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Il
principe melanchonico è tornato a Roma con i suoi lavori d'arte
e d'emozione.
Melancholia
d'altri tempi, diversa però - nella rappresentazione - da
quella di Abraham Janssen ("Grande vecchia scarmigliata,
vecchia e rugosa" 1623).
La
melancholia di Gauguin - Te Tehamana - è come la Eva
malinconica, quella del Dürer, ma fa riferimento a oli e
dipinti tahitiani. Ritraggono Tehamana quale Eva nel giardino
dell'Eden tahitiano.
Tehamana
è caratterizzata da riferimenti simbolici che si ritrovano
anche nell'Adamo ed Eva di Delacroix e nell'Eva Malinconica di
Dürer (R. Kelton, collezionista).
Al
di là della melancholia (che, in forme diverse, ispira quasi
tutti gli artisti) il percorso artistico del pittore, - dal
segno al colore, dalla carta (media con cui aveva un rapporto
particolare) alla tela, dalle centocinquanta opere esposte al
Vittoriano (provenienti dalla Russia, o da Basilea, o ancora da
Parigi) ai suoi manoscritti -, descrive la complessità del
personaggio Gauguin.
Universalmente
riconosciuto come pittore, Gauguin stupisce e impressiona
favorevolmente anche come scultore.
I
vasi, le statue, le cassette di legno decorate rivelano le sue
doti di scultore.
Sculture
in bronzo o in cera, in legno di sandalo o di tamanu indorato,
in gres o in ceramica.
Artista
poliedrico.
Particolare
attenzione suscita una scultura monolitica di forma cilindrica
dalla valenza animista - Hina con due servitori, 1982 - in legno
tamanu indorato che proviene dallo Smithsonian Institution di
Washington DC.
La
mostra al Vittoriano, dunque, è "da non
perdere".
Mi
pare, inoltre, che a Roma, con le ultime mostre, abbiano
dimostrato di aver imparato, finalmente, ad allestire
esposizioni d'arte.
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