Economica... Mente Preistoria

di  Pia Luigia Basile

 

Una breve panoramica sul Neolitico, su quello che accadde in quell'era, e' d'obbligo per avere un'idea del come, quando e perche' poterono formarsi popoli e linguaggi...

Si ritiene che la diffusione dell'agricoltura (6000 a.C.) sia una delle fasi più significative della Preistoria europea; si è sempre pensato che l’uomo preistorico fosse in grado di colonizzare solo terreni “aperti” evitando le aree boschive ma, secondo la teoria del Clark, ciò non sarebbe stato del tutto vero.

Durante il Neolitico c’erano fitte foreste, in particolare, le rive del Danubio, caratterizzato da foreste di querce con sottobosco di noccioli, fu zona di insediamento di contadini danubiani che estesero cosi' la propria area di colonizzazione.

Altri insediamenti neolitici, pero', come quelli ritrovati in Danimarca e in Germania, nonché in Gran Bretagna, testimoniano che la teoria del Clark potrebbe essere giusta.

In Gran Bretagna, nella zona occidentale del Mar del Nord, infatti, oltre alla presenza di ceramica del Neolitico "A" che tracce del Neolitico "B", si nota sul territorio, adatto alla crescita degli alberi, la presenza di megaliti. 

Lo scavo di alcuni tumuli, inoltre, ha dimostrato la presenza di argilla rossa: prodotto del dilavamento naturale del calcare derivante dalla presenza di foreste di faggi, frassini e larici.

L’uomo del neolitico, dunque, era in grado di abbattere le foreste.

E le foreste esistenti in quell'era non erano certo amiche dell'Uomo, ne ostacolavano l'insediamento, così come sostiene Hoops; l'Uomo riusci' a divenire stanziale, e non più nomade, a caro prezzo poiché, come sostiene Maury, "L’Umanità non si  sviluppa che a detrimento della vegetazione arborea." 

In Europa, quindi, l’uomo neolitico non ha avuto altra scelta se non quella di invadere la foresta per coltivarne il terreno.

La vera storia del Neolitico parte, secondo il Grenier, dalla conquista della foresta, dalla nascita dell'agricoltura (estensiva) - ma non solo - anche dall’addomesticamento degli animali che l'Uomo di Neanderthal reputava di ruolo primario.

Nell'eta' neolitica il disboscamento si effettuava tramite il fuoco che, liberando potassio (nelle ceneri), rendeva più facile coltivare e arare i campi.

Schott, un importante studioso, afferma che era sufficiente graffiare il terreno, disboscato di recente, con il rastrello o con l’erpice per preparare il terreno a ricevere i semi. 

Il contadino neolitico non aveva ancora l’aratro; costruiva, inoltre, case, canoe e tombe scavando il legno.

Con l'acquisizione di nuove conoscenze, i contadini del neolitico cominciarono a lavorare il selce per farne asce da usare anche per abbattere alberi (usavano tagliare il tronco degli alberi lasciando il solo ceppo); ma le foreste erano importanti anche per il mantenimento del bestiame che si nutriva di foglie, erbe e germogli.

Gli animali, infatti venivano nutriti, prima dell'uso del foraggio, con erbe seminate, come il trifoglio, o con rape, o cavoli, o cavoli ricci. 

Secondo il Parain, però, le foreste erano la provvidenza dei contadini: le pecore si cibavano di foglie verdi ed i maiali di ghiande. 

Non era un caso, infatti, che i porcili fossero costruiti nei boschi; i maiali vagavano alla ricerca di radici, pere, mele e prugne selvatiche,bacche di biancospino.

Il Gradman, invece, sottolinea la mancanza di progresso geografico negli insediamenti del periodo neolitico che ha lasciato tracce sino agli albori del periodo romano.

È difficile recuperare il modo di vita degli antichi perché è necessario che ci sia la convergenza di diverse discipline sui vari problemi. Con l'utilizzo delle diverse scienze si potrebbe, a esempio, riuscire a capire perché, durante il Neolitico, gruppi ominidi si stanziarono in Danimarca, o perché molti insediamenti furono occupati di continuo, o in modo intermittente; o, ancora, perché lo sviluppo della caccia alla foca in Scandinavia coincise con l’nsediamento  delle colture agricole neolitiche in aree contigue.

C’è una quantità di tradizioni che dal Neolitico son giunte fino ad oggi, come la caccia alla foca: vi sono testimonianze dell'uso di particolari reti o strumenti (ne parla addirittura Linneo); la pesca, inoltre, si gestiva come attività stagionale dell’ economia agricola, ai margini della cultura cerealicola e dell’allevamento del bestiame.

Gruppi di raccoglitori, quindi, si stabilirono ai margini delle zone agricole abitate da tribù, si formarono così comunità neolitiche vicine, le une alle altre,  contigue; si rese possibile allora, oltre alla pratica agricola, il baratto, scambi di doni tra i capostipiti delle tribu’  e i piccoli gruppi di raccoglitori.

Scambiavano prodotti selvatici con i prodotti delle colture agricole, armi, suppellettili. 

Cominciarono a costituirsi, quindi, nuove comunità... Micene, Troia, etc. etc

Pia Luigia Basile

 

 

 

Neolitico:

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          Ittiti

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