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In questo numero una giovane giornalista che ci condurra', poi, mese per mese, tra insoliti sentieri...
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ROCK PROGRESSIVO di Patrizia Spora
La fusione di psichedelia, atmosfere jazz, rock-blues e folk-rock, fino all'hard-rock, proposti in sperimentazioni brillanti, raffinate ed estremamente colte, hanno dato vita al rock progressivo anni 70,che oggi prova a rinascere. Un genere musicale nato in Inghilterra, che segna un paradossale ritorno alla ragione e all'invenzione, a una breve stagione di musica pensata, in continua evoluzione, come forse non ce ne saranno più. Se il rock e roll degli anni '50 fu musica per il corpo e il rock dei 60 fu musica per liberare il corpo attraverso la mente, il cosiddetto rock “progressivo” fu musica prima di tutto per la crescita della mente, come ha giustamente dichiarato un critico. Gli elementi base del progressive sono: la suite, ovvero brano esteso in più movimenti legati fra loro, il massiccio utilizzo di cambi di tempo nella ritmica, l'impiego di strumentazioni molto allargate come, chitarra, batteria, e un massiccio utilizzo di tastiere, poi arrangiamenti molto ricchi e ridondanti, uso molto limitato dell'improvvisazione, testi impegnati, colti, in alcuni casi tendenti al metaforico, criptico. Il progressive è stato una tappa fondamentale nell'evoluzione del rock, addirittura una vera e propria rivoluzione copernicana che ha consacrato il rock come forma artistica in sé e non più come puro disimpegno: è stato si “la” musica degli anni 70, certamente ancorato a quei tempi, ma tuttavia sorprendentemente vivo e vitale ancora oggi, anzi forse il più vigoroso e persistente di tutti i fenomeni di revivalismo che ciclicamente hanno provato a resuscitare il rock. Chi ascoltandolo non si è lasciato andare, abbandonato al suo charme?, e quale musicista, magari anche solo per sperimentare, non si è ispirato alle emozioni e visioni di questa musica, sfumata, sfuggente sempre altrove come nei paesi evocati da Gabriel Faurè, attraverso un un'espressione evasiva. Ma questa “musica giovane”, ha una data di nascita? E c 'è un primo disco progressive? Per gli esperti esistono nodi inespressi di progressive in nuce, embrionale, in alcune espressioni legate al pop, alla psichedelia o al rock-blues già a partire dal 1967, ma se si pensa e si cerca una data d'inizio tutti concordano con il 10 ottobre 1969, giorno nel quale è uscita l'opera prima dei King Crimson, il celeberrimo “ In The Court Of Crimson King”, disco dominato e dilatato da un sovrautilizzo del Mellotron, e arricchito con testi metafisici che ne fanno uno tra i più grandi capolavori del progressive e del rock tutto. Simbolo del progressive stesso però non sono i Crimson, ma i Genesis, gruppo più identificabile al genere romantico, favolistico. La loro caratteristica è data da una solidissima struttura compositiva, un'articolazione dei brani, le fughe tastieristiche, parti chitarristiche di grande suggestione quasi pittorica. Altro “totem” del progressive sono gli Emerson Lake And Palmer, funambolici, narcisisti e raffinati nel legare rock, classica e jazz. Se i Genesis sono l'anima immaginifica del progressive e i King Crimson l'anima culturale e sperimentale, gli Yes ne sono l'anima tecnica. Tra i grandi vengono annoverati due gruppi, diversissimi ma celeberrimi entrambi, i Jetrho Tull, “dinosauri” del prog che nascono come gruppo di eclettico folk-blues-rock, e i Pink Floyd, fautori di una psichedelia stralunata ma molto consapevole e razionale. Questi i gruppi più noti, ma la grandezza del progressive si misura anche nell'opera di gruppi minori, pensiamo ai Van Der Graaf Generatro, ai Gentle Giant e a tutti quelli della scuola di Canterbury. Sulla scena italiana re indiscussi sono: la Pfm, il Banco Del Mutuo Soccorso e le Orme. La Pfm è decisamente il gruppo più legato al prog anglosassone, il Banco è invece meno spettacolare ma più articolato e in qualche maniera colto. Meno considerate, le Orme partono alla fine degli anni 60 come un gruppo beta-pop. Ma la scena italiana è in realtà molto più ricca e originale, come non citare il progressive venato di jazz e sperimentazione degli Area, e come non apprezzare gli Osanna, con le loro sonorità folk partenopee e mediterranee, tra violenti assolo di chitarra elettrica e Mellotron. Altro esempio i New Trolls, che passano attraverso la psichedelia al rock barocco di “Concerto Grosso” , il pezzo di prog più famoso in Italia che unisce la sonata classica, con testi ispirati a Schakespeare, alla musica elettronica. Questo tuffo nel passato del rock progressive, vuole provare a far conoscere un genere che, spuntato come un fiore bello iridescente, ma poi sfiorito, oggi miracolosamente rifiorisce in tutto il suo splendore e nella sua complessità, testimoniando anche il fatto che forse << Non si dovrebbe scrivere “sulla” musica, ma “con” la musica e musicalmente-restare complici del suo mistero...>>. Così si esprimeva il musicista e filosofo Vladimir Jankèlèvitch nel corso di una lunga intervista, che estesa alla musica in generale, e in questo caso al progressive, fornisce una spiegazione di come si può intendere questa arte complessa, ovvero che “La musica testimonia il fatto che l'essenziale in tutte le cose è non so che d'inafferabile e d'ineffabile; essa rafforza in noi la convinzione che, ecco, la cosa più importante del mondo è proprio quella che non si può dire”. La musica rivela il senso del senso:
lo rivela proprio sottraendolo, e per converso lo rende volatile e
fugace nell'atto stesso di rivelarlo. La musica
è allegoria e alibi, una fioritura, una giravolta, una
efflorescenza della vita, e il discorso musicale è una velocità che
indugia e non va da nessuna parte, per questo come diceva il grande Frank
Zappa “Parlare di musica è come ballare di architettura”.
Patrizia Spora |
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