THE COLLETTIVO
"Something About Mary Quant " (Materia Principale/Family Affair)
  

FreakOut

Il loro disco d'esordio, "Something About Mary Quant", è tra le cose più elettrizzanti ascoltate negli ultimi anni, e se ne sono accorti anche i principali magazine musicali italiani! 

Una manciata di canzoni dirette, veloci, straripanti di intuizioni melodiche che lasciano trasparire un'incredibile sensibilità pop. Rock'n'roll iper-adrenalinico, inflessioni post-punk, spruzzatine di pop 80's e sfumature new-wave.

La produzione artistica del disco è stata affidata a Matteo Cantaluppi, il mastering è stato invece effettuato presso lo Sterling Sound di New York da Steve Fallone (già a lavoro con The Strokes, TV On The Radio, Au Revoir Simone e tanti altri).


le prime recensioni del disco

(Rockstar / ****)
La distanza tra Napoli e Londra si accorcia con l'ascolto di
'Something About Mary Quant', primo lavoro dei Collettivo. La
promettente band napoletana ci regala dieci perle di rock'n'roll con spruzzatine qua e là di new wave e post punk, realizzando un mix genuino, energico e altamente ballabile. Anche stando seduti è impossibile non battere il piedino o muovere la testa al ritmo di canzoni quali 'My Sweet Radio',

'Does Anybody Want Me?', o ancora 'London Town'. Prodotto da Matteo Cantaluppi, il lavoro si avvicina a quanto fatto da Rapture e Franz Ferdinand, evidenziando comunque personalità e raffinatezza. 

Prossimi eroi del dancefloor? Speriamo. Di sicuro i Collettivo sono unadelle migliori sorprese italiane di fine anno.

(Rocksound)
Se per voi il rock non è un affare di pogo ma un genere capace di animare il dancefloor, allora 'Something About Mary Quant' dei Collettivo è senz'altro il disco che fa per voi.

La band partenopea ci regala un primo album davvero contagioso, con le sue sonorità che si rifanno alla new wave e al post punk, senza tralasciare il pop tipico degli Eighties. 

'London Town', 'Does Anybody Want Me', 'My Sweet Radio', 'Lies' e 'Supermen' sono canzoni che non aspettano altro che venire remixate (magari dai 2Many DJ'S) assieme a quelle di Franz Ferdinand e Rapture, tanto per citare un paio di nomi. 

Queste canzoni reggono senza timore reverenziale il confronto con tutte le produzioni inglesi, al punto da non sembrare
neppure un disco di una band italiana. 

Se ai Collettivo non si aprono le porte del mercato estero, prendiamocela con chi non fa nulla per aiutare la
musica di casa nostra.

(Rumore)
Sorpresa! Senza tante storie e liberi da sponsorizzazioni e
condizionamenti di sorta, cinque ragazzi di Napoli confezionano un esempio di come un disco d'esordio dovrebbe sempre suonare: energico, vitale e spregiudicato. 

Detto subito che come indica il titolo del disco il parametro di riferimento è il pop di marca anglosassone, 

The Collettivo mettono insieme dieci canzoni che del genere riassumono al meglio l'ultimo ventennio. 

Dai Pulp ai Bloc Party passando per Blur, Supergrass e Kaiser Chiefs, suoni ai quali i giovanotti nostrani iniettano adrenalina in dosi che neanche la Uma Thurman di Pulp Fiction avrebbe sopportato. 

A questo si aggiunge una capacità di indovinare riff e ritornelli che stupisce per continuità d'ispirazione, non abbandonando il disco in nessuna delle sue dieci tracce. Eccellenti.

(Blow Up) 
(...) Un disco pop nutrito di ritornelli antemici, solide ritmiche
electro-funk, e rifferama equamente distribuito fra chitarre e
sintetizzatori. (...) vibrano di sincera passione. 

Ci piace il guizzo Super Furry Animals di "My sweet radio", la corsa febbrile di "Lies", la vena più romantico-spensierata anni '80 di "Calm Down", il rapido siparietto Pulp di "Wasted Time", o il fumettoso synth-pop di "Superman". 

Schietti hooligani alla Kaiser Chiefs, figli bastardi dei
Duran Duran in vacanza, i ragazzi del Collettivo sanno come farsi volere bene.

 

 

 

 

 

 

         

 

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