Non
e’ bella.
Non
si puo’, pero’, non seguirla con lo sguardo quando
percorre il marciapiede sulla sinistra, sempre quello, mai sul
lato opposto.
Quel
suo modo di camminare, cosi’ particolare, e’ naturalmente
fluido, morbido nel movimento regolare di ogni passo.
Con
gli occhi bassi ma le spalle dritte, appena sfiorate dalla
lunghezza dei capelli biondi e lisci, percorre con passo
armonioso, - anche quando il ritardo la obbliga ad aumentare
l’andatura e rivelare percio’ un’eventuale finzione
nell’incedere -, le sue gambe ritmano l’elegante movenza
del suo corpo.
Sentimentalmente
sola, vive con la mamma e la sua bambina; talvolta - si nota -
tenta di imbastire una nuova storia d’amore, un qualche uomo
sembra volerle regalare attimi eterni di felicita’.
L’aggettivo
pero’ scompare, e gli attimi restano davvero tali, dopo
brevissimi periodi è nuovamente “donna sentimentalmente
sola”.
Proprio
ieri l’altro l’ho incontrata nel suo twin set color rosa -
incredibile il piacere cromatico creato dal connubio tra quel
rosa e il biondo dei capelli; la giacchina - lasciata aperta -
sottolineava le linee che, dalla base del collo, disegnavano i
profili dei seni al di sopra della maglietta dalla scollatura
poco generosa.
Una gonna leggera, dai fiorellini rosa su fondo nero, fasciava
i suoi fianchi - torniti - e avvolgeva le cosce, mentre
all’altezza delle ginocchia si liberava con una balza che,
ondulando, si sollevava a ogni passo.
Gli occhi, sempre con lo sguardo oltre, nel vano tentativo di
mostrarsi lontana da tutto e da tutti - sottile confine di
estraniazione -, tradiscono il pieno coinvolgimento nei
problemi dovuti al “dover vivere” quotidiano.
E’ fiera, pero’.
Cerca,
tuttavia, di nascondere - nel suo avanzare rasente i muri - il
desiderio di voler passare inosservata.
Non puo’ riuscirci, dovrebbe saperlo ormai; eviterebbe in
questo modo tutta la fatica spesa per rendersi fantasma, sia
nelle ore diurne sia in quelle notturne.
Credo
convivano, nel suo modo di essere, duellando quotidianamente,
fierezza e timidezza.
Ricorda
- se si osservano, anche solo per poco, i suoi modi di fare -
le donne del bianco e nero italiano degli anni Cinquanta:
tristi e fiere, massacrate dall’ingenuita’ e dalla
speranza, deluse dal sogno di una vita meno irta di ostacoli.