E' mai esistita una lingua primigenia?

di Pia Luigia Basile

 

Potrebbe sembrare qualcosa di ovvio il linguaggio, ci accompagna sin dalla nascita sia nelle relazioni con gli altri, sia nella nostra interiorita'; appare ovvio come il respirare, o il vedere, ha pero' un qualcosa di diverso: un numero molto grande (che purtroppo si sta riducendo!!) di lingue profondamente differenti tra loro.

La differenza esistente tra le diverse lingue, come si sa sin dal passato, non dipende dall'ambiente naturale in cui si parlavano, o si parlano: è dimostrato dal processo di diffusione delle lingue che non ha alcuna relazione con l'origine geografica delle stesse.

Sin dai tempi piu' antichi, inoltre, la diversita' delle lingue ha avuto una connotazione cosi' profonda da suscitare curiosita' intellettuale.

Molti studiosi concordano, cosi' come ha affermato qualche tempo fa Tullio De Mauro, nel dire che chiedersi quale possa essere stata una forma primigenia della lingua è la versione piu' ingenua della curiosita' intellettuale sulla nascita dei linguaggi.

Sappiamo che gia' Erodoto constato' l'influenza che la diversita' della lingua comporta nella differenziazione degli usi e dei costumi dei popoli. Dobbiamo, quindi, tornare indietro nel tempo, molto oltre la cultura greca, per cercare di capire il perche' della diversita' delle lingue, ma anche per sapere quale potesse essere la lingua primigenia.

Nel 1800, inoltre, la nascita della linguistica scientifica ha svalutato il tema stesso delle origini del linguaggio (da Humboldt a Croce) per, invece, insistere sul tema della funzione, piu' specificamente, sul ruolo che il linguaggio ha nella vita dell'Uomo.

Il mondo della comunicazione e' molto piu' vasto di quello degli esseri umani; forme di comunicazione sofisticate, e' dimostrato, esistono tra gli animali acquatici.

Gia' Wittgenstein sosteneva che "il linguaggio è una forma di vita", e De Mauro che "il linguaggio stesso è una forma di vita", volendo significare che qualora ci sia vita sicuramente esiste comunicazione.

E questo è un concetto di una forza straordinaria; linguisti e studiosi di zoosemiotica (studio sistematico dei modi di semiosi, o modi di comunicazione, per simboli e segni propri delle specie diverse dagli umani) si sono quindi chiesti quali affinita', e quali diversita', potrebbero esistere tra il linguaggio degli esseri umani e quello di altri tipi di animali?

Anche l'ampliarsi dell'orizzonte conoscitivo relativo a tutte le altre forme di comunicazione, diverse dal linguaggio verbale, ha comportato trasformazioni profonde nel modo di studiare e analizzare il mondo della comunicazione.

Sempre Wittgenstein, infaticabile e geniale, aveva percepito l'esistenza di un problema che riguardava la comunicazione relativa a un linguaggio fatto di parole parlate e scritte, e altre forme di interazione nella comunicazione.

Non e' un caso che, se vogliamo davvero esser certi di capire il significato profondo del pensiero dei nostri interlocutori su problemi particolari, preferiamo incontrarli; preferiamo quindi attuare una comunicazione fatta, oltre che di parole, di gesti, di postura, di abbigliamento.

Pia Luigia Basile

 

 

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