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Il
nome della galleria non è riferito a nessuna messa al bando o
esclusione, ma al bozzetto, alla freschezza del bozzetto.
A quei
frammenti di pietra che le maestranze egizie, nelle pause di
costruzione e istoriazione di templi e tombe, usavano come
supporto per gli schizzi.
«Tutto
l’oro di Tutankamon per un ostrakon». Così dicevo a me stesso
dopo una visita al museo del Cairo. Ne faccio ora il motto e il
paradigma programmatico della Galleria.
Preciso
che non è pregiudizio contro alcuna forma d’espressione
artistica contemporanea, non è preferenza dell’opera dipinta
rispetto all’installazione, non è figurazione rispetto a
astrazione, non è oggetto rispetto a idea, non è pigmento
rispetto a pixel, non è preferenza del locale rispetto
all’internazionale.
E’
ambizione di discernimento, di selezione di quelle produzioni, nel
vasto panorama artistico che va dagli anni cinquanta del secolo
scorso ai tempi correnti, che, se indagate non superficialmente,
trasmettono
un incanto, quello della poesia.
La
collettiva che presento è, da questo punto di vista, fondativa.
Si
tratta di quattordici artisti di formazione comune, addirittura
sovrapponibile per alcuni protagonisti del Realismo Esistenziale.
I percorsi individuali poi si differenziano, ma la tensione etica,
l’idea dell’arte come coinvolgimento, come “esserci”, come
chiamata civile, è una costante irredimibile per tutti.
Scrive
la curatrice Chiara Gatti nel testo in catalogo:
"[…]
brani
di una lucidità struggente. Pezzi di una quotidianità domestica
fatta di tavolacci di legno e coltelli dalle lame sbeccate, cucine
economiche, sedie impagliate, staccionate mezze rotte, specchi
infranti e polli appesi per il collo. Una figurazione di impegno
umano, elaborata (e sofferta…) sul campo, ma senza compromessi
formalistici, concretizzata in immagini fortemente iconiche; un
concentrato in potenza di situazioni di ordinaria tragedia […]"
Quanto
agli sviluppi scrive:
"[…]
ricondurre al solo realismo esistenziale gli sviluppi che da
questo momento in avanti videro le riflessioni degli artisti
milanesi diramarsi verso altre dimensioni sociologiche del
realismo stesso, potrebbe sembrare riduttivo […]"
Il riconoscimento
di tali sviluppi entro il cono prospettico del realismo
esistenziale aiuta tuttavia a comprendere le origini di un
sentimento comune, come pure il superamento e il distacco da
quello…è innegabile che la dimensione esistenziale tout-court
persista in molte ricerche successive. Al di là delle cose. E al
di là, anche, di un primo coinvolgimento con le vicende del
gruppo. È una predisposizione che aleggia nell’aria…
Dorino Iemmi
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