Gli Ospiti 

 

                                                                                                                               Sabine DELAFON

 

 

Si ringrazia la Sabine Delafon Corporation      

 

 

Abbiamo il piacere di presentarvi un'artista che conosciamo da due anni circa, ma non abbiamo mai avuto occasione di poterne scrivere in queste pagine, lo facciamo attraverso le presentazioni di 

Giuseppe Frangi e Alessandro Demma

 

 

Non pensiate che Sabine Delafon sia una cretura in carne ed ossa. Anche se lei vi si presenta così, vi porge la mano, vi sorride cordiale, lei non è Sabine. 

O quanto meno non è la sola Sabine Delafon in circolazione. 

Mentre la seguite nei suoi percorsi mentali affascinanti, mentre la vedete all’opera negli strani meandri del suo fare arte, non pensiate che lei sia solo quella che vi sta davani. 

Sabine in quel momento vi sta scrutando da dietro, vi vede dall’alto, forse sta indagando dentro di voi.

Sabine è una creatura prensile e leggera: fateci caso quando parla. Scoprirete che emette parole non per comunicarvi qualcosa ma per capirvi un’emozione e una reazione. 

L’arte di Sabine infatti è un’arte dell’ascolto e per ascoltare bisogna essere leggeri e un po’ imprendibili come l’aria. 

E’ un’arte leggera, impercettibile nel suo farsi, che vi si svela nel momento in cui entrate in rapporto con lei. Infatti è un’arte che ha bisogno di voi, di noi; che vive se qualcuno accetta di far parte del gioco, di prestare qualcosa di se stesso, di scoprire qualche carta.

E’ un’arte impercettibile ma impertinente, che quando si svela, ti svela qualcosa di te. 

E’ un’arte che non sta da parte, ma entre in circolo, come un mulinello d’aria del tutto innocuo ma che scompiglia le carte sul tavolo, rovescia i punti di vista, incrina le piccole certezze. E’ un’arte che alla fine ti senti addosso e con la quale vorresti interloquire. 

Di cui, quando il muro o la stanza è vuota, senti la mancanza, quasi se ne fosse andato qualcuno, quassi fosse cessato un bisbiglìo di sottofondo.

In questo Sabine Delafon è una creatura del nostro tempo.

Un tempo che non ama partire da ipotesi forti, ma che predilige i sussulti, gli sguardi curiosi e fugaci. 

Un tempo che avanza a tentoni, scoprendo, poi, all’improviso, d’essere approdato su qualche soglia inattesa. Nel caso di Sabine, quella ha un solo nome: poesia.

 

 

 

 

 

Sabine Delafon (Grenoble 1975)

La questione teorica del soggetto, dell’identità, insieme al tema dell’intersoggettività, del sé e dell’altro da sé, sono al centro della ricerca di Sabine Delafon. 

Il soggetto, che da Cartesio in poi costituisce l’asse centrale della filosofia moderna, e la sua messa in questione, nell’epoca postmoderna, diventano elemento d’analisi e strumento privilegiato attorno al quale l’artista francese costruisce il suo costante cammino sul sentiero di un’arte che, dalla performance alle pratiche del comportamento, dalla fotografia al video, riflette sui concetti d’identità, alterità e tempo. 

Sabine Delafon analizza lo spazio dell’arte partendo dalla ricerca di se stessa per poi sporgersi sul mondo; una ridefinizione dei campi d’identità e differenza in cui il suo linguaggio opera tra centralità e rete.

Il corpo di questa ricerca costante del sé e dell’altro da sé (Search my double, 2005), la continuità analitica del suo lavoro (T-shirt,2006), l’autoriflessione (Ex, 1987-2009), sono gli strumenti che accompagnano la sua indagine teorica verso processualità metodologiche e strutture linguistiche che nel 2008 hanno dato origine al progetto Sabine Delafon Corporation.

Líidentità non costituisce un dato immediato, originario dell’autodeterminazione dell’io, ma il risultato della dialettica e della dipendenza incessante tra il sé e l’altro. 

Così, nella videoinstallazione Ex, con lo scorrere delle immagini di 500 fototessere che la raffigurano dal 1987 a oggi, Sabine Delafon si confronta col tempo e col mondo, inteso non come luogo d’azione chiuso e definitivo, ma come spazio socratico, spazio della reciproca domanda e del confronto, in cui l’artista stabilisce come movente la propria presenza per rappresentare la pratica ideologica del noi, una riflessione in cui l’alterità è dedotta dal confronto con l’Io Sabine Delafon.

Alessandro Demma

 

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