizzazione, che segna la crisi dello stato nazione, così come era emerso nel corso del Novecento.

Sarebbe però riduttivo interpretare il lavoro di Bosetti, acuto osservatore e studioso dei media, come analisi, puntuale e lucida, delle attuali tecniche manipolative offerte ai moderni retori dal mezzo televisivo. Il suo libro parla anche e soprattutto del processo degenerativo della politica, di quella crisi di rappresentanza che anima l’attuale dibattito sulla democrazia. Non solo quindi la diagnosi di una bizantinizzazione del politico, che lo incapsula in un involucro di immunità, di intangibilità, simile all’aureola che circonda la testa dei sovrani bizantini ritratti nei mosaici medievali, ma anche analisi della crisi che attraversa oggi la democrazia. Perché anche una cittadinanza continua ed attiva non può conseguire successo in assenza di una capacità informativa diretta ed autoprodotta. La delega che caratterizza la rappresentatività nelle democrazie contemporanee non pertiene più alla sola sovranità. Anche la sfera cognitiva è delegata al leader. L’elettore si è trasformato in spettatore e consumatore, ed è elettore solo in quanto spettatore e consumatore.

Per questo la fase del controllo, della verifica sull’uso che il delegato fa della sovranità affidatagli rappresenta la sfida autentica a cui sono chiamate oggi le democrazie. Tutto però viene compresso e trasformato dalla esplicita deriva consumistica delle società contemporanee. Viene da chiedersi quale riscontro avrebbe oggi un governo che abolisse il consumo di propellenti fossili, che invitasse ad una moderazione dei consumi, che proibisse gli sprechi, quale reazione susciterebbe un governo che remasse contro il gioco consumistico. Inquadrare il problema della retorica politica, dello spin se vogliamo, nell’ambito di una ridiscussione ab origine della democrazia e dell’attuale modello di sviluppo diventa un criterio irrinunciabile, mentre appare limitativo auspicare una rivitalizzazione nel solco della democrazia liberale. Da questa prospettiva, la proposta finale dell’autore, quella di curare la televisione con la televisione, di usare il media televisivo per smascherare lo spin ed inoculare un vaccino agli spettatori, sebbene affascinante, non sembra offrire una valida proposta oppositiva alla diade TV – società dei consumi. Il loro è un linguaggio comune. E’ molto più influente per la formazione dell’opinione un reality, uno spot pubblicitario, una soap, piuttosto che un telegiornale infarcito di “effetto”. Anche un’eventuale rottura, per quanto forte e simbolica, del flusso si perderebbe nell’apatia indotta dal flusso stesso. Se all’indomani di una qualsiasi inchiesta di Report non è dato registrare dimissioni o confessioni pubbliche, è anche vero che le strade rimangono disertate da manifestanti e contestatori. Quegli scandali vengono sapientemente sommersi dal monotono flusso del media televisivo e dal compente lavorio degli spin doctors.

Alessandro Baccarin

  

 

  

Giancarlo Bosetti

Trucchi e Imbrogli della Politica

Marsilio Editori, 2007

 

 

 

 

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