Moderno Sisifo

 

 di Alex Baccarin  

Il nuovo ed il vecchio, il passato ed il presente convivono nell’universo onirico, fattuale e culturale della rete. Forse mai nella storia dell’umanità uno strumento, una modalità produttiva ha riprodotto in modo così fedele il nuovo ordine sociale che ne ha determinato e facilitato l’insorgenza. Il web e tutto il mondo tecnologico che lo costituisce riflette infatti l’ordinamento a rete degli odierni processi produttivi capitalistici. Non più una precisa e rigida gerarchia di tipo fordista, ma una rete di produttori, professionalità e competenze incapace di determinare con precisione un vertice, un centro. La produzione telematica avviene in rete, ed in rete si danno le attuali gerarchie, dove la governance sfuma nell’impalpabilità di un fantasma. Un personal computer può essere progettato a New Dehli, prodotto in parti separate a Singapore ed Hong Kong, per poi venir assemblato in una maquilladora messicana. Impossibile risalire ad un centro, ad una relazione certa fra gli attori della produzione. Impossibile risalire all’ordine gerarchico del lavoro sotteso al prodotto. Il capitale si è fatto volatile ed ubiquo, viaggia in rete alla velocità della luce, dotato di passaporto internazionale vietato agli umani.

La produzione nell’epoca di internet si è quindi saldata con i nuovi  modelli produttivi postmoderni, dove trionfano imperativi come flessibilità, precarietà e determinazione temporale. Prevale l’uso di una produzione intellettuale diffusa improntata all’emergere di una classe di produttori usa e getta. Per questo la rete è specchio fedele del modello attuale delle relazioni umane, sovradeterminate dal consumo e dall’episodicità a questi legata. Ne costituisce anzi un acceleratore, un volano, un propulsore. Il volume informativo prodotto quotidianamente dal web produce un surplus comunicativo. Un’iperinformazione che determina allo stesso tempo assuefazione ed incapacità di giudizio. Un’accelerazione che non concede tempo, spazio alla riflessione, che appiattisce tutto nell’indistinzione. La nascita di un messia, oggi, si perderebbe nell’infinito volume informativo del quotidiano, e dura fatica dovrebbero sudare eventuali apostoli per far capire, e non semplicemente diffondere, la “buona novella”. L’inflazione informazionale infatti produce un corto circuito, che inibisce la produzione di comportamenti.

Accanto al nuovo convive però il vecchio. L’emergere a fenomeno sociale, culturale ed economico del web ha infatti percorso strade già note. Un solo operatore–azienda ha prevalso, fagocitando i concorrenti ed agendo infine sul mercato in qualità di monopolista. Una dinamica che qualsiasi giocatore di Monopoli sarebbe stato capace di prevedere. La qualità utopica del libero mercato, della libera concorrenza, ha fatto di nuovo mostra di sé nell’immanente.

Un processo di accentramento produttivo, finanziario e tecnologico, che ha trovato terreno fertile in quell’area d’inflazione informativa a cui si accennava. Gli spazi libertari che il web apre al pensiero si riducono ad un grumo di colline semiaride, circondate da un oceano di omologazione. Tutti i canali informativi della rete sono controllati infatti dai grandi network, gli unici soggetti capaci di diffondere ed articolare, secondo un regime di monopolio, l’informazione. Fenomeni di spontaneismo creativo, come You-Tube, Revver, Metacafé, Sumo TV ecc., legati ad un nuovo modello informativo, autoprodotto, vengono docilmente irregimentati ed incanalati. Di recente la BBC ha siglato un accordo commerciale proprio con You-Tube, per la creazione di un canale specializzato per la diffusione dei dietro le quinte televisivi. Gli spazi per la diffusione di un’informazione alternativa, come Indymedia, rimangono di fatto inascoltati, immersi nella marea disinformativa. Per questo chi auspica una rinascita democratica sotto gli auspici della rete cade in un grossolano errore. Sono i costruttori dell’opinione pubblica a determinare gli orientamenti del pubblico. La e-democracy non produce nessun sostanziale mutamento dell’opinione. Bush e Blair sono stati rieletti, nonostante fossero comprovate le loro menzogne a proposito del casus belli con l’Iraq. E questo mentre nel web le prove della loro mendacità erano disponili e facilmente reperibili.

La rete però non è solo specchio fedele e limpido delle forme postmoderne assunte dal capitale. Lo è anche per il mondo relazionale e sociale. Le possibilità infinite che è in grado di fornire agli utenti per la creazione di identità ha alimentato le pulsioni individuali per una poieutica identitaria. Gli ambienti di Second Life pullulano di avatar, ovvero di identità mutanti e virtuali liberamente scelte dagli utenti del sito. Ambienti caratterizzati dalla proliferazione di spazi dedicati alle pulsioni sado–erotiche, orientate soprattutto su soggetti femminili o infantili. La precarizzazione delle relazioni di genere si trasferisce in questa produzione virtuale del porno che recepisce ed incanala insofferenze e malesseri del mondo reale.

Identità mutanti, precarie, facilmente sostituibili, secondo un modello di continua manipolazione identitaria tipica della rutilante società dei consumi. E che la rete sia figlia prediletta di questo modello sociale è evidente anche nella sua smisurata offerta di techne. Un’offerta di professionalità ed arti fai da te che riflette le declinazioni consumistiche del mondo fattuale. In rete tutti, con le moderne tecnologie, possono diventare musicisti, registi, fotografi, giornalisti. I prodotti di questo brico culturale trovano ampio spazio in siti ad essi esclusivamente dedicati. Frequentatissimi dai naviganti del web, a giudicare almeno dagli introiti pubblicitari. Ciò che un tempo era appreso con un lungo, tortuoso e faticoso apprendistato, oggi è acquisibile in breve tempo e con facilità. Ciò che veniva appreso in gruppo, in luoghi fisici espressamente deputati all’apprendimento, oggi lo si acquisisce in solitudine, davanti ad uno schermo ed a una console. E questa della solitudine, alla quale l’utente del web è condannato come un moderno Sisifo, è riflesso diretto del modus vivendi imposto dalla società dei consumi, dove il consumatore rimane solo nell’atto del consumo.

Strana nemesi questa delle autostrade informatiche: soggetti condannati alla solitudine fisica, di fronte ad uno schermo ed a un mouse, capaci però di dialogare e connettersi con infiniti soggetti ai quattro angoli dell’ecumene.

Alessandro Baccarin

  

 

  

 

 

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