Salvaguardia dei Popoli e dei Linguaggi  

                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Arte Tra Medioevo E Rinascimento, Tra Oriente E Occidente. 

di Roberto DENTI     

 

 

 Ne Il Medioevo fantastico edito nel 1955 lo storico lituano Jurgis Baltrusaitis (1) scrive a proposito di questo periodo storico: (il Medioevo) ” ...non rinuncia … ai vasti repertori antichi o esotici che hanno a lungo nutrito la sua immaginazione … Questo fondamento sovrannaturale si consolida sopra un terreno complesso. Vi si rintracciano la teratologia dei secoli anteriori, vari elementi di differenti civiltà, ossessioni, fantasmagorie elaborate dall'immaginazione...”

L'arte medioevale nasce sopra un terreno complesso, nel superamento dell'iconografia romana pervasa da mostri, da prodigi antichi ed orientali esposti con uno stilema astratto o stilizzato; nella nuova era si cerca l'organicità, la realtà, il rapporto con la natura, le belle figure umane, anche se nel Medioevo l'artista non rinuncerà mai all'astratto e al fantastico. 

L'arte gotica del Duecento fa sfoggio di armonia, di raffinatezza, di un equilibrio naturale, mentre in altri periodi vi è un risveglio di forme tormentate, di creature deformi, di esseri favolosi sia nelle decorazioni scultoree che adornano le facciate delle chiese, i capitelli e nei margini dei manoscritti. 

Viene così narrato un mondo irreale e virtuale all'interno del mondo vivente e questa arte pone le sue fondamenta su quelle fonti dell'Antichità Classica occidentale e dell'Oriente che, da sempre, hanno alimentato le fantasie e le leggende. 

Così in Occidente ritroviamo le teste fantastiche con le gambe di chiara origine romana che tra il 1200 e la metà del 1400 cambiano di contenuti, si evolvono in vari temi e stilemi tutti riconducibili alla cristianità, come le Apocalissi anglo-normanne, l'inferno, il paradiso, la discesa al limbo: si va dalla semplice raffigurazione ad una complessità formale che vede la sovrapposizione di varie figure fantastiche e mostruose. 

Questo tipo di raffigurazioni le ritroviamo anche nei sigilli e nelle monete antiche: sono proprio queste ultime, in primis, a fare da vettore, da veicolo di diffusione dell'arte Medioevale Occidentale in Oriente e viceversa.

Grillo iraniano, unione di teste umane e di animali

Capitello con sirene della cattedrale francese di Sainte Eulalie d'Elne, XI secolo

I contatti tra le due civiltà sono sempre perdurati con scambi mercantili lungo il Mediterraneo e le sue sponde, con le crociate, con i pellegrinaggi, assicurando così interrelazioni dirette di cultura, di arte, di informazioni, oltre che di commercio. La Spagna araba e Venezia diventano porte aperte all'Oriente, ai loro usi, costumi, arte e scienza: si diffondono i trattati arabi di astrologia, di medicina e di matematica; nel Duecento il pensiero islamico assume un ruolo fondamentale e di primo piano nella diffusione della metafisica, della fisica e anche delle morali aristoteliche dimenticate dagli Occidentali, ma sapientemente conservate e trascritte dalle compilazioni arabe. 

L'influenza orientale deriva anche dal prestigio che gli usi, i costumi e il modo di vivere arabo aveva sulle corti europee, in particolare Francese: si formano collezioni private di pezzi di orologeria, di tessuti, di vetri e di metalli provenienti dall'Islam.

Se in Europa accanto al gotico naturale fiorisce un'arte fantasistica e fiabesca, in Oriente e nell'Europa islamica il motivo più ricorrente è la decorazione gotica con ornamenti cufici: tali ornamenti li ritroviamo in forma “pura” e mescolata con la tradizione gotica ed in seguito si assiste alla rinascita dell'intreccio con decorazioni che riprendono i temi naturalistici della vegetazione che invadono i margini chiudendo, artisticamente parlando, le decorazioni scultoree: nodi e cesure si alternano e gli “... intrecci sono interrotti ad intervalli regolari, e questo consente di identificare le forme nascoste, quadrifogli in croce di Sant'Andrea inscritti in quadrati, assi di cuori intersecantisi, concatenazioni di otto e di losanghe... è possibile scoprirvi un numero incalcolabile di figure: poligoni e poligoni si concatenano, si incatenano e si rinnovano all'infinito all'interno di un sistema fisso.” (Il Medioevo fantastico, op. citata)

Ganesha, divinità indù con testa di elefante, dio della saggezza e della fortuna, India, bronzo del periodo Chola XII secolo d.C

 

 

 

 

 

Uomo-uccello, placca in bronzo della regione di Perm, Unione Sovietica, VI-IX secolo

Il tema degli intrecci si presta a riprendere, nella decorazione islamica, le forme non solo astratte, ma anche vegetali e creando parecchi sistemi zoomorfici. La treccia assume l'aspetto di un essere animato e si sviluppa insieme con la fauna e la flora vivente mischiato agli esseri umani: ritroviamo così le mezze foglie che sfociano ora in teste umane, ora in pesci; in altri casi nel mezzo delle foglie si delineano creature senza zampe dal corpo liscio, in altri piante che sbocciano in animali. 

Queste raffigurazioni sono caratteristiche non soltanto della scultura, ma sono diffuse anche nelle monete, nei tessuti, nei manoscritti e nelle miniature che diventano sempre più diffuse come le decorazioni negli edifici, nei tappeti e nei tendaggi. 

In Occidente questo tipo di arte si diffonde già a partire dall'ottavo secolo in Italia per poi passare nel Nord Ovest Europeo suggestionando generazioni di artisti, trasformando gli intrecci in composizioni sempre più fantastiche dove teste umane, teste di fiere, cervi e lepri sono contrapposte a figure prive di gambe che fuoriescono da tronchi, bastoni ed aste. 

Anche la letteratura non è indenne a queste figurazioni e nelle fiabe e nelle leggende orientali troviamo piante che si confondono con la fauna, giardini indù con melograni che fiorendo producono uccelli multicolori, alberi i cui rami caduti prendono vita e si trasformano in serpenti. In un racconto tartaro tramandatoci dalla Cina e conosciuto come Annali T'ang troviamo scritto: “se mettete nel terreno l'ombelico di una pecora e lo bagnate con acqua, nasce un piccolo agnello. L'animale spunterà quando scoppia il tuono.”

Altro tema ricorrente in tutta l'arte medioevale è il diavolo raffigurato come sogghignante, con una maschera animalesca, zampe villose artigliate e ali che all'inizio sono raffigurate come quelle di un uccello, mentre successivamente a partire dal 1200 vengono ritratte come ali d'uccello notturno con la membrana tesa sull'ossatura in un'evocazione dell'inferno. 

Questa trasformazione ha luogo nel nord Europa e successivamente viene ripresa in Italia da Giotto tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento dove nella Chiesa Superiore d'Assisi raffigura i demoni scacciati dalla città di Arezzo per opera di San Francesco che salgono, come tenebre, al di sopra della città.

Parallelamente in Cina demoni dalla testa umana cornuta vengono raffigurati mentre trasportano le ossa di Buddha verso le principali parti del mondo. Tutte queste rappresentazioni raffigurano repertori che presentano somiglianze sorprendenti: “così il quadrupede con le orecchie di lepre che fa parte del corteo di Kuei-tzu-Mu riappare insieme con i diavoli degli affreschi di Assisi e i demoni di Chou Chi-ch'ang trovano repliche fedeli nell'iconografia gotica ...” (Il Medioevo fantastico, op. citata)

Le rappresentazioni fantastiche che hanno contribuito allo sviluppo artistico del Medioevo sopravvivono anche nel Rinascimento con i grilli di Bosch e di Brueghel con le loro bestie umanizzate, le ali di pipistrello applicate ad uomini, mentre in Leonardo ritroviamo i dedali dei rosoni intrecciati.

I due pittori fiamminghi meriterebbero un capitolo a parte per l'innovazione e la complessità della loro pittura, ma qui mi premere sottolineare il carattere di continuità zoomorfica tra Medioevo e primo Rinascimento che si riflettono in raffigurazioni demoniache e figure antropomorfe. 

Le loro figure inquietanti derivano da una rappresentazione simbolica del mondo in cui vivevano, lacerato da peccati, passioni e lussuria; Bosch e Brueghel rappresentavano ed interpretavano il malessere degli uomini della loro epoca così le creature mostruose identificavano il mondo oscuro dei peccati e delle passioni che laceravano gli animi degli uomini “buoni” e “caritatevoli”. 

Se nel Medioevo queste figure fantastiche rappresentavano i vari rapporti tra uomo e Dio, nel Rinascimento fiammingo diventano espressione di un profondo malessere sociale ed individuale e di una condanna verso tutto quello che è peccato, sia commesso dal popolo, sia dal clero. Ed è verso di esso che Bosch, in primis, volge la sua attenzione, essendo l'artista fortemente legato alla Confraternita di Nostra Signora che combatteva e condannava il malcostume dei laici e della Chiesa. 

In sintesi il Rinascimento fiammingo si differenza da quello italiano in quanto mentre il primo esprime una crisi di valori etici, morali e sociali rappresentati con stilemi che si rifanno al Medioevo, l'arte italiana supera questi concetti per intraprendere un percorso puramente idealistico.

(1): Nell'introduzione italiana del libro del 1973, Massimo Oldoni scrive: “Nato in Lituania nel 1903, Jurgis Baltrusaitis si distingue nella storia della cultura europea per i metodi, i recuperi e le ipotesi che la sua personalissima indagine critica propone. Baltrusaitis è un sottile ricercatore: la perfetta conoscenza dell'arte medioevale russa ed asiatica gli ha consentito, in cinquant'anni di studi, di comporre un quadro assai complesso e organizzato degli intrecci che saldano, nella tradizione artistica, e nelle mentalità medievali, la cultura occidentale, la simbologia orientale e un duttilissimo arco di elementi esotici. Su tali basi ogni suo contributo porta nuovi spunti, fino a penetrare con precisione sempre maggiore nel cuore di questi meccanismi di scambio. Definita indagine iconologica, analisi stilistica o filosofia dell'arte, la dimensione dell'opera di Baltrusaitis assume un ruolo non più eliminabile perché consente di impostare finalmente su basi concrete la questione della continuità fra le civiltà artistiche d'Europa e d'Asia."

Roberto Denti

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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