La poetica di Enrico Pietrangeli è costruita su un’idea antica ed epica di eroismo dove l’autenticità è fissata dalla sequenzialità degli eventi scaturiti dalla macrostoria. Il percorso a ritroso è scandito da fatti bellici, dalle grandi guerre all’11 settembre, ma è anche un tributo a maestri di poesia del passato, da Baudelaire a Rumi fino ad Ungaretti al quale è dedicata, oltre che una poesia, la chiusa della silloge: “M’illumino di provvisorio”                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Tangopolis

A rilento, la fabbrica abbandono

e m’incammino, imbronciato,

alla volta della cerveceria,

per rincontrare certi amici

e vincere, tra il bere e il dire,

quest’insolente malinconia.

Vibra nell'aria una fisarmonica

per le strade di Buenos Aires

e da quando mi hai lasciato,

per una struggente alchimia,

sono le stesse dell’infanzia,

vellutate ed in bianco e nero,

colme di una fertile nostalgia;

tenui sfumature percorrono

i labirinti delle memorie,

il volto di mio padre, operaio,

sempre stanco e alla ricerca

di un incerto, nuovo lavoro.

Stanotte sarà ancora insonne,

senz’amore, sudando nel letto.

Dio! Che languido tormento

mi trafigge inesorabile il cuore;

è un antico, consueto suono

di un vecchio accovacciato

che abbraccia il suo organetto.

 

Amore clandestino

Amore clandestino,

in complicità impostato

di uno spontaneo divenire

al condizionamento subordinato.

Amore da seminterrato,

nel quasi impossibile

felicemente ritrovato

tra il bisogno di credere

che un prossimo lontano

bruscamente bisbiglia

essere oltremodo tardo,

tentativo d’illusione vano.

Amore clandestino,

sofferto e tormentato,

frammenta gioiosi spasmi

nell’estasi degl’ingranaggi,

tra il buio delle catacombe

di clandestini cristiani.

 

 

 

 

 

Simonetta Ruggeri ne parla

 

 

 

 

    

 

 

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