Salvaguardia dei Popoli e dei Linguaggi 

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Giovanni Verga e lo ZO di Catania

di  Isabella Bruno   

Molti si chiederanno cosa c’entra lo scrittore verista con lo ZO di Catania[1]. Bisogna innanzitutto spiegare cosa sia lo ZO di Catania: una splendida architettura che agli inizi del ‘900 ospitava le raffinerie di zolfo della città. E qui entra in gioco il Verga che nel suo romanzo[2] “Dal mio al tuo” denuncia la decadenza dei nobili proprietari di queste raffinerie e le condizioni operaie dell’epoca.

Se potesse vedere in cosa oggi si sono trasformate queste vecchie industrie, dove uomini e bambini hanno lavorato e perso anche la vita, cosa ne penserebbe?

Questa zona, dove si svilupparono appunto le raffinerie dello zolfo grezzo, per un certo periodo tra fine ‘800 e inizi ‘900 divenne la ricchezza della città. Catania fu scelta per questo tipo di lavorazione anche per la comodità della ferrovia presente già da fine XIX secolo e la costruzione del nuovo porto. Nacquero così grandi stabilimenti formati da enormi capannoni e altissime ciminiere, un paesaggio industriale che certo esercita su di noi un fascino particolare.

Oggi questo insieme di edifici è stato ristrutturato grazie al finanziamento di “Sviluppo Italia” con i fondi della legge 236 mirata a incentivare il ripristino e l’uso dei beni culturali. Il centro è gestito dalla Cooperativa Officine ed è diventato un distretto culturale nel quale sono incluse diverse forme d’arte: dalla musica alle arti performative ed elettroniche, dalla scrittura alle arti visive.

Verga non poteva certo indovinare quello che i suoi personaggi non osavano nemmeno più sognare: che il “fiore di zolfo” divenisse il simbolo non già di un popolo dedito solo al guadagno e all’interesse nel possesso della “roba”, ma che riuscisse a far sorgere dalle proprie ceneri un mondo di cooperazione, sviluppo e desiderio di futuro, un “tempo verbale” questo mai presente nel dialetto siciliano …

Oggi queste ex raffinerie sono le reali protagoniste di molti eventi culturali che spaziano su diversi generi e che si basano su di un ricco calendario di incontri ogni anno: dalle manifestazioni teatrali e gli spettacoli di danza, dai concerti musicali e vocali al cinema, fino alle diverse forme di arte visiva come la partecipazione alla produzione della “Rassegna del contemporaneo”, che si svolgerà nella vicina cittadina di Acireale e che comprenderà incontri, laboratori e mostre per avvicinarsi e comprendere l’arte contemporanea.

Alcuni spazi dello ZO sono usati per organizzare anche altri tipi di attività: il centro è ad esempio fornito di una sala polifunzionale attrezzatissima per spettacoli dal vivo - chiamata sala verde - e di vasti spazi per l’organizzazione di corsi e laboratori. Inoltre, altre aree sono state destinate alla fornitura di spazi congressuali come lo ZoMeeting e lo ZoMedia, attivi nei settori del visual design, del multimedia e del video, o ancora lo ZoSound, area dedicata al concept e alla realizzazione di prodotti audio per progetti artistici. Lo ZoFood, infine, comprende lo spazio ristorazione che non poteva certo mancare, magari dopo aver consultato qualche rivista specializzata nei vari ambiti artistici e culturali nel bookshop interno o aver avuto accesso all’Internet point sito nell’area chiamata “Pozzo”.

Insomma un vero centro multifunzionale, organizzato e attrezzato in modo che tutti possano trovare qui la loro espressione artistica più idonea. Chi sono questi tutti? Scorgendo nei vari siti in rete che richiamano le attività dello Zo degli ultimi anni, ci si accorge di quanto variegata sia stata l’offerta: gli artisti locali sono stati privilegiati, è vero, ma non sono mancate le occasioni di conoscere e sviluppare diverse collaborazioni con artisti internazionali. Il tutto anche grazie ai programmi di residenza temporanea destinati proprio a stimolare l’incontro e il rapporto con realtà nazionali ed estere.

Siamo arrivati alla fine anche di questa incredibile visita, in uno dei tanti siti culturali che anche qui sul nostro territorio non mancano. E’ per questo che dopo aver cercato all’estero delle testimonianze valide, ho voluto proporre una realtà tutta italiana così versatile e affascinante.  Verga sarebbe oggi magari incredulo, ma certo orgoglioso della sua città, che ha così saputo sfruttare per un nobile intento strutture che altrimenti sarebbero andate in rovina o demolite.

L’evoluzione culturale di un popolo passa attraverso la creazione di nuove frontiere, nuovi limiti da superare e sebbene i risvolti economici risultino evidenti a livello imprenditoriale, ci interessano maggiormente quegli aspetti esclusivamente legati a un diverso modo di guardare l’Arte, che contribuiscono a formare una mentalità nuova, una generazione di persone nuove.

Isabella Bruno


[1] Zo - Centro Culture Contemporanee - P.le Asia 6 – Catania. Per informazioni e notizie il loro sito è  http://www.zoculture.it/progetto.html.

[2] nato direttamente per il teatro e andato in scena al Manzoni di Milano nel novembre 1903; trasformato, in seguito, in modo un po' meccanico, in un romanzo appare, con lo stesso titolo, sulla "Nuova Antologia" nel 1905 e viene raccolto in un volume nel 1906.

 

 

    

 

 

 

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