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Aristotele Tra MedioEvo e Rinascimento    

di Roberto DENTI     

 

 

Si e' gia' accennato alla complessa attività di Leonardo da Vinci (qui) e come questi si possa considerare come lo spartiacque di due epoche, il Medioevo e il Rinascimento.

Nei seguenti articoli considereremo le due società come sistemi complessi nelle quali i valori sui quali si fondava il Medioevo hanno subito nel tempo varie fasi di mutamenti fluttuanti di carattere evolutivo che, sommati gli uni agli altri, hanno portato al cambiamento di un'epoca.

Prendo lo spunto da “Il punto di svolta” di Fritjof Capra: 

“Una volta raggiunto un culmine di vitalità, le civiltà tendono a perdere energia culturale e declinano. Un elemento essenziale in questo declino culturale, secondo Toynbee, è una perdita di flessibilità. Quando strutture sociali e modelli di comportamento sono diventati così rigidi da impedire alla società di adattarsi al mutare delle situazioni, essa sarà incapace di continuare il processo creativo dell'evoluzione culturale e finirà quindi con il decadere e, infine, con il disintegrarsi. Mentre le civiltà in crescita esibiscono una varietà e versatilità senza fine, quelle in via di disintegrazione mostreranno uniformità e mancanza di inventiva. La perdita di flessibilità in una società in declino è accompagnata da una perdita generale di armonia fra i suoi elementi, la quale conduce inevitabilmente a fenomeni di discordia e di disgregazione sociale.”

Questa teoria è suffragata e ben documentata da un'analisi metodologica precisa che prende in considerazione le idee di antichi filosofi, scienziati e pensatori passando per il Medioevo, il Rinascimento fino ad arrivare ai nostri giorni.

Vediamo ora sommariamente quali elementi hanno determinato la svolta epocale tra Medioevo e Rinascimento, iniziando dalle caratteristiche principali del primo per verificare che il passaggio da un'epoca ad un'altra non è stato, nel suo complesso, né traumatico, né immediato, ma si è trattato di un passaggio lento e costante dovuto a determinate cause ed avvenimenti.

Per lungo tempo gli storici hanno sottolineato la rottura tra Medioevo e Rinascimento considerando l'aristotelismo, il platonismo e la scolastica manifestazioni esclusive dell'età medievale. Questa concezione è entrata in crisi per merito di Charles Schmitt il quale nella Critical Survey del 1971 e in Filosofia e Scienza nel Rinascimento (versione italiana del 2001 edita da La Nuova Italia) mette in luce un ruolo del tutto nuovo dell'aristotelismo nel periodo rinascimentale, facendoci capire il concetto intellettuale in cui si è formata la concezione meccanicistica del mondo. 

Egli pone l'attenzione sui meccanismi complessi che hanno prodotto questo processo di mutamento-evoluzione, mettendo in evidenza le varie fasi che hanno permesso il superamento dei paradigmi aristotelici del mondo andando a definire questo concetto “Fuga dagli schemi concettuali dell'aristotelismo”.

Nella filosofia di Aristotele il concetto di esperienza ha un ruolo centrale, servì da fondamento per la scuola empirica di medicina e fu considerata una componente importante nell'arte oratoria. Nel Medioevo gli aristotelici ritengono l'experientia legata alla tradizione magico-occultista, mentre il termine experimentum prende il significato di ricetta o formula usata in medicina o comunque per produrre un mutamento non naturale. La concezione aristotelica si riflette anche in tutte le filosofie come l'anatomia, l'ottica e soprattutto l'astronomia che basavano molti dei loro principi sull'osservazione, pur non essendo vere e proprie scienze sperimentali: si va dalle osservazioni dei moti dei pianeti e delle stelle che diedero origine ai calcoli matematici, alle tavole e agli strumenti astronomici, ancora prima della scoperta del telescopio.

Anche in medicina e in anatomia si susseguivano scoperte che avevano origine su osservazioni sistematiche del corpo umano e in più di un trattato si affermava che occorreva prendere in considerazioni le eccezioni nel descrivere l'anatomia di un essere umano “normale”.

In questo contesto occorre dare ancora la parola a Schmitt per comprendere fino in fondo la posizione del più aristotelico dei personaggi di fine medioevo, Zabarella della scuola di Padova:

“.. l'importante affermazione di Aristotele che le sensazioni producono memoria e che da molte memorie deriva una singola esperienza. L'esperienza emerge come un elemento centrale dell'intera epistemologia di Aristotele, in quanto essa è intimamente connessa al processo psicologico di formazione degli universali. Nel considerare il testo aristotelico Zabarella in realtà non va molto oltre ciò che i commentatori antichi e medievali avevano affermato. Nella maggior parte dei casi egli si limita a seguire Aristotele e tenta di chiarire per quanto possibile il significato di testo aristotelico.”

Quello di Zabarella è un atteggiamento molto diffuso nella scolastica medievale e così le varie interpretazioni dell'antico filosofo greco fanno sì che l'aristotelismo perduri nel Rinascimento attraverso numerose versioni che non formarono una sola omogenea scuola e non terminò con Copernico e nemmeno con Galilei e Francis Bacon, ma continuò a svilupparsi per tutto il seicento nella scolastica, ossia nello studio e nell'insegnamento applicato all'interno dell'università; occorre arrivare agli inizi del settecento quando nel paese dalle aperture culturali più attive d'Europa, l'Olanda, il curriculum (insegnamento) universitario sostituisce l'aristotelismo con il cartesianesimo.

Da questo punto di vista Schmitt vede Galileo giovane e nello specifico nel De Motu (1590) basarsi su concezioni derivanti dalla filosofia aristotelica e, sempre secondo Schmitt, anche nelle opere successive Galilei pagò un tributo importante nei confronti di Aristotele, soprattutto per quanto riguarda il concetto stesso di scienza.

Nel seicento la concezione che ha avuto crescente e costante importanza nel corso del secolo è stato il metodo sperimentale che si sviluppò progressivamente a partire da un aristotelico puro come Zabarella per poi manifestarsi in modo più puntuale in Galilei e perfezionato successivamente da Francis Bacon fino ad arrivare a Newton.

Questa mutazione-evoluzione è dovuta essenzialmente all'evolversi della tecnologia e delle arti applicate per merito di artigiani formati e auto-formatisi in maniera empirica fin dal tardo Medioevo: si pensi all'invenzione della stampa, alle grandi scoperte geografiche che diedero impulso non solo all'economia, ma anche all'arte della cartografia, della pittura, della tecnologia navale e di quella indotta che produsse importanti novità tecnologiche come le nuove bussole, i sestanti, i cannocchiali e così via. 

In tutto il sedicesimo secolo si assiste ad un utilizzo sempre più crescente di strumenti, apparati sperimentali ed attrezzature di laboratorio come telescopi, microscopi, barometri, termometri e di vari apparecchi di laboratorio.

Tutto questo insieme esercitò notevoli cambiamenti nel mondo del lavoro con l'inizio del mercantilismo, del potere delle banche il che si tradusse in un cambiamento lento, ma costante e graduale nei rapporti sociali, economici e culturali a partire dal tardo Medioevo fino a tutto il Rinascimento.

Roberto DENTI 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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