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L’importanza
di Brauron è strettamente legata a una problematica ben precisa
relativa all’inserimento delle comunità nelle polis (città).
“Ascoltate,
cittadini, perché noi trattiamo un tema utile alla città; ed è
anche naturale, perché mi ha allevata nel lusso e nello
splendore. Dall’età di sette anni ero arrefora; a dieci anni,
macinavo il grano per l’archegheta; poi, vestita di zafferano,
fui orsa alle Brauronie; infine, diventata grande e bella ragazza,
fui canefora e portai una collana di fichi secchi.” (verso
645 della Lisistrata di Aristofane)
Il
mondo femminile e i riti iniziatici erano funzionali e legati a
doppio filo all’età di passaggio delle comunità nelle città;
è importante quindi far riferimento al significato del mito
relativo all’orsa anche in relazione al villaggio (demo) di
Brauron.
Una
fanciulla si mise a giocare con l’orsa – che pacificamente
viveva tra gli abitanti di Brauron e che era sacra alla dea della caccia
Artemide – la quale, eccitata dal gioco, graffiò la fanciulla.
I
fratelli della ragazza, per vendicarne la morte, uccisero
l’orsa; ma Artemide, offesa, diffuse la pestilenza ad Atene. Gli
Ateniesi, quindi, per placare la dea ricorsero all’oracolo del
dio Apollo il quale ordinò di consacrare ad Artemide le due
vergini trasformandole
in orse.
Da
allora in poi, ad Atene, tutte le vergini (come espiazione della
colpa verso Artemide) avrebbero dovuto esser orse prima del
matrimonio.
Come
affermano gli scolii (frammenti in lingua greca di brani anonimi)
le fanciulle, in onore della dea, si vestirono di una veste color
croco (zafferano) e compirono il rito ad Artemide.
Soltanto
in un secondo tempo, relativamente alla figura di Ifigenia, prima
fanciulla risparmiata dal sacrificio, le vergini ateniesi vennero
emendate dall’officio e sostituite da un aninale: la capra.
Questo
rito iniziatico delle fanciulle vergini i Greci lo chiamavano arkteia
(imitazione dell’orsa), sostantivo molto antico, così come era
antico il culto legato a tradizioni genealogiche.
Il
Brelik, studioso di archeologia, parla inoltre di “aition”
(evento per antonomasia) per quanto riguarda il sacrificio della
capra del culto di Brauron; afferma perciò che l’identità
capra-kore (capra-fanciulla) è pur sempre un culto attico, legato
ad Artemide, che
permetterà comunque alle fanciulle di ottenere il “gamos”
(matrimonio).
L’analisi
del mito ripropone la problematica del sacrificio come mezzo di
restaurazione del dialogo tra dei, natura, uomo; il mondo
femminile in relazione alla comnità è parte integrante del mito.
Durante
una delle festività delle orse, che si ripetevano ogni
quattro-cinque anni e preparava le fanciulle alla pubertà e al
matrimonio, ad Atene fu costruito un tempio in onore di Artemide e
della città di Brauron poiché, quasi certamente, nel corso di
questa festa, gli Ateniesi andavano in processione a Brauron.
Nella
“Athenaion Politheia”, Costituzione Ateniese di Aristotele, le
Brauronie si configuravano come culto statale; queste feste
cadevano molto probabilmente ad anno inoltrato e le fanciulle
erano comprese fra i cinque e i dieci anni.
Per
quanto riguarda Brauron e la sua storia, si può dire che il sito
è vicino a Maratona, risalirebbe all’era del neolitico
(2ooo-1600 a.C.) ed era l’unico dei dodici antichi demi
dell’Attica isolato, prima del sinecismo di Teseo, che lo unificò
ad Atene.
Molto
interessante è il santuario a Brauron: tempio dorico risalente al
500 a.C. che era formato dal prodromos (corridoio anteriore),
dalla cella (ambito in cui era ospitata la statua della divinità)
dall’adito (uscita).
L’interno
del tempio era diviso in tre navate da due file di colonne; sono
state rinvenute stele ed iscrizioni con liste di offerte (cibo,
monili, monete) alla dea Artemide, da parte di donne.
Al
420 a.C., prima della spedizione in Sicilia degli Ateniesi, risale
la costruzione di un grande portico a forma di pi greco,
circondato da uno spazio quadrato aperto.
L’utilizzo
di questa struttura è resa chiara da determinati particolari:
verso nord vi erano sette stanze, di cui l’ultima - la più
piccola - era forse adibita a portineria; a ovest della portineria
c’erano tre camere; vicino ai muri di ogni camera vi erano i
letti, i cui piedi di legno erano fissati con piombini in buchi
praticati nel pavimento. Di fronte alla fila di letti c’erano,
in ogni stanza, tavoli fatti di roccia sabbiosa, coperti con pezzi
di Marmo.
Vi
erano poi un corridoio e un secondo portico messi in parallelo
alle camere, lungo il lato nord e si è concordi nel ritenere che
si trattasse degli alloggi delle fanciulle partecipanti al rito di
Arthemis.
Da
una iscrizione del 300 a. C., che si riferisce ai lavori del
santuario effettuati per il restauro dopo la distruzione
dell’edificio fatta dai Persiani, si viene a conoscenza della
richiesta ad un architetto del bilancio del restauro dei
luoghi.
Dopo
lo scontro tra Ateniesi e Macedoni, che pose fine all’età del
Santuario, il sito venne abbandonato e attualmente vi sono solo
dei resti degli edifici presenti; solo nel XV secolo d.C. sorse
una piccola chiesa.
Bibliografia:
C.
Montepaone, Artemide
taurica a Brauron; in Lo spazio del margine. Roma 1999
I. Chirassi, Miti e culti
arcadici di Arthemis nel Peloponneso e nella Grecia centrale,
Trieste 1964.
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