Linguaggio Archeologico o Archeologia del Linguaggio?

 

 

 

 

 

 

Brauron: il Mito e la Storia

di  Pia Luigia Basile

  

L’importanza di Brauron è strettamente legata a una problematica ben precisa relativa all’inserimento delle comunità nelle polis (città).

 

Ascoltate, cittadini, perché noi trattiamo un tema utile alla città; ed è anche naturale, perché mi ha allevata nel lusso e nello splendore. Dall’età di sette anni ero arrefora; a dieci anni, macinavo il grano per l’archegheta; poi, vestita di zafferano, fui orsa alle Brauronie; infine, diventata grande e bella ragazza, fui canefora e portai una collana di fichi secchi.” (verso 645 della Lisistrata di Aristofane)

 

Il mondo femminile e i riti iniziatici erano funzionali e legati a doppio filo all’età di passaggio delle comunità nelle città; è importante quindi far riferimento al significato del mito relativo all’orsa anche in relazione al villaggio (demo) di Brauron.

 

Una fanciulla si mise a giocare con l’orsa – che pacificamente viveva tra gli abitanti di Brauron e che era sacra alla dea della caccia Artemide – la quale, eccitata dal gioco, graffiò la fanciulla.

 

I fratelli della ragazza, per vendicarne la morte, uccisero l’orsa; ma Artemide, offesa, diffuse la pestilenza ad Atene. Gli Ateniesi, quindi, per placare la dea ricorsero all’oracolo del dio Apollo il quale ordinò di consacrare ad Artemide le due vergini  trasformandole in orse.

 

Da allora in poi, ad Atene, tutte le vergini (come espiazione della colpa verso Artemide) avrebbero dovuto esser orse prima del matrimonio.

 

Come affermano gli scolii (frammenti in lingua greca di brani anonimi) le fanciulle, in onore della dea, si vestirono di una veste color croco (zafferano) e compirono il rito ad Artemide.

 

Soltanto in un secondo tempo, relativamente alla figura di Ifigenia, prima fanciulla risparmiata dal sacrificio, le vergini ateniesi vennero emendate dall’officio e sostituite da un aninale: la capra.

 

Questo rito iniziatico delle fanciulle vergini i Greci lo chiamavano arkteia (imitazione dell’orsa), sostantivo molto antico, così come era antico il culto legato a tradizioni genealogiche.

 

Il Brelik, studioso di archeologia, parla inoltre di “aition” (evento per antonomasia) per quanto riguarda il sacrificio della capra del culto di Brauron; afferma perciò che l’identità capra-kore (capra-fanciulla) è pur sempre un culto attico, legato ad  Artemide, che permetterà comunque alle fanciulle di ottenere il “gamos” (matrimonio).

 

L’analisi del mito ripropone la problematica del sacrificio come mezzo di restaurazione del dialogo tra dei, natura, uomo; il mondo femminile in relazione alla comnità è parte integrante del mito.

 

Durante una delle festività delle orse, che si ripetevano ogni quattro-cinque anni e preparava le fanciulle alla pubertà e al matrimonio, ad Atene fu costruito un tempio in onore di Artemide e della città di Brauron poiché, quasi certamente, nel corso di questa festa, gli Ateniesi andavano in processione a Brauron.

 

Nella “Athenaion Politheia”, Costituzione Ateniese di Aristotele, le Brauronie si configuravano come culto statale; queste feste cadevano molto probabilmente ad anno inoltrato e le fanciulle erano comprese fra i cinque e i dieci anni.

 

Per quanto riguarda Brauron e la sua storia, si può dire che il sito è vicino a Maratona, risalirebbe all’era del neolitico (2ooo-1600 a.C.) ed era l’unico dei dodici antichi demi dell’Attica isolato, prima del sinecismo di Teseo, che lo unificò ad Atene.

 

Molto interessante è il santuario a Brauron: tempio dorico risalente al 500 a.C. che era formato dal prodromos (corridoio anteriore), dalla cella (ambito in cui era ospitata la statua della divinità) dall’adito (uscita).

 

L’interno del tempio era diviso in tre navate da due file di colonne; sono state rinvenute stele ed iscrizioni con liste di offerte (cibo, monili, monete) alla dea Artemide, da parte di donne.

Al 420 a.C., prima della spedizione in Sicilia degli Ateniesi, risale la costruzione di un grande portico a forma di pi greco, circondato da uno spazio quadrato aperto.

 

L’utilizzo di questa struttura è resa chiara da determinati particolari: verso nord vi erano sette stanze, di cui l’ultima - la più piccola - era forse adibita a portineria; a ovest della portineria c’erano tre camere; vicino ai muri di ogni camera vi erano i letti, i cui piedi di legno erano fissati con piombini in buchi praticati nel pavimento. Di fronte alla fila di letti c’erano, in ogni stanza, tavoli fatti di roccia sabbiosa, coperti con pezzi di Marmo.

 

Vi erano poi un corridoio e un secondo portico messi in parallelo alle camere, lungo il lato nord e si è concordi nel ritenere che si trattasse degli alloggi delle fanciulle partecipanti al rito di Arthemis.

 

Da una iscrizione del 300 a. C., che si riferisce ai lavori del santuario effettuati per il restauro dopo la distruzione dell’edificio fatta dai Persiani, si viene a conoscenza della richiesta ad un architetto del bilancio del restauro dei  luoghi.

 

Dopo lo scontro tra Ateniesi e Macedoni, che pose fine all’età del Santuario, il sito venne abbandonato e attualmente vi sono solo dei resti degli edifici presenti; solo nel XV secolo d.C. sorse una piccola chiesa.

 

 

Bibliografia:

C. Montepaone, Artemide taurica a Brauron; in Lo spazio del margine. Roma 1999

I. Chirassi, Miti e culti arcadici di Arthemis nel Peloponneso e nella Grecia centrale,  Trieste 1964.

 

Pia Luigia Basile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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