Luoghi d'Arte - Salvaguardia dei Popoli e dei Linguaggi     

                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LES FRIGOS. L'Arte in un Micro-Cosmo   

di Isabella Bruno 

 

  

Dopo una lunga giornata in ufficio, finalmente esco e respiro l’aria frizzante, ancora invernale ma con una vaga promessa di primavera che invoglia a non tornare subito a casa. Così mi incammino per le strade della mia città, in cerca di un posto tranquillo e allo stesso tempo familiare, che stimoli e appaghi il mio bisogno di creatività che le lunghe ore di lavoro hanno schiacciato. Assorta in “astratti furori”, la fantasia prende il sopravvento e magicamente mi trovo proprio nel luogo che cercavo, isolato, stupefacente, magico.

Sono a Parigi e il luogo ha un nome e un indirizzo preciso: Les Frigos, 91 quai de la Gare[1]. Qui vedo un vecchio edificio che in passato ha svolto funzioni tutt’altro che artistiche. Sono qui per parlarvi di spazi riservati all’arte e di sicuro questo è un esempio di come la volontà e la determinazione di un gruppo di artisti, abbia potuto ricavare da un blocco di cemento abbandonato e in rovina, degli spazi idonei per accogliere l’Arte, in ogni sua espressione.

Basta varcarne la soglia per azzerare all’improvviso il mondo esterno, entrare nello specchio di Alice per trovarsi in un mondo dove l’arte è non solo elemento costitutivo, ma unico significante e significato. Mi sento subito investire da colori, odori di vernice, polvere di marmo, il suono di un violino e m’incammino per esplorare questo micro-cosmo così insolito, dove una comunità di pittori, scultori, attori, ceramisti, musicisti, convive, crea e lavora, isolata dalle disarmonie del mondo, dal filisteismo borghese condannato dai bohémien, dai tentativi di globalizzazione in un settore che io, e spero tuttavia tanti con me, mi ostino a guardare, un po’ romanticamente, come ancora migliore.

Les Frigos, il nostro luogo immaginato-reale, alle sue origini era tutto fuorché un posto da dedicare all’Arte. Subito dopo la Grande Guerra, infatti, il nascere attorno agli anni Venti del mercato di Les Halles, porta alla necessità di creare un grande stabilimento per l’approvvigionamento e la conservazione delle derrate alimentari, destinate a una popolazione che passata la paura iniziava a crescere a ritmi elevati. 

La SNCF (Société Nationale des Chemins de Fer – le ferrovie francesi) decise quindi di destinare a tale scopo un edificio di 5 piani, una massa di mattoni e cemento armato senza finestre, che copriva un isolato di 30 metri per 50. Celle frigorifere si susseguivano alternandosi ai macchinari per la fabbrica del ghiaccio. Solamente con la chiusura del mercato di Les Halles e la contemporanea apparizione dei Rungis negli anni ’60, lo stabilimento viene abbandonato a se stesso, cadendo in rovina. 

Dovranno ancora passare più di vent’anni affinché, pioneristicamente, i primi artisti coraggiosi ne prendano possesso, inizialmente abusivamente, successivamente regolarizzando gli spazi occupati con il pagamento di un affitto sempre alla SNCF ancora proprietaria del luogo. 

Come deduciamo dai documenti in possesso dell’APLD 91[2], l’associazione di volontari che ancora oggi cura i rapporti con le istituzioni[3], lo stato dell’edificio non era solo di fatiscenza, ma la destinazione originale non aveva certo pensato alle minime necessità perché lo si potesse adibire a sito civile: mancava tutto! 

E ciò che non mancava originariamente era scomparso nel frattempo. I primi coloni, possiamo chiamarli così, si trovarono non solo a dover bucare il cemento per creare delle finestre, ma a ripristinare la catena idrica, l’elettricità, separare i grandi spazi in ambienti più piccoli e costruire un montacarichi per togliere la montagna di detriti che in vent’anni l’abbandono aveva accumulati.

Oggi Les Frigos, nonostante tutte le difficoltà burocratiche ed economiche, è diventato un centro per l’arte invidiabile e ambito. Un’ alternativa reale e dignitosa per artisti che, non potendo permettersi affitti esorbitanti, hanno saputo sfruttare uno spazio creativo alternativo, per esporre le proprie opere o per esibirsi davanti un pubblico sensibile e recettivo – e ciò in primavera, nelle giornate esclusivamente dedicate ai sempre più numerosi visitatori. Questa volta l’Arte ha vinto la propria battaglia contro la burocrazia, le speculazioni edilizie e il Dio denaro. Auguriamoci che questa vittoria possa servire da esempio per tutti coloro che ancora credono a un mondo idilliaco, dove l’essere Artista, in tutte le sue manifestazioni, sia condizione ancor più necessaria per definirsi essere umano.

La passeggiata mi riporta fuori. E’ sera. Pensosa mi incammino con la sensazione che aver respirato arte può modificare il mondo. Almeno il mio…


[1] E’ così che “magicamente” voglio leggere il vero indirizzo, sostituendo il reale 19 rue des Frigos con lo storico 91 quai de la Gare, quale era alle origini.

[2] Potete osservarne statuto e documentazione aggiornatissima all’indirizzo http://www.les-frigos-apld91.com/.

[3] Dopo che nel 1985 la SNCF ne aveva ceduto la gestione a una società immobiliare, oggi è proprio la Ville de Paris il proprietario dell’immobile. L'amministrazione comunale nell’opera di riconversione dell’intero quartiere, potrebbe divenire adesso il vero nemico: gli artisti che non vogliono o non hanno il denaro necessario per acquistare il proprio atelier, potrebbero essere costretti a fuggire, senza peraltro impedire che il nuovo piano di edilizia residenziale e per uffici abbia il sopravvento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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