Lucariello infiltrato di Al Quaida?

di Luigi Covatta

Negli anni ‘50, fra meridionali emigrati in una Milano non ancora omologata, ci si chiedeva se a Natale fosse meglio mangiare gli struffoli o il panettone. Del resto era l’epoca in cui all’inizio della Quaresima si pagava il viaggio ad uno di famiglia perché andasse a Napoli a comprare il grano per la pastiera; in cui il pur costoso ristorante Santa Lucia, fra il Duomo e la Scala, passava per locale etnico perché serviva la pizza cotta a legna; ed in cui chi preferiva al risotto i maccheroni veniva guardato con sospetto, anche perché, si diceva, per condirli i terroni coltivavano il basilico nel bidè.  Solo i pugliesi, pur deplorando che a Milano non ci fosse il mare, coglievano un segno d’integrazione nell’attribuzione alle bettole di più infimo ordine del nome di una delle loro città più belle.

In quell’epoca a Natale non si discuteva solo di struffoli o panettone, ma anche, e con pari intensità, di albero e di presepe, benché quest’ultimo non fosse più molto popolare nemmeno in casa Cupiello (mentre ora a Napoli va letteralmente a ruba). Nessuno, peraltro, sospettava che Lucariello fosse un infiltrato di Al Qaida, o che Eduardo fosse un disfattista multiculturale. E nessuno immaginava di essere protagonista di uno scontro di civiltà. Mentre ora, forse, il parroco di San Pasquale alla Carità medita sull’opportunità di festeggiare il prossimo Natale con l’albero, per non indurre in tentazione i mariuoli devoti.

Basterebbe un po’ di buon senso e un po’ di memoria, insomma, per sottrarsi alla vacuità di certe dispute identitarie. Ed anche, magari, per maneggiare con cura il concetto di simbolo religioso ed il senso della sua esposizione in pubblico. Lo Stato sabaudo, per esempio, per massonico ed anticlericale che fosse, i simboli li rispettava, mentre rispettava meno i beni ecclesiastici. Ciononostante la Chiesa di Pio IX non esitò a fulminargli quella specie di scomunica indiretta che fu il non expedit.

Dirai che sono un irrecuperabile relativista. Può darsi. Ma può darsi anche che mi disturbi solo confondere il sacro col profano, la fede con la tradizione, le cose serie con le scemenze. E che trovi più preoccupante la storia del presepe saccheggiato a Napoli che quella del presepe non allestito a Bolzano.

                                                                                                        Luigi Covatta

 

 

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