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La Cable Factory di Helsinki 

Libertà è partecipazione…

di Isabella Bruno 

 

   

…… scriveva Giorgio Gaber tanti anni fa. Un motto che come cercherò di evidenziare ben si adatta alla nuova meta del nostro viaggio virtuale, alla ricerca di spazi per la creatività strappati all’industrializzazione del territorio.

Nata a  Helsinki sul finire degli anni Trenta come fabbrica di cavi elettrici la Cable Factory, coi suoi 53.000 mq di superficie, rappresenta oggi il più grande centro europeo dedicato alle arti e alla cultura, situato in un edificio di archeologia industriale[1].

Abbandonata negli anni Ottanta, inizia a rivivere nel 1989 quando l’azienda Nokia, che ne era proprietaria, ne concede in affitto gli spazi ad artisti, attività culturali e organizzazioni sportive che la trasformano in un vero e proprio centro di cultura. L’edificio viene successivamente acquisito dall’amministrazione della città che ne diventa locatrice; il centro di Helsinki promuove l'incontro tra persone che potrebbero lavorare insieme: direttori di festival con registi, artisti con galleristi, video maker con produttori, perché un settore creativo vincente è fatto soprattutto di legami.

La Cable Factory rientra in quella tendenza tutta moderna che punta al recupero di spazi dimessi − ex edifici industriali specialmente − all’interno di piani di sviluppo territoriale che seguono il modello del distretto culturale evoluto[2], fondato sull’idea che la cultura divenga piattaforma privilegiata di comunicazione tra tutti i soggetti economici e sociali che agiscono in un determinato luogo[3]. Il suo valore consiste nel fatto di aver mantenuto la propria missione di luogo di lavoro e di produzione, nella capacità di attrarre progetti e pubblici non tradizionali: al suo interno operano circa 1.000 professionisti e sono ospitate scuole d’arte, musei, stazioni radio, scuole di danza, compagnie cinematografiche, sale prova, gallerie, ristoranti[4].

Ripromettendomi di visitarlo di persona al più presto, cerco di immaginare insieme a voi quale coinvolgente sensazione da paese dei balocchi possa provare chiunque abbia la fortuna di girovagare in questo lunapark della cultura: potrei iniziare con la fotografia visitando lo splendido Museo Finlandese dedicato al tema o chiedendo informazioni alla Galeria Synkamerki o direttamente all’associazione Union of Artist Photographers.

 Essendo tuttavia coinvolta personalmente come pittrice sicuramente mi dirigerei immediatamente alla Free Art School, i cui corsi sono finalizzati agli aspetti professionale dell’Arte, magari curioserei fra i depliant dei corsi di scultura della Helsinki Artists Association o sognerei di essere ammessa a uno dei tanti progetti legati allo HIAP (Helsinki International Artist-in-residence Programme)[5] come ad esempio quello denominato Swap/Vaihto che nell’estate del 2008 ha unito artisti inglesi e finlandesi in un programma di scambio culturale. Certo però anche un corso di ceramica al Ceramics Centre Septaria… 

Si resta estasiati al solo pensare che in un luogo circoscritto (anche se grandissimo) si possa vivere tanto fermento ed è facile capire come l’anno scorso gli eventi organizzati da singoli artisti o dalle scuole d’arte abbiano portato alla Cable Factory ben mezzo milione di visitatori!

Solo arte visiva? No di certo considerando i quattro spazi dedicati alla danza (allo Zodiak Center for New Dance ci fa onore il coreografo salernitano Francesco Scavetta) le palestre destinate ad arti marziali di cui ignoravo persino l’esistenza o la Cultural Magazine Gallery dove poter sfogliare (ma saranno tradotte?) ben 170 riviste su temi culturali o scientifici. Certo una pausa ristoratrice in uno degli immancabili spazi di ristoro a questo punto me lo dedicherei proprio…

I più pignoli chiederanno ora se alla Cable Factory si sono per caso dimenticati della musica. Certo che no, evidente! Pensate che nel corso del weekend di San Valentino di quest’anno veniva ospitato il Festival dedicato alla Musica Heavy Metal che oltre a portare circa seimila spettatori a caccia di gadget è stato l’occasione per le band emergenti di incontrare i molti promoter presenti[6].

Incontrarsi, assistere, partecipare o cooperare: questo e molto altro è l’arte; questo e molto altro è sicuramente la Cable Factory.  Sono convinta che i tanti aspetti positivi legati al radunare in un unico centro attività culturali eterogenee superino l’apparente pericolo che un “marchio” di fabbrica così ingombrante e famoso possa essere la causa di perdita di autonomia e identità per le singole realtà che rappresenta. Immagino che il rischio esista, certo, ma poter attingere liberamente a un serbatoio culturale così dinamico è fattore di crescita decisamente più apprezzabile.

La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione…


[1] Per gli aspetti storici ed evolutivi dell’edificio prendo a spunto i dati del seguente documento scaricabile dal sito ufficiale della Cable Factory: http://www.kaapelitehdas.fi/en.

[2] Seguendo la classificazione di Santagata (Walter Santagata, Cultural district and economic development, Mimeo, EBLA Center, Università di Torino, 2003) la Cable Factory rientra in quelli che lo studioso definisceMetropolitan Cultural District.

[3] Cfr. P. Sacco – S. Pedrini, Il distretto culturale: mito o opportunità?, Università di Torino, Dipartimento di Economia “S. Cognetti de Martiis”, Working paper No. 05, 2003, pp. 29-34.

[4] Alberto Cottica nel suo pregevole studio “Spazi creativi a confronto” (http://www.slideshare.net/haiku66/spazi-creativi-a-confronto) oltre a fornire dati tecnici sulla gestione del centro ne sottolinea la quasi completa autonomia economica, considerando che solo i costi di manutenzione straordinaria sono di competenza dell’amministrazione cittadina.

[5] L’Helsinki International Curatorial Programme offre residenze nella città finlandese anche per curatori, in collaborazione con il FRAME - Finnish Fund for Art Exchange. Lo scopo è di concedere ai curatori stranieri l'opportunità di conoscere la scena artistica finlandese, creare contatti con operatori del settore e sviluppare progetti internazionali.

[6] Per maggiori informazioni sull’evento date uno sguardo al portale Holymetal.com. Dimenticavo: anche qui c’era un gruppo italiano, i Lacuna Coil.

 

    

 

 

 

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