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scriveva Giorgio Gaber tanti anni fa. Un motto che come cercherò di
evidenziare ben si adatta alla nuova meta del nostro viaggio
virtuale, alla ricerca di spazi per la creatività strappati
all’industrializzazione del territorio.
Nata
a
Helsinki sul finire degli anni Trenta come fabbrica di cavi
elettrici la Cable Factory,
coi suoi 53.000 mq di superficie, rappresenta oggi il più grande centro europeo dedicato
alle arti e alla cultura, situato in un edificio di
archeologia industriale.
Abbandonata
negli anni Ottanta, inizia a rivivere nel 1989 quando l’azienda
Nokia, che ne era proprietaria, ne concede in affitto gli spazi ad
artisti, attività culturali e organizzazioni sportive che la
trasformano in un vero e proprio centro di cultura. L’edificio
viene successivamente acquisito dall’amministrazione della città
che ne diventa locatrice; il centro di Helsinki promuove l'incontro
tra persone che potrebbero lavorare insieme: direttori di festival
con registi, artisti con galleristi, video maker con produttori,
perché un settore creativo vincente è fatto soprattutto di legami.
La
Cable Factory rientra in quella tendenza tutta moderna che punta al
recupero di spazi dimessi − ex edifici industriali
specialmente − all’interno di piani di sviluppo territoriale
che seguono il modello del distretto culturale evoluto,
fondato sull’idea che la cultura divenga piattaforma privilegiata
di comunicazione tra tutti i soggetti economici e sociali che
agiscono in un determinato luogo. Il suo valore consiste
nel fatto di aver mantenuto la propria missione di luogo di lavoro e
di produzione, nella capacità di attrarre progetti e pubblici non
tradizionali: al suo interno operano circa 1.000 professionisti e
sono ospitate scuole d’arte, musei, stazioni radio, scuole di
danza, compagnie cinematografiche, sale prova, gallerie, ristoranti.
Ripromettendomi
di visitarlo di persona al più presto, cerco di immaginare insieme
a voi quale coinvolgente sensazione da paese dei balocchi possa
provare chiunque abbia la fortuna di girovagare in questo lunapark
della cultura: potrei iniziare con la fotografia visitando lo
splendido Museo Finlandese dedicato al tema o chiedendo informazioni
alla Galeria Synkamerki o direttamente all’associazione Union of
Artist Photographers.
Essendo tuttavia coinvolta personalmente come
pittrice sicuramente mi dirigerei immediatamente alla Free Art
School, i cui corsi sono finalizzati agli aspetti professionale
dell’Arte, magari curioserei fra i depliant dei corsi di scultura
della Helsinki Artists Association o sognerei di essere ammessa a
uno dei tanti progetti legati allo HIAP (Helsinki International
Artist-in-residence Programme)
come ad esempio quello denominato Swap/Vaihto che nell’estate del
2008 ha unito artisti inglesi e finlandesi in un programma di
scambio culturale. Certo però anche un corso di ceramica al
Ceramics Centre Septaria…
Si resta estasiati al solo pensare che
in un luogo circoscritto (anche se grandissimo) si possa vivere
tanto fermento ed è facile capire come l’anno scorso gli eventi
organizzati da singoli artisti o dalle scuole d’arte abbiano
portato alla Cable Factory ben mezzo milione di visitatori!
Solo
arte visiva? No di certo considerando i quattro spazi dedicati alla
danza (allo Zodiak Center for New Dance ci fa onore il coreografo
salernitano Francesco Scavetta) le palestre destinate ad arti
marziali di cui ignoravo persino l’esistenza o la Cultural
Magazine Gallery dove poter sfogliare (ma saranno tradotte?) ben 170
riviste su temi culturali o scientifici. Certo una pausa
ristoratrice in uno degli immancabili spazi di ristoro a questo
punto me lo dedicherei proprio…
I
più pignoli chiederanno ora se alla Cable Factory si sono per caso
dimenticati della musica. Certo che no, evidente! Pensate che nel
corso del weekend di San Valentino di quest’anno veniva ospitato
il Festival dedicato alla Musica Heavy Metal che oltre a portare
circa seimila spettatori a caccia di gadget è stato l’occasione
per le band emergenti di incontrare i molti promoter presenti.
Incontrarsi,
assistere, partecipare o cooperare: questo e molto altro è
l’arte; questo e molto altro è sicuramente la Cable Factory.
Sono convinta che i tanti aspetti positivi legati al radunare
in un unico centro attività culturali eterogenee superino
l’apparente pericolo che un “marchio” di fabbrica così
ingombrante e famoso possa essere la causa di perdita di autonomia e
identità per le singole realtà che rappresenta. Immagino che il
rischio esista, certo, ma poter attingere liberamente a un serbatoio
culturale così dinamico è fattore di crescita decisamente più
apprezzabile.
La libertà non è
uno spazio libero, libertà è partecipazione…
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