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Bukowski di
Gianmarco Busetto
Tutti
quelli che conosco e che hanno letto Bukowski, ad un certo punto,
hanno creduto di poter essere Bukowski o per lo meno, hanno
pensato di poterci assomigliare. Qualcuno ha cominciato a
scrivere, qualcun' altro ad ubriacarsi, qualcuno è finito con
l'andare a puttane e qualcun' altro con il giocarsi tutti i
risparmi ai cavalli. Una cosa sfuggiva a tutte queste persone: è
vero, Bukowski faceva tutto questo, ma lui era unico, lui era un
genio. Tutto ciò che noi, quotidianamente, ci limitiamo a vedere,
ma mai ad osservare, lui è stato in grado, in primis, di viverlo
e solo poi di tradurlo in poesia.
Il
linguaggio semplice che Bukowski usava, il frasario gergale dei
perdenti, delle puttane, della gente comune, le loro storie, le
loro emozioni, le loro agonie, sono stati il segreto del suo
successo ma anche il tranello più facile in cui cadere per chi si
appresta superficialmente alle sue opere.
Sembra
facile scrivere come Bukowski e sembra affascinante vivere come
Bukowski, ma tutti quei frammenti di vita che lui racconta, tutte
quelle disperazioni, le ansie, le bevute, le scazzottate e le
scopate con le brutte, le grasse, le vecchie e le puttane,
una volta spogliate da quella patina di romanticismo letterario
con cui lui magistralmente le ricopriva, nascondono semplicemente
il dramma di un uomo vero, immerso in una realtà brutale, il
grido inascoltato d'una
persona destinata ad affondare nel silenzio d'un'esistenza
invisibile.
La
visceralità della sua scrittura ha la forza della fame vera e
della vera disperazione. Spesso mi chiedo che ne sarebbe stato di
lui se qualcuno non l'avesse scoperto, se qualcuno non avesse
apprezzato i suoi lavori, se qualcuno non avesse avuto il coraggio
di investire su di lui.
Ben
venga allora il Bukowski cantore ubriaco dell'altra America,
Bukowski l'oscuro, Bukowski il dissacrante, Bukowski il maledetto.
Bukowski il cinico, il pagliaccio e il violento ma se permettete,
io, qui, lontano da ogni retorica, mi limiterò ad omaggiare,
attraverso la lettura di alcune sue poesie, che personalmente
reputo tra le più vere, semplicemente, Bukowski, l'uomo.
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