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Intercorre
molto tempo tra la pittografia e la scrittura cuneiforme, ma la
seconda è, comunque, una derivazione della prima.
La
Pittografia rappresenta le origini della scrittura e fissava, con
disegni convenzionali e stilizzati, il contenuto di un discorso,
ma non la forma.
Attraverso
la ripetizione e la stilizzazione dei pittogrammi, nelle diverse
aree culturali, si è venuto a creare un rapporto stabile tra il
simbolo grafico e il suo significato.
L'evoluzione
della pittografia condusse al sistema ideografico (Egiziani) in
cui i simboli, modificati dall'azione da rappresentare,
determinavano il senso di ciò che si voleva comunicate.
A
esempio, l'uomo che correva veniva indicato da un arto inferiore
che, invece di essere rappresentato nella forma normale, si
disegnava con il ginocchio piegato come, appunto, nell'atto di
correre.
Dall'ideografia
si giunse quindi alla scrittura cuneiforme i cui caratteri,
inizialmente, riproducevano oggetti per poi, evolvendosi, divenire
sempre più lineari e simmetrici.
I
caratteri cuneiformi furono usati dai Babilonesi, dagli Assiri,
dai Medi nonché dai Persiani. Segni cuneiformi, inoltre, furono
ritrovati anche in Egitto e in alcuni testi aramaici.
La
scrittura cuneiforme, però, è sempre stata storicamente legata
al popolo che nel secondo millennio a. C. invase i territori
indoeuropei creanso così la loro cultura in un'area ben definita.
Quasi
tutti i documenti provengono dagli archivi imperiali dell'epoca
trovati a Bogarkoy. Lo studioso Hrozny decifrò i testi ittiti,
scritti in cuneiforme sillabico, poco adatto alla notazione di una
lingua indoeuropea, ponendo in risalto l'appartenenza della
scrittura ittita all'indo-europeo, in particolare alle lingue
centum.
Il
vocalismo indo-europeo, nel complesso, è conservato; si ritrovano
infatti dittonghi brevi continuati da monottonghi
.
I
dittonghi lunghi hanno solo pochissimi esempi, la scrittura
ittita, inoltre, non consente la notazione delle quantità, il
consonantismo e la morfologia risultano semplificati rispetto
all'indoeuropeo, mentre non è la stessa cosa per il vocalismo.
Comparando
la morfologia indo-europea, dagli antichi testi greci e
indo-iranici, si nota la scomparsa del duale, mentre i generi sono
due: il neutro e il "genus" comune; vi sono invece solo
tracce del vocativo e del locativo indoeuropeo.
Gli
altri sei casi non sono distinti in classi e il plurale non ha una
flessione piena, ma utilizza - in parte - le desinenze del
singolare.
Il
verbo, invece, presenta solo un tema per il presente e uno per il
passato.
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