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Si
e' gia' accennato alla complessa attività di Leonardo da Vinci (qui)
e come questi
si possa considerare come lo spartiacque di due epoche, il
Medioevo e il Rinascimento.
Nei
seguenti articoli considereremo le due società come sistemi
complessi nelle quali i valori sui quali si fondava il Medioevo
hanno subito nel tempo varie fasi di mutamenti fluttuanti di
carattere evolutivo che, sommati gli uni agli altri, hanno portato
al cambiamento di un'epoca.
Prendo
lo spunto da “Il punto di svolta” di Fritjof Capra:
“Una
volta raggiunto un culmine di vitalità, le civiltà
tendono a perdere energia culturale e declinano. Un elemento
essenziale in questo declino culturale, secondo Toynbee, è
una perdita di flessibilità. Quando strutture sociali e
modelli di comportamento sono diventati così rigidi da impedire
alla società di adattarsi al mutare delle situazioni, essa
sarà incapace di continuare il processo creativo dell'evoluzione
culturale e finirà quindi con il decadere e, infine, con il
disintegrarsi. Mentre le civiltà in crescita esibiscono
una varietà e versatilità senza fine, quelle in via di
disintegrazione mostreranno uniformità e mancanza di
inventiva. La perdita di flessibilità in una società in declino
è accompagnata da una perdita generale di armonia fra i suoi
elementi, la quale conduce
inevitabilmente a fenomeni di discordia e di disgregazione
sociale.”
Questa
teoria è suffragata e ben documentata da un'analisi metodologica
precisa che prende in considerazione
le idee di antichi filosofi, scienziati e pensatori passando per
il Medioevo, il Rinascimento
fino ad arrivare ai nostri giorni.
Vediamo
ora sommariamente quali elementi hanno determinato la svolta
epocale tra Medioevo e
Rinascimento, iniziando dalle caratteristiche principali del primo
per verificare che il passaggio
da un'epoca ad un'altra non è stato, nel suo complesso, né
traumatico, né immediato,
ma si è trattato di un passaggio lento e costante dovuto a
determinate cause ed avvenimenti.
Per
lungo tempo gli storici hanno sottolineato la rottura tra Medioevo
e Rinascimento considerando
l'aristotelismo, il platonismo e la scolastica manifestazioni
esclusive dell'età medievale.
Questa concezione è entrata in crisi per merito di Charles
Schmitt il quale nella Critical
Survey del
1971 e in Filosofia e Scienza nel Rinascimento (versione
italiana del 2001 edita
da La Nuova Italia) mette in luce un ruolo del tutto nuovo
dell'aristotelismo nel periodo rinascimentale,
facendoci capire il concetto intellettuale in cui si è formata la
concezione meccanicistica
del mondo.
Egli
pone l'attenzione sui meccanismi complessi che hanno prodotto
questo
processo di mutamento-evoluzione, mettendo in evidenza le varie
fasi che hanno permesso
il superamento dei paradigmi aristotelici del mondo andando a
definire questo concetto
“Fuga
dagli schemi concettuali dell'aristotelismo”.
Nella
filosofia di Aristotele il concetto di esperienza ha un ruolo
centrale,
servì da fondamento per la scuola empirica di medicina e fu
considerata
una componente importante nell'arte oratoria. Nel Medioevo
gli aristotelici ritengono l'experientia legata alla tradizione
magico-occultista,
mentre il termine experimentum prende il significato
di ricetta o formula usata in medicina o comunque per
produrre un
mutamento non naturale. La concezione aristotelica si
riflette anche in
tutte le filosofie come l'anatomia, l'ottica e soprattutto
l'astronomia
che basavano molti dei loro principi sull'osservazione, pur
non essendo
vere e proprie scienze sperimentali: si va dalle osservazioni
dei moti dei pianeti e delle stelle che diedero origine ai
calcoli
matematici, alle tavole e agli strumenti astronomici, ancora
prima della
scoperta del telescopio.
Anche
in medicina e in anatomia si susseguivano scoperte che avevano
origine su osservazioni sistematiche
del corpo umano e in più di un trattato si affermava che
occorreva prendere in considerazioni
le eccezioni nel descrivere l'anatomia di un essere umano “normale”.
In
questo contesto occorre dare ancora la parola a Schmitt per
comprendere fino in fondo la posizione
del più aristotelico dei personaggi di fine medioevo, Zabarella
della scuola di Padova:
“..
l'importante affermazione di Aristotele che le sensazioni
producono memoria e che da molte memorie
deriva una singola esperienza. L'esperienza emerge come un
elemento centrale dell'intera
epistemologia di Aristotele, in quanto essa è intimamente
connessa al processo psicologico
di formazione degli universali. Nel considerare il testo
aristotelico Zabarella in realtà
non va molto oltre ciò che i commentatori antichi e medievali
avevano affermato. Nella
maggior parte
dei casi egli si limita a seguire Aristotele e tenta di chiarire
per quanto possibile
il significato di testo aristotelico.”
Quello
di Zabarella è un atteggiamento molto diffuso nella scolastica
medievale e
così le varie interpretazioni dell'antico filosofo greco fanno
sì che
l'aristotelismo perduri nel Rinascimento attraverso numerose
versioni che
non formarono una sola omogenea scuola e non terminò
con Copernico
e nemmeno con Galilei e Francis Bacon, ma continuò a
svilupparsi
per tutto il seicento nella scolastica, ossia nello studio e
nell'insegnamento
applicato all'interno dell'università; occorre arrivare
agli inizi del
settecento quando nel paese dalle aperture culturali più
attive d'Europa,
l'Olanda, il curriculum (insegnamento) universitario
sostituisce
l'aristotelismo con il cartesianesimo.
Da
questo punto di vista Schmitt vede Galileo giovane e nello
specifico nel
De Motu (1590) basarsi su concezioni derivanti dalla
filosofia aristotelica
e, sempre secondo Schmitt, anche nelle opere successive
Galilei pagò
un tributo importante nei confronti di Aristotele, soprattutto
per quanto
riguarda il concetto stesso di scienza.
Nel
seicento la concezione che ha avuto crescente e costante
importanza nel corso del secolo è stato
il metodo sperimentale che si sviluppò progressivamente a partire
da un aristotelico puro come
Zabarella per poi manifestarsi in modo più puntuale in Galilei e
perfezionato successivamente
da Francis Bacon fino ad arrivare a Newton.
Questa
mutazione-evoluzione è dovuta essenzialmente all'evolversi della
tecnologia e delle arti
applicate per merito di artigiani formati e auto-formatisi in
maniera empirica fin dal tardo Medioevo:
si pensi all'invenzione della stampa, alle grandi scoperte
geografiche che diedero impulso
non solo all'economia, ma anche all'arte della cartografia, della
pittura, della tecnologia
navale e di quella indotta che produsse importanti novità
tecnologiche come le nuove
bussole, i sestanti, i cannocchiali e così via.
In
tutto il sedicesimo secolo si assiste ad un utilizzo
sempre più crescente di strumenti, apparati sperimentali ed
attrezzature di laboratorio come
telescopi, microscopi, barometri, termometri e di vari apparecchi
di laboratorio.
Tutto
questo insieme esercitò notevoli cambiamenti nel mondo del lavoro
con l'inizio del mercantilismo,
del potere delle banche il che si tradusse in un cambiamento
lento, ma costante e
graduale nei rapporti sociali, economici e culturali a partire dal
tardo Medioevo fino a tutto il Rinascimento.
Roberto
DENTI
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