Fonde
in armonia perfetta Jazz, hip hop, blues, saul e gospel, canta come una
diva nera anni quaranta e racconta di tradimento, sesso, e vizi
notturni.
E'
Amy Winehouse, voce calda, sublime e maledetta, talento straordinario e
irresistibile per il gusto un po' retrò che incarna e per quella
“maledizione di vivere” che mette in musica.
A
soli 23 anni, con lingua affilata e slang racconta una vita di eccessi e
disordini, attraverso una musica d'altri tempi e con un voce da brividi
che la fanno assomigliare a Billie Holiday e Ella Fitzgerald.
Da
dove poteva sbucare, una come Amy Winehouse non da Londra la città dove
tutto è possibile?. Amy nasce a Camden nel 1984, da una mamma
appassionata di Carole King e James Taylor e da un papà che ascolta
Sarah Vaughn e Dinah Washington. All'età di 10 anni fonda un gruppo rap
amatoriale chiamato Swewt'n' Sour, as Sour e all'età di 13 anni
Amy comincia a suonare la chitarra acustica che le hanno regalato i
genitori, riuscendo negli anni ad equilibrare il suono dello strumento
al timbro della sua voce che assomiglia proprio ad una chitarre
acustica.
Possiamo
dire che Amy è riuscita ad unire la
scala delle note alla
rotondità e emozionalità della voce, portando il suo timbro vocale ad
assomigliare ad una chitarra e in alcuni casi, addirittura al distorsore Wawa CryBaby.
Intanto,
da brava adolescente irrequieta, attraversa una sequenza di fasi: prima
grunge, poi hendrixiana. Amy studia alla scuola di teatro Sylvia Young,
ma viene espulsa “perchè non si applica” e perchè si presenta con
un piercing sul naso. Passa a una scuola solo per ragazze in South
London, ma le attività
didattiche non la fanno esattamente impazzire, odia studiare e in ogni
frammento di tempo libero si infila nell'aula di musica per suonare il
pianoforte o la chitarra.
Qui
avviene la scoperta e l'immersione nel jazz: a 16 anni inizia a studiare
la storia e a educare la voce, quindi entra in una Youth Jazz Orchestra.
Adora Ray Charles e Roy Avers e parallelamente cresce anche la passione
per hip hop e r' n' b' moderni, grazie a Jodeci, Jagged Edge, Mos Def,
Talib Kweli, The Roots, Erykah Badu.
Iniziano
a girare voci sul nuovo talento sbocciato in città, la giovanissima,
sfacciata e insolente Amy Winehouse. La Island Records se la accaparra
subito e poi le concede tempo e tranquillità
per lavorare alla sua musica assieme
a Felix Howard, Matt Rowe, Stefan Skarbek, Commissioner Gordon e
Salaam Remi. Nasce così a soli 19 anni, l'album di debutto
“Frank”, pubblicato alla fine del 2003 e subito un successo
di pubblico e critica che vince il disco di platino e vende oltre
300.000 copie. Amy conquista anche due nomination ai Birt Awards (
British Female Solo Artist e British Urban Act)
L'album
è una miniera di di singoli: “ Take The Box”, “In My Bed”, “
Pumps”. Dopo la pubblicazione però
commenta di sentirsi soltanto per l'80% dietro l'album a
causa dell'inclusione da parte della casa discografica di alcune canzoni
che non le sono piaciute. Dopo la pubblicazione del suo secondo album
afferma “ non posso neanche più ascoltarlo, Frank.
Infatti, non l'ho
mai potuto ascoltare. Mi piace suonarlo dal vivo, ma ascoltarlo è
un'altra cosa”. Nell'anno è mezzo successivo Amy non scrive neanche
un brano ma si dedica a pieno ritmo all'attività live. Per stimolare di
nuovo la sua vena creativa è fondamentale l'incontro con il DJ e
producer Mark Ronson: la soulsinger ritorna a comporre e in poche
settimane butta giù alcuni brani chiave del suo prossimo album.
Nell'ottobre 2006, esattamente 3 anni dopo l'esordio, arriva l'atteso sequel: “Back To Black” un disco diverso dal precedente,
meno influenzato dal Jazz e più spostato verso i gruppi femminili anni
'50 e '60, come la stessa Winehouse ama descriverlo.
In Inghilterra arriva alla vetta della UK Singles Chart in
pochissime settimane. Negli Usa raggiunge la posizione numero 7° ed è l'unico disco di una cantante inglese ad aver
raggiunto una posizione così alta nella Billboard 200.
Le undici tracce
del disco sono prodotte da Salaam Remi e dallo stesso Ronson, e i primi
due brani “Wake Up Alone” e “Rehab”
(nella canzone Rehab nomina Ray e Mr. Hathaway. Sono riferimenti
a Ray Charles e a Donny Hathaway), vengono mandati per la prima volta in
airplay proprio durante un programma radiofonico condotto dal celebre
DJ.
Uno dei singoli, “You Know I'm No Good” è un remix con le rime
di Ghostface Killah della crew dei Wu-Tang Clan. La giovane performer
inglese continua ad incuriosire e far discutere i suoi fans mettendo in
scena esattamente quello che il suo pubblico vuole.
Le perdite di
equilibrio, l'atteggiamento distaccato misto a un ostentato
menefreghismo, la tosse che di tanto in tanto interrompe il canto, il
fastidioso sudore che le fa colare l'ormai celebre eye liner pesante, la
cofana di capelli da
sistemare ossessivamente, il tubino rosso da tirare su a scongiurare il
seno in vista, il gonnellino tartassato generosamente, le braccia magre
che disegnano improbabili coreogrfie: ingredienti che a tratti sembrano
quasi studiati, che ti portano a chiederti più di una volta il classico
“ci è o ci fa”.
Questa è Amy, la giovane cantautrice che
incuriosisce e fa discutere anche per i molti tatuaggi di donne nude che
porta sul suo corpo e al riguardo dei quali spiega “ Mi piacciono le
Pin-up. Mi sento più uomo che donna. Però non sono lesbica-non prima
di una sambuca comunque”.