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Dopo
le ultime rassegne d’arte “Andy Warhol. Un mito americano”,
“Salvador Dalì e i Surrealisti”,
"Omaggio a Picasso", "Chagall Mirò. Magia,
grafia, colore" e la mostra dedicata a Giorgio De Chirico, la
Città di Civitanova Marche torna a riflettere sulla pittura
italiana degli anni a cavallo fra Otto e Novecento con una
seducente esposizione dedicata esclusivamente ai ritratti
femminili realizzati in quei decenni.
Si
riprende cosi' quel discorso avviato dieci anni orsono con le
esposizioni centrate sulle figure degli artisti marchigiani che
hanno operato nello stesso periodo, in cui la tradizione e la
modernità si sono violentemente scontrate.
La
presenza a Civitanova Marche, nei primi anni del XX secolo, della
giovane Sibilla Aleramo che ha ambientato proprio nel piccolo
centro marchigiano il suo romanzo d’esordio, “Una donna”, ha
rappresentato lo spunto culturale dal quale prendere le mosse per
analizzare la
rappresentazione della figura femminile nel mondo
delle arti, in un periodo in cui le donne cominciavano a
manifestare una forte insofferenza verso la loro condizione di
subordinazione rispetto agli uomini.
Attraverso
cinquanta dipinti e sculture, la mostra “Uno sguardo sulle
donne: dai Macchiaioli a Modigliani”, curata da Stefano Papetti,
presenta i vari ruoli che le donne ricoprivano nella società del
tempo, in un percorso articolato in sei ambiti nei quali vengono
proposte immagini che le rappresentano nella loro veste di madri, di lavoratrici, di artiste, di
seducenti conquistatrici, di recluse nei conventi per scelte
spesso imposte dalla famiglia o di muse ispiratrici dell’opera
dei loro compagni artisti.
La
mostra, realizzata grazie ad una attenta selezione delle opere che
si conservano nelle collezioni pubbliche
e private della regione Marche, consentirà di conoscere
alcuni importanti dipinti inediti, come il toccante ritratto della
signora Simboli eseguito nel 1928 da Giacomo Balla, di proprietà
della Accademia Georgica di Treia, il ritratto della moglie Nanny
Hellstrom dipinto da Osvaldo Licini negli anni venti, quando
l’artista marchigiano si trovava a Parigi dove, poco prima della
scomparsa del pittore livornese, aveva incontrato Modigliani
presente in mostra con un ritratto femminile di grande
suggestione.
Nel
primo decennio del Novecento la stampa scandalistica riservava
ampio spazio alle vicende della contessa russa Maria Tarnowska,
della principessa siciliana Giulia Trigona di Sant’Elia, dama di
corte della regina Elena, uccisa in un alberghetto romano durante
un incontro clandestino con il suo amante, o di uno dei figli
dell’illustre clinico Augusto Murri, finito in carcere accusato
dell’assassinio del conte Bommartini: si accreditava così l’
immagine delle femme fatale destinata
a lasciare un segno profondo in quanti la amavano, divulgata anche
nella letteratura di quegli anni.
La
mostra di Civitanova dedica un ampio spazio a questo prototipo
femminile, presentando una serie di ritratti di seducenti ragazze
rappresentate nel buio delle loro alcove, come nella tela di
Giovanni Battista Crema, o mentre si abbandonano
a sogni amorosi dopo la lettura di un libro di poesie, come
nell’opera di Napoleone Grady o nella scultura di
Giuseppe Renda che colpì un consumato viveur
come il granduca Wladimiro di Russia.
Vengono
illustrati, al contempo, anche altri stili di vita, come quello
segnato dalla fatica della vita nei campi, descritta nelle tele di
Nazzareno Orlandi, il pittore ascolano che tanto successo riscosse
in Argentina, o la rinuncia alla libertà imposta nei conventi,
dove talvolta le giovani venivano recluse per scelta dei genitori
piuttosto che per vocazione, situazione che emerge nella tela di
Domenico Morelli che ritrae una sprovveduta novizia dall’aspetto
fragile.
Anche
il mondo della pittura, considerato per molto tempo luogo
riservato agli uomini, nei primi anni del Novecento conta alcune
rappresentanti femminili che, incuranti dei giudizi dei
benpensanti, si dedicano all’attività artistica con successo,
come mostrano le tele di Giulia Panichi, allieva del maestro
romano Cesare Mariani, e della giovane patriota Giulia Centurelli.
Numerose
sono state anche le ragazze che, frequentando come modelle gli
studi dei pittori, hanno finito per stabilire con loro un rapporto
esclusivo che le ha innalzate al rango di muse ispiratrici
dell’arte dei loro compagni di vita: Lina Ciucci, la moglie
dell’eclettico pittore Adolfo de Carolis, molto stimato anche da
D’Annunzio, ha rappresentato il prototipo di bellezza femminile
più volte sfruttato dall’artista per le sue composizioni di
maggior successo, come dimostra l’inedito ritratto che compare
nel manifesto della mostra.
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