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"Sotto
un lampione stile vecchio: uno di quei lampioni che se c'è vento
dondola e fa ballare l'ombra dei ricordi sul muro."
Così
dall'oscurità emerge un corpo femminile (EvaRossella Biolo) che
comincia a raccontare percorsi e storie di un viaggio da un
terrazzo all'orizzonte.
Di
tutte quelle cose che, nonostante siano tenute in uno strettissimo
spazio, lì tra CieloTerraMare, - l'orizzonte appunto - stanno lì
"tutte insieme tranquille senza litigare".
EvaRossella
Biolo intreccia parole, tesse canovacci; descrive (tanto bene da
riuscire a farceli "vedere", immaginare) luoghi e
personaggi che s'incontrano, per poi perdersi nuovamente, in
luoghi e spazi indefiniti, tra il terrazzo e l'orizzonte.
Il
monologo, scritto e raccontato con linguaggio gestuale e vocale,
evoca storie di donne che partono, camminano nel silenzio, sognano
l'orizzonte, disegnano le loro vite.
La
presenza scenica della Biolo, che conduce e tiene il monologo per
più di un'ora, mantiene alta l'attenzione del pubblico; che -
forse - soltanto in due brevissime occasioni ha avuto modo di
distaccarsi dal percorso narrativo.
I
tempi sono scanditi dal ritmo delle parole che, a loro volta,
seguono il ritmo frenetico dell'avvicendarsi dei fatti, quindi
delle scene virtuali che si susseguono.
Dei
personaggi che EvaRossella facilmente caratterizza, con la voce o
con la particolare gestualità del corpo, crea la loro visione e
percezione, porgendoli al pubblico.
Si
alternano così pensieri e parole della nonna e della nipotina, o
ancora della mamma e della bambina, del papà e dell'amico. Leggende
venete e ladine impreziosiscono il racconto di EvaRossella Biolo
che crea così un'ulteriore magia.
Le
emozioni più intense, poi, sono rese dall'espressione di un corpo
che danza nel silenzio delle parole.
Carmen Basile
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