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Tangopolis
A
rilento, la fabbrica abbandono
e
m’incammino, imbronciato,
alla
volta della cerveceria,
per
rincontrare certi amici
e
vincere, tra il bere e il dire,
quest’insolente
malinconia.
Vibra
nell'aria una fisarmonica
per
le strade di Buenos Aires
e
da quando mi hai lasciato,
per
una struggente alchimia,
sono
le stesse dell’infanzia,
vellutate
ed in bianco e nero,
colme
di una fertile nostalgia;
tenui
sfumature percorrono
i
labirinti delle memorie,
il
volto di mio padre, operaio,
sempre
stanco e alla ricerca
di
un incerto, nuovo lavoro.
Stanotte
sarà ancora insonne,
senz’amore,
sudando nel letto.
Dio!
Che languido tormento
mi
trafigge inesorabile il cuore;
è
un antico, consueto suono
di
un vecchio accovacciato
che
abbraccia il suo organetto.
Amore clandestino
Amore
clandestino,
in
complicità impostato
di uno
spontaneo divenire
al
condizionamento subordinato.
Amore da
seminterrato,
nel quasi
impossibile
felicemente
ritrovato
tra il
bisogno di credere
che un
prossimo lontano
bruscamente
bisbiglia
essere
oltremodo tardo,
tentativo
d’illusione vano.
Amore
clandestino,
sofferto e
tormentato,
frammenta
gioiosi spasmi
nell’estasi
degl’ingranaggi,
tra il
buio delle catacombe
di
clandestini cristiani.
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