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Una
personale di Maiorano, a cura di Martina Cavallarin, artista che
dai primi anni novanta ha intrapreso un avanguardistico percorso
intervenendo con la pittura su fotografia già elaborata in
digitale inaugura la stagione espositiva
della
.
Il
respiro della luce presenta delle opere in cui le immagini ormai
care all’artista, architetture dalle altezze vertiginose
e figure fluttuanti, si accompagnano a un nuovo tema: simboli
tecnologici e fonti rinnovabili pongono
degli interrogativi sul futuro del genere umano.
L’opera
di Maiorano per questa corposa esposizione si arricchisce di
strutturata ricerca e moltiplicazioni di significato.
Infatti, alle architetture, agli interni, alle tonalità e alla
sapienza manuale e digitale, l’artista aggiunge un
tema che si innesta nel filone documentaristico–ecologico,
portando la città ad aprirsi alle domande salienti di
questo momento storico, ovvero il fabbisogno di produzione
energetica legato a un rinnovato rispetto per la natura.
Se
prima le incursioni erano costituite da elementi umani o
domestici, da vuoti sospesi in luogo di pilastri e volte, ora
la commistione di luoghi, simboli tecnologici e fonti rinnovabili,
apre la domanda dell’arte alla sua dimensione più
nobile e rappresentativa. Per difendere il sociale, salvaguardare
l’uomo da se stesso, eludere il destino antropico,
manifestando con opere forti e raffinate i problemi più scottanti
ed attuali.
La
contemporaneità dell’opera di Maiorano sta proprio nella
ricerca costante di una sperimentazione intelligente,
ricercata, sapiente, nel sublimare con la bellezza ciò che è
necessario.
In
mostra alcune rielaborazioni digitali con interventi pittorici
caratterizzate dall’introduzione di grandi pale eoliche che,
dislocate in spazi improbabili, trovano una collocazione quasi
reale malgrado lo spaesamento invochi una spiegazione
plausibile che solo sovrapposizioni, evanescenze, macchie di
colore e toni rarefatti riescono a giustificare
rendendo ogni immagine in una posizione di perfetto equilibrio.
In
dialogo con i lavori alle pareti Maiorano ha posizionato una
costruzione-scultura, frutto di una ricerca sedimentata
nel tempo e portata ora alla luce, volume corporeo di tutti quegli
elementi fino ad ora solo pellicolari e figurativi
presenti nelle opere fotografiche.
"La
scultura accompagna l’opera pittorica in modo duchampiano,
costringendo lo spettatore ad un salto d’occhio dal
“picture plane” alla tridimensionalità (…) il matrimonio
dell’immagine fotograficamente ready-made con la soggettività
manuale della gestualità pittorica costruisce il vocabolario
della nuova accademia globale postpostmoderna." (Alan
Jones,***
2010)
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