ATTIMO RIVELATORE.

di Graziella Violante

Sin dal mattino le sembrò naturale che la giornata fosse cominciata così plumbea e pigra, pure c’era una incertezza che la spaesava: le faceva susseguire movimenti come da essi distaccata.

Si vedeva infilare le calze, cercare le mutandine e scegliere il vestito.

Poi fuori c’era un’aria che l’attirava ed uscì.

In sé quell’aria stupida che fa barcollare quella sospensione rosso viola, quel rigurgito che poteva trasformarla da allegra in nuvolosa tristezza: seguì l’impulso, era l’ora del tramonto.

E’ terribile volere assaporare qualcosa di nuovo e non sapere il sapore che si cerca, né il suo nome;per questo anche il corpo sbanda sui tacchi e tentennano i passi e oscillano le mete dei desideri e del pensiero.

La sala della conferenza alla quale lentamente era corsa per arrivare giusto in tempo per l’intervento pedante e noioso e già all’esordio, odorava di impermeabili bagnati e di ombrelli gocciolanti.

Si guardò intorno e vide un amico dallo sguardi cinico. Gli si sedette accanto mormorandogli:

“mi sembrano tutti così stupidi stasera!”

“Hai ragione ! Forse lo sono davvero! Andiamo!

“ Si, c’è la mostra di Paola, andiamo là “.

E con atto non voluto rapì l’amico, il quale per darle una sosta dalla pioggia la infilò in una sala da thè,  dove snocciolarono biscotti aneddoti e pettegolezzi con il tono dei filosofi.

  Era questo che le piaceva in lui, sapeva entrare con lei subito in sintonia tutte le distanti volte che si incontravano: sempre per caso..

La provocava sempre per vederla arrossire, per studiarla e seguirla.

Perché ti osservavo l’altra sera, te ne stavi in disparte, si è avvicinato Alfredo, ti si è seduto accanto e non lo hai più mollato, in una conversazione fitta di sussurri, in cosa lo hai coinvolto, mi chiedevo: lo avevi serrato; poi, di scatto ti sei alzata e persa in un crocicchio più numeroso ed Alfredo è rimasto lì dieci minuti prima di intendere che da lui non saresti tornata.”

“Oh, ci guardavamo intorno tutti e due e ci chiedevamo quale fosse la nota dominante, se quella degli ossessivi o quella dei paranoici; sembrava che nessuno fosse lì per divertirsi soltanto, l’hai notato? Mancava in quella  serata una folta dose di isteria. Perché, tu prediligi le donne che si esibiscono?”

“No. Mi avvicino volentieri a quelle sole e assorte e soffro spesso di delusione. Come una settimana fa una biondina scialba tipo inglese, a suo agio sulla poltrona compiaciuta guardava il brusio intorno: l’ho osservata e mi sono condotto verso il mistero  che celava..

Ahimè, lo ha svelato tutto in poco tempo con un condensato resoconto della sua vita!”

“Che sciocca! Non si deve mai dire niente di sé le prime volte!”

“Credo che tu sia una donna che sa come essere donna” e lei “Andiamo, arriveremo tardi”

Ma pioveva pioveva fuori, il thé  svelava in nebbie di anelli di vapore l’intimità che si creava, e scendeva giù ad intieporirli; a lui, lo sguardo cinico gli si illanguidì  ed ordinò altri pasticcini, elogiando la segretezza delle sale da the , ed era tentato di indagare ancora, quando un piccolo alone tra le sopracciglia di lei che s’aggrottavano lo rese sagace:

“Andiamo?" disse lui.

E la portò sotto la pioggia. L’ombrello non risparmiava la pelliccia di lei che assorbiva costantemente tutta l’acqua, ma lui  inesorabile se la portava accanto.

Lo seguiva avvinta dalla sua prepotenza e curiosa. Ora anche il vento ci si era messo ad avvolgerli nel proprio turbine isolandoli sotto l’ombrello che sfuggiva tentando di volare via; e le gocce di pioggia, seguendo più la traiettoria del vento che la forza di gravità, cadevano pungenti sui loro visi staffilandoli. S infilarono in una libreria e vi sostarono curiosando e lui comprò.

Uscendo le consegnò un pacchettino:“Aprilo dopo.”   

E proprio come seguendo un impulso, lievemente simulando, le posò un bacio birichino sulla guancia che lei  cedette come ad un omaggio dovuto, rivoltando poi di scatto la testa all’indietro lei gli sorrise un complice ammicco e scartò il libro, ignorando il viso in disappunto a lei di fronte.

“Stendhal! L’egotista! E’ una domanda o una rivelazione?"

“E’ a te sciogliere l’enigma” e suonava rauca la voce di lui mentre sottobraccio la prendeva per avviarsi insieme ancora. Non certo dentro una galleria che rumorosamente festeggiava, dove non l’avrebbe udita né sentita accanto; né in letto, anche se ci pensava e se lo chiedeva, bensì a passeggio, ancora, sotto insegne luminose di negozi, a guardarla scrutare di sottecchi le vetrine, mentre un po’ trattenuta e col passo dondolante raccoglieva il viso per rispondere. 

Giù verso i fori imperiali, tra la fatiscenza e quei fari rosa, di sicuro quel qualcosa che di lei gli sfuggiva sarebbe saltato in risalto. Oppure, furtivo, sospingerla tra i battenti di un portone all’interno di una chiesa e per gioco farle ascoltare le spiegazioni che illustrano ciò che in una chiesa in risparmio di candele non si vede mai; e, si, accendere il voto di una candela che illumini il volto di lei di sicuro mistico: voleva scoprirla in smorfie e sciocchezze, voleva capire se aveva un copione o se era lei, così, perfetta e totalmente imperfetta. Infine davanti all’altare chino le ginocchia e le chiedo la mano. 

Per celia.

“Mi  dispiace, io, devo andare” si staccò invece lei. “rileggerò stasera, non sia mai mi si riveli l’enigma!” Sorrise di nuovo. “alla vernice tu vai e poi mi dirai?"

Nessuna delle rimostranze che gli vennero in mente gli sembrò adatta e raccolse la mano di lei, che frettolosa già si ritirava si alzava in ultimo gesto e tornò su sé a sistemare il collo della pelliccia; e lei a lui parve un pulcino sperduto nel traffico del mondo capace di sviare pericoli grazie a continui atti propizi di incoscienza, di frette immotivate. 

Lei si allontanò.

Quante sciocchezze ho detto! Non sapeva più che dire!  Chissà chi ama, lei si chiese, e cosa ha in testa e nel cuore. Non voleva saperlo, che di fiele sia fatto? E sorrise.

Poco più in là passava lui che pensava la stessa cosa, per un attimo la spiò e lei non se ne accorse: la spiegazione era alla base della cartilagine tra le narici, in quella fessura verticale sopra le di lei labbra, quanto rimaneva fissa o s’aggrottava o distendeva al sorriso. 

E lui sorrise.

Graziella Violante

 

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