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Una
breve panoramica sul Neolitico, su quello che accadde in quell'era, e' d'obbligo per avere un'idea del come, quando e
perche' poterono formarsi popoli e
linguaggi...
Si
ritiene che la diffusione dell'agricoltura (6000 a.C.) sia una
delle fasi più significative della Preistoria europea; si è
sempre pensato che l’uomo preistorico fosse in grado di
colonizzare solo terreni “aperti” evitando le aree boschive
ma, secondo la teoria del Clark, ciò non sarebbe stato del tutto
vero.
Durante
il Neolitico c’erano fitte foreste, in particolare, le rive del
Danubio, caratterizzato da foreste di querce con sottobosco di
noccioli, fu zona di insediamento di contadini danubiani che estesero
cosi' la propria area
di colonizzazione. Altri
insediamenti neolitici, pero', come quelli ritrovati in Danimarca e
in Germania, nonché in Gran Bretagna, testimoniano che la teoria
del Clark potrebbe essere giusta.
In Gran Bretagna,
nella zona occidentale del Mar del Nord, infatti, oltre alla
presenza di ceramica del Neolitico "A" che tracce del
Neolitico "B", si nota sul territorio, adatto alla
crescita degli alberi, la presenza di megaliti.
Lo scavo di
alcuni tumuli, inoltre, ha dimostrato la presenza di argilla rossa:
prodotto del dilavamento naturale del calcare derivante dalla presenza di foreste
di faggi, frassini e larici.
L’uomo del
neolitico, dunque, era in grado di abbattere le foreste.
E
le foreste esistenti in quell'era non erano certo amiche dell'Uomo,
ne ostacolavano l'insediamento, così come sostiene Hoops; l'Uomo
riusci' a divenire stanziale, e non più nomade, a caro prezzo
poiché, come sostiene Maury, "L’Umanità
non si sviluppa che a detrimento della vegetazione arborea."
In
Europa, quindi, l’uomo neolitico non ha avuto altra scelta se
non quella di invadere la foresta per coltivarne
il terreno.
La vera storia del Neolitico
parte, secondo il Grenier, dalla conquista della foresta, dalla
nascita dell'agricoltura (estensiva) - ma non solo - anche dall’addomesticamento
degli animali che l'Uomo di Neanderthal reputava di ruolo primario.
Nell'eta'
neolitica il disboscamento si effettuava tramite il fuoco che, liberando
potassio (nelle ceneri), rendeva più facile coltivare e arare
i campi.
Schott,
un importante studioso, afferma che era sufficiente graffiare il terreno, disboscato
di recente, con il rastrello o con l’erpice per preparare il
terreno a ricevere i semi.
Il contadino neolitico
non aveva ancora l’aratro; costruiva, inoltre, case, canoe e
tombe scavando il legno.
Con
l'acquisizione di nuove conoscenze, i contadini del neolitico
cominciarono a lavorare il selce per farne asce da usare anche per
abbattere alberi (usavano tagliare il tronco degli alberi
lasciando il solo ceppo); ma
le
foreste erano importanti anche per il mantenimento del bestiame
che si
nutriva di foglie, erbe e germogli.
Gli
animali, infatti venivano nutriti, prima dell'uso del foraggio,
con erbe seminate, come il trifoglio, o con rape, o cavoli, o cavoli ricci.
Secondo
il Parain, però, le foreste erano la provvidenza dei contadini: le pecore
si cibavano di foglie verdi ed i maiali di ghiande.
Non
era un caso, infatti, che i porcili
fossero costruiti nei boschi; i maiali vagavano alla
ricerca di radici, pere, mele e prugne selvatiche,bacche di biancospino.
Il
Gradman, invece, sottolinea la
mancanza di progresso geografico negli insediamenti del periodo
neolitico che ha lasciato tracce sino agli albori del periodo romano.
È
difficile recuperare il modo di vita degli antichi perché è
necessario che ci sia la convergenza di diverse discipline sui vari problemi.
Con l'utilizzo delle diverse scienze si potrebbe, a esempio,
riuscire a capire perché, durante
il Neolitico, gruppi ominidi si stanziarono
in Danimarca, o perché molti
insediamenti furono occupati di continuo, o in modo
intermittente; o, ancora, perché lo sviluppo della caccia
alla
foca in Scandinavia coincise con l’nsediamento
delle colture agricole neolitiche in aree contigue.
C’è una quantità di tradizioni che dal
Neolitico son giunte fino ad oggi, come la caccia alla foca: vi
sono testimonianze dell'uso di particolari reti o strumenti (ne
parla addirittura Linneo); la pesca, inoltre, si gestiva come attività
stagionale dell’ economia agricola, ai margini della cultura
cerealicola e dell’allevamento del bestiame.
Gruppi di raccoglitori,
quindi, si stabilirono ai margini delle zone agricole abitate da
tribù, si formarono così comunità neolitiche vicine, le une alle
altre, contigue; si rese possibile allora, oltre alla pratica
agricola, il baratto, scambi di doni tra i capostipiti delle tribu’
e i piccoli gruppi di raccoglitori.
Scambiavano
prodotti selvatici con
i prodotti delle colture agricole, armi, suppellettili.
Cominciarono
a costituirsi, quindi, nuove comunità... Micene, Troia, etc. etc
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