Paul Gauguin: Artista di Mito e Sogno 

Complesso del Vittoriano

Via di S. Pietro in Carcere

6 Ottobre 2007 - 3 Febbraio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

F. Melotti-Tema Variazioni

 

Il Principe Melanchonico: Paul Gauguin

 

di Carmen Basile

 Il principe melanchonico è tornato a Roma con i suoi lavori d'arte e d'emozione. 

Melancholia d'altri tempi, diversa però - nella rappresentazione - da quella di Abraham Janssen ("Grande vecchia scarmigliata, vecchia e rugosa" 1623).

La melancholia di Gauguin - Te Tehamana - è come la Eva malinconica, quella del Dürer, ma fa riferimento a oli e dipinti tahitiani. Ritraggono Tehamana quale Eva nel giardino dell'Eden tahitiano.

Tehamana è caratterizzata da riferimenti simbolici che si ritrovano anche nell'Adamo ed Eva di Delacroix e nell'Eva Malinconica di Dürer (R. Kelton, collezionista).

Al di là della melancholia (che, in forme diverse, ispira quasi tutti gli artisti) il percorso artistico del pittore, - dal segno al colore, dalla carta (media con cui aveva un rapporto particolare) alla tela, dalle centocinquanta opere esposte al Vittoriano (provenienti dalla Russia, o da Basilea, o ancora da Parigi) ai suoi manoscritti -, descrive la complessità del personaggio Gauguin.

Universalmente riconosciuto come pittore, Gauguin stupisce e impressiona favorevolmente anche come scultore.

I vasi, le statue, le cassette di legno decorate rivelano le sue doti di scultore.

Sculture in bronzo o in cera, in legno di sandalo o di tamanu indorato, in gres o in ceramica.

Artista poliedrico.

Particolare attenzione suscita una scultura monolitica di forma cilindrica dalla valenza animista - Hina con due servitori, 1982 - in legno tamanu indorato che proviene dallo Smithsonian Institution di Washington DC.

La mostra al Vittoriano, dunque, è "da non perdere".

Mi pare, inoltre, che a Roma, con le ultime mostre, abbiano dimostrato di aver imparato, finalmente, ad allestire esposizioni d'arte.

 

 

Carmen Basile

 

 

 

"Principe melanchonico che abbraccia le cose morte nella propria contemplazione per salvarle."

Walter Benjamin

 

 

 

 

 

 

 

 

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