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Giovanni
Verga e lo ZO di Catania
di
Isabella Bruno
Molti
si chiederanno cosa c’entra lo scrittore verista con lo ZO di
Catania.
Bisogna innanzitutto spiegare cosa sia lo ZO di Catania: una
splendida architettura che agli inizi del ‘900 ospitava le
raffinerie di zolfo della città. E qui entra in gioco il Verga che
nel suo romanzo
“Dal mio al tuo” denuncia la decadenza dei nobili proprietari di
queste raffinerie e le condizioni operaie dell’epoca.
Se
potesse vedere in cosa oggi si sono trasformate queste vecchie
industrie, dove uomini e bambini hanno lavorato e perso anche la
vita, cosa ne penserebbe?
Questa
zona, dove si svilupparono appunto le raffinerie dello zolfo grezzo,
per un certo periodo tra fine ‘800 e inizi ‘900 divenne la
ricchezza della città. Catania fu scelta per questo tipo di
lavorazione anche per la comodità della ferrovia presente già da
fine XIX secolo e la costruzione del nuovo porto. Nacquero così
grandi stabilimenti formati da enormi capannoni e altissime
ciminiere, un paesaggio industriale che certo esercita su di noi un
fascino particolare.
Oggi
questo insieme di edifici è stato ristrutturato grazie al
finanziamento di “Sviluppo Italia” con i fondi della legge 236
mirata a incentivare il ripristino e l’uso dei beni culturali. Il
centro è gestito dalla Cooperativa Officine ed è diventato un
distretto culturale nel quale sono incluse diverse forme d’arte:
dalla musica alle arti performative ed elettroniche, dalla scrittura
alle arti visive.
Verga
non poteva certo indovinare quello che i suoi personaggi non osavano
nemmeno più sognare: che il “fiore di zolfo” divenisse il
simbolo non già di un popolo dedito solo al guadagno e
all’interesse nel possesso della “roba”, ma che riuscisse a
far sorgere dalle proprie ceneri un mondo di cooperazione, sviluppo
e desiderio di futuro, un “tempo verbale” questo mai presente
nel dialetto siciliano …
Oggi
queste ex raffinerie sono le reali protagoniste di molti eventi
culturali che spaziano su diversi generi e che si basano su di un
ricco calendario di incontri ogni anno: dalle manifestazioni
teatrali e gli spettacoli di danza, dai concerti musicali e vocali
al cinema, fino alle diverse forme di arte visiva come la
partecipazione alla produzione della “Rassegna del
contemporaneo”, che si svolgerà nella vicina cittadina di
Acireale e che comprenderà incontri, laboratori e mostre per
avvicinarsi e comprendere l’arte contemporanea.
Alcuni
spazi dello ZO sono usati per organizzare anche altri tipi di
attività: il centro è ad esempio fornito di una sala
polifunzionale attrezzatissima per spettacoli dal vivo - chiamata
sala verde - e di vasti spazi per l’organizzazione di corsi e
laboratori. Inoltre, altre aree sono state destinate alla fornitura
di spazi congressuali come lo ZoMeeting e lo ZoMedia,
attivi nei settori del visual design, del multimedia e del video, o
ancora lo ZoSound, area dedicata al concept
e alla realizzazione di prodotti audio per progetti artistici. Lo
ZoFood, infine, comprende lo spazio ristorazione che non poteva
certo mancare, magari dopo aver consultato qualche rivista
specializzata nei vari ambiti artistici e culturali nel bookshop
interno o aver avuto accesso all’Internet point sito nell’area chiamata “Pozzo”.
Insomma
un vero centro multifunzionale, organizzato e attrezzato in modo che
tutti possano trovare qui la loro espressione artistica più idonea.
Chi sono questi tutti? Scorgendo nei vari siti in rete che
richiamano le attività dello Zo degli ultimi anni, ci si accorge di
quanto variegata sia stata l’offerta: gli artisti locali sono
stati privilegiati, è vero, ma non sono mancate le occasioni di
conoscere e sviluppare diverse collaborazioni con artisti
internazionali. Il tutto anche grazie ai programmi di residenza
temporanea destinati proprio a stimolare l’incontro e il rapporto
con realtà nazionali ed estere.
Siamo
arrivati alla fine anche di questa incredibile visita, in uno dei
tanti siti culturali che anche qui sul nostro territorio non
mancano. E’ per questo che dopo aver cercato all’estero delle
testimonianze valide, ho voluto proporre una realtà tutta italiana
così versatile e affascinante. Verga sarebbe oggi magari incredulo, ma certo orgoglioso
della sua città, che ha così saputo sfruttare per un nobile
intento strutture che altrimenti sarebbero andate in rovina o
demolite.
L’evoluzione
culturale di un popolo passa attraverso la creazione di nuove
frontiere, nuovi limiti da superare e sebbene i risvolti economici
risultino evidenti a livello imprenditoriale, ci interessano
maggiormente quegli aspetti esclusivamente legati a un diverso modo
di guardare l’Arte, che contribuiscono a formare una mentalità
nuova, una generazione di persone nuove.
Isabella
Bruno
Zo - Centro Culture Contemporanee - P.le Asia 6 – Catania. Per
informazioni e notizie il loro sito è
http://www.zoculture.it/progetto.html.
nato direttamente per il teatro e andato in scena al Manzoni di
Milano nel novembre 1903; trasformato, in seguito, in modo un
po' meccanico, in un romanzo appare, con lo stesso titolo, sulla
"Nuova Antologia" nel 1905 e viene raccolto in un
volume nel 1906.
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