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OP[tical] ART       

 di Graziano Cirino     

L'Optical Art, nota anche come Op Art, è un movimento di arte astratta del Novecento nato intorno agli anni cinquanta e sviluppatosi, poi, negli anni sessanta

Provocare, soprattutto illusioni ottiche tipicamente di movimento, attraverso l'accostamento opportuno di particolari soggetti astratti o sfruttando il colore, è uno degli obiettivi di questa particolare arte. 

E' una corrente artistica che, spesso, viene inclusa nel movimento dell'Arte Cinetica, della quale approfondisce l'esame dell'illusione bidimensionale.

fondamentalmente l' Optical è un'arte grafica, basata su una rigorosa definizione del metodo operativo. 

Il movimento che si percepisce osservando linee, colori, materiali può essere fisico (nelle sculture) oppure virtuale (nei dipinti). 

E, anche se alcuni critici hanno cercato di accomunare questo tipo di espressione artistica ad altre simili, come a esempio l'arte programmata, o arte cinetica, il vero comune denominatore è sempre un rapporto attivo tra l'opera e lo spettatore, con l'immagine che si modifica, acquisendo nuovi "significati ottici soggettivi", in seguito allo spostarsi nello spazio di chi osserva.

Stretta interrelazione quindi tra l'osservatore e l'opera, che acquisisce diversi significati in base alle caratteristiche emotivo-sensoriali del soggetto che guarda.

Il fine ultimo dell'Optical Art è portare l'arte nella vita di ogni uomo, rendendola parte integrante della sua quotidianità; e per fare questo è necessario sfiorare le corde sensibili di ogni individuo. 

E' per questo motivo che l'Op Art si affida, quasi esclusivamente, all'effetto ottico e all'empatia suscitata dall'opera nell'osservatore. 

Si sviluppa così un linguaggio visivo la cui comprensibilità poggia solo sui presupposti fisiologici della vista, indipendentemente dall'estrazione sociale e dalla preparazione culturale dell'osservatore. 

Il movimento cui si riferisce l'optical art non è reale, ma scaturisce dalla reazione allo stimolo ottico che ha luogo nell'occhio dell'osservatore. 

Il contenuto del quadro, – l'immediata creazione ottica del movimento – dunque, è in un certo senso immateriale, e trae origine dalla relazione tra il quadro e chi l'osserva. 

Artisticamente, e concettualmente, l'idea di poter arrivare a questi obiettivi mi ha sempre affascinato e mi ha inculcato il desiderio di approfondirne la tecnica. 

Quello che mi stimola, e diverte, dell'Optical Art è riuscire a ottenere il risultato dello spettatore-protagonista tramite le sensazioni che il quadro gli suggerisce. 

Le sensazioni che si provano - è risaputo - derivano dagli stati d'animo e dalla fantasia di ognuno; il compito del quadro perciò deve essere quello di risvegliare queste sensazioni. 

A parer mio tutto ciò è facilitato nell'Optical perché, essendo coinvolti movimento, pensiero e circuiti cerebrali, automaticamente, interagendo, ogni spettatore inizia il suo personalissimo viaggio. 

Tutto questo è reso possibile da una sapiente miscela di forme geometriche e colori, che animano il quadro e hanno, come comune denominatore, determinati fenomeni ottici che traggono in inganno l'occhio e non cessano di metterlo alla prova.

Sono gli schemi di ridondanza, le linee sviate, i contrasti a effetto e figure in rotazione che provocano effetti ottici, e dunque l'interscambiabilità di forma e sfondo, e di spazio e superficie. 

L'accostamento di campiture cromatiche invece stimola una visione complessa e dinamica al tempo stesso: l'occhio percepisce i colori sia singolarmente che in tutte le potenzialità del loro interagire. 

Tra i più importanti e significativi artisti dell'optical art troviamo Bridget Riley, Jesus Rafael Soto, François Morellet e Victor Vasarely il quale affermava: “La posta in gioco non è più il cuore, ma la retina. L'insostenibile vibrazione dei colori complementari e il baluginante intreccio di linee sono elementi della mia opera il cui compito non è quello di immergere l'osservatore in una dolce melanconia, ma di stimolarlo.”

 

 

 

 

 

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