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Il
2010 è stato dedicato dall’Onu alla biodiversità. La
Biodiversità è una scienza relativamente recente
se si pensa che i relativi concetti furono coniati da Tommaso
Lovejoy nel 1980, mentre il
termine biodiversità, fu coniato dall'entomologo E.O. Wilson nel
1986, in un rapporto al primo Forum
americano sulla diversità biologica, organizzato dal Consiglio
Nazionale delle Ricerche (NRC).
Fu
solo nel Summit mondiale a Rio de Janeiro nel 1992 che fu
elaborata una convenzione nella quale
si afferma il valore intrinseco della diversità biologica e dei
suoi vari componenti: ecologici,
genetici, sociali ed economici, scientifici, educativi culturali,
ricreativi ed estetici.
La
convenzione riconosce inoltre che l'esigenza fondamentale per la
conservazione della diversità
biologica consiste nella salvaguardia in situ degli
ecosistemi e degli habitat naturali, col
mantenimento e ricostruzione delle popolazioni di specie vitali
nei loro ambienti naturali.
Come
si può facilmente intuire gli aspetti e le caratteristiche
fondamentali della biodiversità riguardano
essenzialmente tutto l’eco-sistema terra e in particolare:
·
Biodiversità come diversità genetica: minor variabilità
di geni significa minori possibilità
di sopravvivere, in quanto la sopravvivenza di ogni specie dipende
dalla varietà
di popolazioni che la compongono;
·
Biodiversità come diversità di specie, cioè la
diversità fra le diverse specie;
·
Biodiversità come diversità di ecosistemi. La scomparsa
di questi ambienti comporta il rischio
di estinzione delle specie che vi abitano.
·
Biodiversità come diversità culturale: questa si può
esprimere in vari modi, quali per, esempio,
con la diversità di linguaggio, di cultura e di espressioni
artistiche.
La
biodiversità ha contribuito a mettere in risalto le
contraddizioni dello sviluppo della società industriale
di tipo meccanicistico e la concezione di una visione solamente
quantitativa della natura
e degli esseri viventi, ivi compresi gli esseri umani.
Questa
concezione della natura che abbiamo “scoperto” negli ultimi
trent'anni come si rapporta
con il Rinascimento considerato da tutti come una delle epoche
storiche più importanti
per la crescita culturale, scientifica e sociale?
Una
delle caratteristiche fondamentali del Rinascimento è la
riscoperta degli scritti e delle arti della
Grecia antica non tanto come semplice imitazione, ma come un
processo che, partendo nella
fiducia nell’uomo, nella sua intelligenza e nel proprio
desiderio di vivere, conciliasse lo studio
del classico con la creazione di una nuova cultura e di una nuova
vita.
Questa
fu una svolta
epocale rispetto alla concezione medievale che vedeva l’essere
umano avere un valore solo
se membro di un ordine o di una comunità e il rapporto con Dio
privilegiava la sudditanza e
l’inquietudine. La nuova concezione rinascimentale dell'uomo e
della vita deriva da fatti storici,
economici e sociali: nel tardo medioevo siamo di fronte a un
declino graduale e inarrestabile
delle due grandi potenze che avevano dominato per secoli, ossia l’impero
e il papato,
a cui conseguì un dissesto economico diffuso in tutta Europa che
culminò con le rivolte dei
contadini e dei salariati, le più famose delle quali furono i
Ciombi a Firenze e i tessitori fiamminghi.
Anche
le altre istituzioni medievali, la cavalleria e il feudalesimo,
erano ormai destinate
a perdere di significato nei loro modelli di vita e di
comportamento a favore della borghesia
che, grazie al commercio, iniziò ad accumulare ricchezza e a
creare una nuova economia
basata sugli scambi internazionali e sul potere delle
banche.
Tutto
questo si tradusse
in una ricchezza e in un benessere più diffuso rispetto al
periodo passato che portò l’essere
umano a nuove scoperte scientifiche e geografiche, ad avere più
fiducia nelle proprie capacità,
nella propria intelligenza e a considerarsi al centro dell’universo
con la consapevolezza
di poter dominare la natura e di modificarla a proprio piacimento.
In
questo contesto uno degli aspetti del genio di Leonardo da Vinci
è il suo approccio sistemico e
scientifico nell'analizzare i fenomeni naturali, pur partendo
dalle cognizioni care del suo tempo,
ossia il micro e macro cosmo.
Nel
1504-1508 Leonardo scriveva nel Codice Leicester: “Potremo
dire la terra avere anima vegetativa e che la sua carne sia la
terra, li sua ossi siano li
ordini delle collegatione de sassi di che si compongano le
montagne, il suo tenerume sono i tufi,
il suo sangue sono le vene delle acque. Il lago del sangue che sta
dintorno al core è il mare
oceano, il suo alitare è il crescere e discrescere del sangue pe
li polsi, e così nella terra è il
flusso e reflusso del mare.”
In
questo passo troviamo due concezioni care a Leonardo, la prima
riprende i concetti platonici
di micro e macro cosmo tipici della cultura rinascimentale, la
seconda riguarda l’approccio
sistemico a tutti gli eventi naturali. L'analogia fra microcosmo e
macrocosmo è inserita
in un contesto rigorosamente scientifico per cui un fenomeno
naturale, qualsiasi esso fosse,
viene messo in relazione con un altro, attraverso una analogia di
schemi.
Fritjof
Capra nel
suo libro “La scienza universale, arte e natura nel genio di
Leonardo” scrive: “Quando
studiava le
proporzioni del corpo umano le paragonava alle proporzioni degli
edifici rinascimentali.
Le indagini che condusse sui muscoli e sulle ossa lo portarono a
studiare e disegnare
ingranaggi e leve, mettendo così in connessione la fisiologia
animale e l’ingegneria. Le
configurazioni dell'acqua turbolenta portarono ad osservare
comportamenti simili nei flussi d'aria;
e da lì passò ad esplorare la natura del suono, la teoria della
musica e la forma degli strumenti
musicali.”
Sempre
dal Codice Leicester scopriamo un Leonardo che ha una concezione
della natura molto vicina
alla teoria scientifica odierna di Gaia secondo la quale la terra
è un sistema vivente che si
auto-organizza e si auto-regola in vari processi metabolici che si
organizzano in vari schemi e
sistemi.
Così
per Leonardo la pittura è scienza in quanto obbliga allo studio
delle forme naturali
nei suoi principi teorici fondamentali, nei suoi meccanismi più
intimi e nascosti: si pensi
ai disegni del corpo umano dove vengono messi in evidenza i
muscoli, i tendini, le parti del
cuore, tutti studi che successivamente vengono utilizzati per
creare macchine da guerra e meccanismi
vari.
Arte
e scienza non vengono solo equiparate, ma entrambe sono necessarie
e
indispensabili per l'evoluzione artistica, scientifica e sociale
dell'uomo: si pensi solo alla concezione
leonardesca di città ideale dove la viabilità e i servizi
vengono progettati su livelli diversi
e separati per ottenere un'igiene e una circolazione di uomini e
mezzi efficace e “naturale”.
I
fenomeni naturali che Leonardo studiò, per tutta la vita, gli
fecero comprendere non solo
la bellezza intrinseca di tutte le forme naturali, ma anche i
processi sottostanti come la dinamica,
la statica, le leggi fisiche che governano detti fenomeni.
Non
ridusse mai, pero', la bellezza
della vita e della natura a pure e semplici componenti meccaniche:
egli aveva un grande
rispetto per tutti gli esseri viventi e non, credeva fermamente
nella superiorità della natura
rispetto a tutte le macchine progettate dall'uomo e riteneva
saggio rispettarla e imparare
da essa.
Questo
modo di pensare lo si può paragonare all'odierna Biodiversità ed
è molto
diverso da quello che Francesco Bacone sostene un secolo più
tardi.
Roberto
Denti
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