|
Poetica della Festa
Ha
senso parlare di Festa
nel nostro tempo in cui sono sempre più numerose le proposte
culturali, dai festival ad ogni sorta di sagra paesana e
iniziativa ricreativa?
Crediamo
ci sia bisogno di fare Festa, di sospendere il tempo incalzante,
ordinario, per accogliere il dies dominica; festa appunto, tempo
pieno ed assoluto. Una condizione recuperata dove Canti
di festa propongono
un nunc pronto a ripetersi nel
semper ciclico dell’avvenimento festivo.
Il
dies festus è per sua natura un giorno che si manifesta
nuovamente e ci
ricorda, di fronte all’attuale e abituale rimozione del dolore, che non è necessariamente un
momento felice, ma anche un momento tragico, la tragicità
dell’attimo della vita,
concepita
da un Dioniso che crea e distrugge il cosmo attraverso i simboli
della Danza che,
sul cerchio, torna sempre al punto di partenza. Se l’attimo non
può fermarsi, può però tornare ed essere rigenerato.
Ma
la riproposta di un discorso festivo tradizionale è possibile,
se una comunità organica non se ne fa portatrice?
La
crisi del mondo contadino ha in gran parte tagliato le radici che
collegavano le comunità al loro passato. Esiste la memoria, ma
spesso con una mera valenza rievocativa. Come recuperarle o
crearne altre?
Altro
principio fondamentale della Festa è quello del caos, come
necessario punto di arrivo di un processo di rigenerazione e come
momento ricreativo nel quale si pongono le basi di un nuovo ordine
che è la ritrascrizione di qualcosa che c’era prima,
perché era nelle radici a cui si riferisce, a cui ci si
ispira, nella tradizione, nella natura.
Altra
peculiarità fondamentale della Festa è il tempo comunitario, non
pubblico, né collettivo, ma straordinario che esce dal
quotidiano. Il gruppo non è solo fruitore, ma partecipe e
protagonista. Ognuno è soggetto della festa. In questo modo il
nunc del tempo festivo si può collegare al semper della
consapevolezza che la
comunità umana sopravvive all’individuo e si può
rigenerare nel
momento stesso in cui si ritrova.
Crediamo
ancora che la festa non sia divertimento, fuga dalla fugacità del
tempo, ci si diverte per ’non pensare’, al contrario,
nella Festa, il tempo nella
ritualità viene offerto in sacrificio per essere
ricreato.
Come
passaggio dalla morte alla vita, la festa è un rito
d’iniziazione.
La
gestualità rituale è
memoria che ricorda
di più e meglio di quella individuale,
attraverso la sua rappresentazione il tempo s’annulla,
permettendo di ricollegarsi al tempo antico e alle feste
arcaiche.
Rito
dunque da portare a compimento insieme, nel quale i partecipanti
debbono narrarsi il
susseguirsi del morire e del rinascere,del morire della tragedia greca.
Festa
come rito, quindi come teatro.
|