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Claudio
Damiani
Poesie
Cura e prefazione di Marco Lodoli
La
presentazione del volume di poesie di Claudio Damiani - lo scorso 27
Settembre 2010 - ci ha indotto a pubblicare qui le parole della
prefazione di Lodoli; non avremmo potuto far meglio...
Marco
Lodoli, della poesia di Claudio Damiani, parla cosi': ha
un timbro e una sostanza immediatamente riconoscibili, perché afferra
il cuore e perché viene da lontano - dal sempre, direi, se il sempre
fosse una categoria letteraria.
Una poesia che non divaga e non si
distrae in inutili acrobazie stilistiche, che non vuole scandalizzare o
sorprendere grattando i nervi, ma che rimane costantemente fedele,
persino nella sua metrica, al ritmo profondo dell'esistenza.
Il ritmo
dei versi è il respiro profondo e ciclico della vita, e le immagini di
un uomo nella natura non pretendono di scavalcare un destino comune o
peggio ancora di maledirlo in nome di una superiorità intellettuale:
qui siamo esattamente dentro il percorso di un'emozione che sa quanto
la vita sia breve e sacra.
Una grande compassione lega Damiani alle creature del mondo, non
c'è bisogno di andare via dalla propria terra, di moltiplicare incontri
ed esperienze per scoprire l'evidenza di una legge naturale, tanto
crudele quanto ineludibile.
Amo i libri di Damiani come cose vive, tremanti, generose nella
coscienza del limite: confesso di aver talvolta baciato queste pagine
come amiche sincere che sul bordo di un addio ci dicono le cose più
importanti, con il tono pacato di chi non ha più nulla da nascondere,
nulla da abbellire con i fiocchi della letteratura.
È una poesia
grandissima perché va al cuore del problema, là dove la vita e la morte
si guardano negli occhi e si riconoscono come parti del tutto.
Queste poesie non solo ci convincono nella loro distesa purezza, ma
per un poco almeno ci rendono migliori, come la grande poesia fa
sempre, perché ci mettono in contatto con il centro della vita, vita
che si disperde ovunque, che si ammala, soffre e scompare nella storia
individuale e collettiva, ma che contiene un nocciolo fermo, fecondo come l'amore.
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Claudio
Damiani
Nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo, vive
a
Roma dall'infanzia. Ha pubblicato le raccolte poetiche
Fraturno (Abete,
1987), La mia casa (Pegaso, 1994, Premio Dario
Bellezza), La miniera
(Fazi, 1997, Premio Metauro), Eroi (Fazi, 2000, Premio
Aleramo, Premio
Montale, Premio Frascati), Attorno al fuoco (Avagliano,
2006, finalista
Premio Viareggio, Premio Mario Luzi, Premio Violani
Landi, Premio
Unione Scrittori) e Sognando Li Po (Marietti, 2008,
Premio Lerici Pea).
Ha curato i volumi: Almanacco di Primavera. Arte e
poesia (L'Attico
Editore, 1992); Orazio, Arte poetica, con interventi di
autori
contemporanei (Fazi, 1995); Le più belle poesie di
Trilussa (Mondadori,
2000). È stato tra i fondatori della rivista letteraria
Braci (1980-
84). Suoi testi sono stati tradotti in diverse lingue
(tra cui
principalmente inglese, spagnolo, serbo, sloveno,
rumeno) e compaiono
in molte antologie italiane (anche scolastiche) e
straniere. Collabora
con vari giornali tra cui la cronaca di Roma di
«Repubblica».
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