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Note
di regia
di
Manuela Ruggiero
“Basil
è ciò che penso di essere.
Lord
Henry è ciò che il mondo pensa di me.
Dorian è ciò che io vorrei essere."
Oscar
Wilde
Oscar
Wilde è una sensuale donna-uomo che, con canzoni, aforismi e
poesia, guida per tutta
la durata dello spettacolo il pubblico attraverso l’affascinante
mondo di un ragazzo bellissimo capace di trasmettere sensazioni
uniche a chi lo circonda: Dorian Gray.
Un
pittore dall’animo sensibile e romantico, Basil, ne resta subito
rapito e quando lo spettacolo si apre è
nel suo studio che cerca di finire il ritratto dal giovane
Dioniso.
Con
Basil, oltre a Dorian, c’è Lord Henry, vecchio amico del pittore,
uomo spiritoso, cinico e affascinante che subito cattura, con i suoi
discorsi, il suo charme e il duo essere dandy, l’attenzione del
ragazzo.
Lord Henry gli mostra un mondo alla ricerca della bellezza,
della perfezione nell’arte, del piacere dei sensi; un mondo che
rifiuta e nasconde bruttezza e vecchiaia, che rovescia il principio
“l’arte imita la vita” nel nuovo editto “la vita imita
l’arte” portando la
vita ad un prodotto e un
risultato dell’arte, dominata dai sensi e dall’estetismo.
Affascinato dalle idee di Lord Henry ma insieme spaventato
all’idea di invecchiare senza poter vivere fino in fondo tutte le
emozioni e i piaceri descritti da quell’affascinate e intelligente
Lord, Dorian comincia a
provare invidia per
l’eterna giovinezza del suo ritratto e inconsapevolmente stringe
un patto con il diavolo, gli vende l’anima pur di rimanere sempre
giovane.
Il suo
ritratto sarebbe invecchiato al posto suo, sarebbe stato il vero
specchio della sua anima. Inizia così una vita disinibita
all’insegna della conoscenza, della scoperta, della ricerca del
piacere dei sensi e del puro edonismo.
Ma il prezzo da pagare per
mantenere questo stile di vita è la corruzione della propria
dell’anima. Una tormentata storia d’amore con un’attrice di
teatro, Sybil, terminata col suicidio della ragazza è l’inizio di
questa corruzione.
Per la prima volta un ghigno malefico appare sul
ritratto dipinto da Basil.
Il
disfacimento dei suoi ideali (Dorian è un grande idealista), la
delusione e l’alto tradimento nei confronti dell’arte (Sibyl ha
rovinato i versi di Shakespeare recitando senz’arte) portano
Dorian a liberarsi, in una specie di vita segreta, dalle convenzioni
del suo stato sociale, a uscire dagli schemi di un finto perbenismo
borghese, a togliere inibizioni e freni alle
sue azioni, a sfidare con ogni eccesso la vita stessa.
Come
Faust è “assetato” dei “piaceri della vita” ma la società
borghese, pur non avendo alcuna prova reale contro di lui, senza
averne mai visto uno comincia a giudicare i suoi “peccati”.
Viene addirittura additato da colui che lo ama davvero (Basil) come
ingordo peccatore che,
senza scrupoli, calpesta i puri valori della morale della borghesia.
Ma quali sono i valori che calpesta Dorian Gray?
“In questo paese basta che un uomo sia
un po' “diverso” e abbia una certa intelligenza, sete di
conoscenza, perché ogni lingua mediocre si agiti contro di lui. E
che tipo di vita conducono questi che si atteggiano a moralisti?
Attorno a ricche e volgari tavole da pranzo sbandierano pregiudizi
solo per darsi un tono, per sentirsi più intimi delle persone che
calunniano. Mio caro amico, dimentichi che qui siamo nella patria
dell'ipocrisia.”
Dorian,
specchio di ciò che Wilde ha sempre desiderato essere, cerca con la
sua “vergognosa condotta” di uomo libero e “diverso” di fare
guerra alla finta morale che l’ha circondato fin da bambino.
Ma i
suoi stessi eccessi l’imprigionano nel vizio, i suoi puri
sentimenti si inaridiscono. Come stregato dai suoi desideri perde il controllo sulla sua volontà mentre l’anima,
avvelenata dall’egoismo e dal narcisismo, prende il sopravvento.
Il
ritratto, trasformato in un mostro di bruttezza dalle cicatrici che
i vizi hanno impresso sulla sua anima, si impadronisce della sua
volontà e delle sue azioni lasciando degenerare Dorian nella
depravazione, nella corruzione fino al crimine.
“Mostrificato”
dal carico di “peccati”, il dipinto guida
Dorian ad accusare il suo stesso creatore, il creatore della
sua eterna bellezza, Basil, come
unico colpevole della sua depravazione e per questo ad ucciderlo.
La
dissoluzione del corpo di Basil è la dissoluzione dell’anima di
Dorian. Nel finale l’ orrenda visione della sua incontrollabile
demoniaca anima gli fa compiere inconsapevolmente l’ultimo,
definitivo, omicidio, quello contro se stesso.
In scena i personaggi principali hanno un doppio, un
gemello con
il quale spesso interagiscono, o si confrontano, o come in uno
specchio si osservano, o dietro al quale si nascondono. Il doppio è
lo specchio di una società che dietro una facciata di perbenismo e
moralità nasconde a volte una voglia di libertà che spesso scade
nel cinismo e nel vizio più terribile. Doppia è anche la
personalità eclettica di Oscar Wilde e di come il poeta si rappresenta nella storia (in questo caso
addirittura “Trino”).
Wilde è Basil che
dipinge la sua anima ma che, una volta esternata agli occhi del
mondo, non può che ucciderla. Wilde desidera essere Dorian che vive libero una vita parallela
fatta di piaceri e desideri ma destinato, da una società che
rifiuta il “diverso”, a morire strangolato dai suoi stessi
eccessi.
Wilde è visto dagli altri come Henry, cinico, spiritoso,
affascinante per la sua “ambiguità” che nasconde in realtà,
come lo stesso Wilde nella vita, dietro la brillante
forza dei suoi aforismi e del suo ironico dandismo, una profonda
rassegnazione e un grande dolore per il passare degli anni, per
l’ineluttabile perdita della giovinezza.
La
scelta di un cast prevalentemente femminile nei ruoli maschili marca
ancora più fortemente l’ ambiguità dei personaggi.
Durante il
primo atto l’atmosfera sofisticata ed elegante dello spettacolo,
ispirata all’Art Nouveau, è accompagnata prevalentemente dalle
musiche di Chopin e Mozart. Nel secondo atto una scenografia più
minimale e l’uso prevalente delle luci di taglio ci riportano echi
di espressionismo, simbolismo toccando nella musica, in alcuni
momenti, le corde del dark.
Manuela
Ruggiero
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