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di
Alessandro Zodda
“Interi
mondi sono stati
edificati sul dolore,
grandi
meraviglie sono state create dal desiderio.
Queste
sono solo piccole lacrime tesoro,
versale
senza paura e posa il capo sulla mia spalla.
Fuori
dalla mia finestra il mondo se n’e’ andato alla guerra.
Sei
tu quella che stavo aspettando?”
(Are You-The one that I’ve been
waiting for?)
Per
parlare di Nick Cave si deve per forza di cose cominciare dalle parole
delle sue canzoni.
Parole
che scavano in profondità, mondi evocati con lucida follia, popolati da
esseri striscianti, dove la pioggia cade per punire. Cave canta il male
e il dolore ma nessuno riesce a parlare d’amore come ne parla lui.
Tutto
conduce ad Edgar Allan Poe, disse una volta il padre della
Beatgeneration Allen Ginsberg, ma nei testi, nelle visioni dell’ormai
cinquantenne australiano si trovano anche le apocalissi di Milton (Red
Right Hand), Artaud e il suo Teatro della Crudeltà ma soprattutto le
sacre scritture, vera e propria ossessione portata sotto la giacca come
una seconda pelle.
Nasce
in Australia il Nostro, il 22 settembre del 1957 a Warracknabeal una
piccola cittadina di campagna situata a circa 300 km da Melbourne.
Studente dotato ma insofferente alla disciplina comincia però a
nutrirsi di alta letteratura, primo fra tutti Dostoevsky e il suo
Delitto e Castigo che lascia un marchio indelebile su di lui. Assieme a
Michael John Harvey, con cui condividerà arte, fama e successo per
tutti gli anni a venire fonda i Boys Next Door che presto, da un passo
di Delitto e Castigo diventano THE BIRTHDAY PARTY.
Gruppo
che suona una sorta di sabba elettrico, blues catacombale con un Cave
urlante e imprecante, teatralmente provocatorio al punto di creare ogni
volta memorabili performance dal vivo che spesso si concludono in rissa.
“Re
inchiostro si sente uno scarafaggio che nuota in una scodella di zuppa
Re
inchiostro, alzati, fatti forza, svegliati – Cosa c’è in quella
stanza?
Esprimi
te stesso, di qualcosa ad alta voce! (King Ink)
“Io
amo colui che crea al di sopra di se stesso e così perisce” (F.Nietsche)
Continuano
le folli visioni caveane alimentate da quella che diventerà ossessione,
musa, fonte di disperazione: l’eroina, consumata ossessivamente al
punto da ridurlo, a Berlino, in un tunnel spiraliforme ma al tempo
stesso generatore di immensa creatività. Altro incontro illuminante
nelle cantine berlinesi è Blixa Bargeld, geniale chitarrista del gruppo
rumorista Einsturzende Neubauten che di li a poco farà parte dei BAD
SEEDS ( dal Libro dei Salmi). A Berlino, che in realtà è diventata un
nessun dove Cave, in uno squallido appartamento, circondato da siringhe,
resti di cibo, una macchina da scrivere, cementa la sua leggenda. Sunto
di questo inno alla dissolutezza è YOUR FUNERAL…MY TRIAL, disco
partorito dal dolore per la separazione da Anita Lane - nel primo disco
la sua foto compariva a mo’ di santino - sua storica compagna.
Opera
che ha il suo culmine in The Carny, un lungo recitativo. Un mondo
oscuro, tragico, popolato da figure striscianti arrivate direttamente
dal Freak di T. Browing.
Un
mondo parallelo, lontano e inquietante: “...e
poi la pioggia prese a martellare la terra. Tutti corsero ai
carri e chiusero stretti i teloni. I gatti pieni di rogna, ringhiavano
nelle gabbie. La ragazza uccello sbatteva le ali e strideva senza sosta.
Tutta
la valle puzzava di bestia bagnata. Bestia bagnata e fieno marcio...”
(The Carny)
Anche
Wenders conquistato dal magnetismo dell’australiano inserira’ la
canzone nel suo film piu’lirico e poetico Il cielo sopra Berlino dove
i BAD SEEDS eseguiranno anche Your Funeral My Trial.
Inutile
soffermarsi sulla quantità di progetti, colonne sonore sceneggiature e
perfino un libro del Nostro (And The Ass Saw The Angel) - peraltro
partorito e figlio della dissolutezza del periodo eroberlinese -
sono le parole straordinarie delle sue canzoni che catalizzano e
fanno sanguinare.
E
non credo nell’esistenza degli angeli.
Ma
guardandoti mi chiedo se è davvero così
E
se ci credessi li radunerei tutti
per
chiedere loro di avere cura di te
di
accndere una candela per te,
di
rendere luminoso e chiaro il tuo cammino. (Into my Arms)
Siamo
alla fine del secolo (1997) e Cave ha alle spalle già innumerevoli
dischi straordinari, spesso capolavori e dopo un’intensa storia che lo
spinge a trasferirsi a San Paolo in Brasile, dove nascerà Luke, torna
in Europa per dedicarsi a due progetti paralleli.
MURDER
BALLADS è un disco corale, denso di collaborazioni e duetti tutti
incentrati sulla morte violenta, l’omicidio efferato, la pazzia.
Diventa
un successo di pubblico e critica grazie anche alla partecipazione di
ospiti illustri, vittime sacrificali del poeta australiano P.J.Harvey,
Shane MCGowan cantante dei Pogues che condividerà l’altra passione di
Cave, l’alcool; Kylie Minogue, la stellina dell’ easy pop e Anita
Lane, la fidanzata storica. Ma è THE BOATMAN’S CALL che entra nel
cuore. Intimo, suonato principalmente al pianoforte, quasi un disco da
camera vellutato e doloroso. Cave è diventato uno staordinario
cantante, le sue parole arrivano piene riempiono, abbagliano.
Riferimenti biblici, quasi come se la fede smarrita lo avesse ritrovato,
come il Coltrane di A Love Supreme.
Sono
l’amore, intenso e breve e l’abbandono gli elementi cardine dei
testi, disillusi e lontani.
C’è
un regno,
c’è
un Re che vive fuori, che vive dentro.
I
cieli stellati sopra di me,
la
legge morale dentro.
Così
appare il mondo. (There is a kingdom)
……..
Sento
ancora le sue piccole dita strette sulla mia mano,
risvegliati
amore mio,
amante
mia!
Dove
andiamo se non c’è un posto dove andare? (Where do we go now but nowhere)
Lontano
versa lacrime incurante e disilluso in un mondo che si perde. E lontani
noi lo vediamo brillare.
Alessandro
Zodda
N.B. TROPPE
LE COSE SMARRITE E NON DETTE, UN BUON VEICOLO PER APPROFONDIRE LA STORIA
DEL MUSICISTA AUSTRALIANO E’ SICURAMENTE IL LIBRO DI IAN JOHNSON, BAD
SEEDS THE BIOGRAPHY OF NICK CAVE.
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N.B.
Le foto presenti in quest'articolo sono state prese da internet.
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