Io e la mia anima d'annata!

di Ilaria Drago         

 

Certe volte arrossisco appena e sono delicato come il sussurro dello scirocco nelle orecchie. Certe volte mi stingo in cristallino e sono come una sfera, attraverso di me centinaia di storie. Certe volte divento proprio rosso e scurissimo mi addenso come lava tra la lingua e la gola di chi mi prende dentro di sé. Rosso mi ci sono tinto da secoli, perché è il colore del sangue, è il colore dell’energia che quando ti percorre dalle caviglie fino all’anima più profonda ti senti tutta la potenza dell’universo scorrere tra un respiro e l’altro.

Ho un’anima nobile e calda che s’aggrappa ad ogni uomo o donna che mi vogliano prendere, che vogliano, avidi di piacere, lasciarsi fare festa dentro. Con me l’intero mondo ha l’occasione d’esistere unico e senza differenze di carnagione e senza bisogno di imbracciare fucili. Diciamolo pure che sono il meno razzista che possa esserci! Mi butto dalla coppa sacra di un altare cristiano al brindisi allegro delle notti pagane ululate alla luna oppure mi faccio prendere di sorpresa prima di un’ infinita rotazione derviscia. Non faccio mai distinzioni… tra gente e gente, dico; per me sono tutti uguali, hanno pance che fanno figli e nervi che si tendono e si spaccano le mani per tirare a campare e anche danzano allegri davanti ad un fuoco che scricchiola il ritmo della vita. Sacra per tutti! Questa è una bellezza tanto semplice e da non dimenticare. 

Sono un potente stregone e mi capita di fare magie che proprio si scambierebbero per miracoli se non fossero questi ultimi da attribuirsi soltanto all’Onnipotente! Amo la verità e quando m’impunto a volerla tirare fuori dalle costole strette come una ferraglia abituata a tenere i cuori ingabbiati e silenziosi, non c’è proprio verso di fermarmi. Tirare giù la maschera dell’orgoglio che impantana l’essere alla schiavitù della dimenticanza è il mio forte! E l’essere d’ognuno ha voglia, sempre!, di potere parlare e farsi sentire così com’è e fuori dal dovere di formalità e convenzioni che lo incatenano e lo intristiscono. Avete mai visto gli occhi di un uomo che all’improvviso, smontati da una faccia sempre incardinata ad un’immagine non sua, si accendono di sorrisi? Pare che l’intero firmamento aderisca alle sue ciglia! Io sì, l’ho visto e per giunta da dentro a fuori! Intendo dire che posso diventare quegli occhi che guardano il mondo in modo diverso dal solito. 

Perché infilandomi nel corpo di qualcuno quello che sente lo sento anch’io; quello che pensa lo penso anch’io; quello che ama lo amo anch’io e, a scanso della sua riservatezza, poi lo navigo fuori da quello stesso corpo. E ce ne sono tantissime di persone che si prodigano a cementare sotto tonnellate di silenzi quello che provano; il perché credo sia per la paura di restare in una solitudine senza ritorno. Credo. E allora io accompagno il cuore piegato ad infrangersi con l’impeto di un’onda anomala sulla scogliera di quella negazione di dialogo, di scambio, d’amore. E lo so che spesso creo sconcerto, ma alle volte serve uno shock che faccia incrinare la realtà all’ascolto, perché finalmente si tendano le mani al soccorso. Soltanto i bambini lascio stare, ché fino a che nessuno vìola il confine della loro sincerità e della loro innocenza, hanno più cose da insegnare di qualsiasi altro; e li vedi come giostrano e come saltano e come sanno chiedere e sognare; li vedi come sanno dare e giacere fra le mani di una storia inventata e tanto vera da fare vacillare tutto quanto intorno; li vedi che sono belli quando non hanno bisogno di uno scudo a proteggergli gli occhi dalle mitragliatrici, ma vivono la passione delle lucertole e delle rane e del mondo tutto da conquistare a capriole.

Mi sento amato! Mi sento di tutti e tutti nell’istante in cui la degustazione si sposa alla mia consistenza alcolica posso dire che mi appartengano. Ma il mio fiore all’occhiello, la mia passione e la mia gioia più profonda, lo dico senza remore di vergogna e lo grido come un matto, è fare all’amore! Non potete immaginare la mia beatitudine quando scorro dal chiuso di una bottiglia alla libertà che la bocca di qualcuno mi concede a sorsi! Improvvisamente ne divengo l’amante. Se è una donna che mi beve, io mi mescolo alla sua bocca come fossi un mare che riverbera memoria e nell’attraversarle il corpo mi faccio a forma d’ogni sua forma e divento una carezza e divento una lancia. E se è un uomo ad assaggiarmi allora divento il richiamo antico d’una sirena, lo convinco a farmi posare sulla sua storia di sudore e lavoro duro, gli avvolgo le membra e lo ritorco in una passione come un miele e amara come la distanza degli amanti che non si colmerà mai… resterà di me un desiderio infinito…

…Oh, se potessi bermi anch’io!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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