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“Delle
creature vegetali che Carla
Mattii fotografa non troveremo mai traccia nei moderni manuali
di botanica né in antichi erbari.
Appartenenti a specie
sconosciute, i suoi fiori carnosi dall’aspetto insieme
affascinante e misterioso, familiare e estraneo, nascono
attraverso un processo complesso che si avvale di pratiche
antiche, come il cucito, e moderne, come la fotografia.
Ibridi
costruiti con mano sapiente, ritratti con palese abilità, che
celano a prima vista la propria natura artificiale.
L’erbario di
Carla è dunque la tassonomia assolutamente improbabile e insieme
sorprendentemente credibile di elementi naturali/innaturali, che
sotto l’epidermica bellezza, destinata a estinguersi nell’arco
di poche ore o giorni, nascondono una riflessione tutt’altro che
enfatica sui continui insensati assalti che il mondo naturale oggi
subisce dall’azione dell’uomo.
Sul crinale tra realtà e
finzione si muove anche il lavoro di Laura Viale. Gli elementi naturali assumono nelle sue foto e nei
suoi video forme appariscenti e al tempo stesso decisamente
astratte; fiori, rami, foglie, boccioli e steli perdono i colori
naturali e si saturano di luce, diventano grandi
macchie incandescenti scagliate in primo piano e conducono
lo sguardo in una sorta di mondo parallelo, in cui
tutto ciò che è consueto diventa straordinario.
A monte
del suo lavoro c’è lo studio attento e puntuale degli effetti
della luce, la ricerca di uno spaesamento dell’oggetto ritratto
e insieme dello sguardo che lo percepisce, la volontà di
rinunciare al dettaglio per guadagnare in sintesi.
Così
la fotografia non è più solo “scrittura della luce”,
ma – afferma l’artista – diventa
strumento contemplativo, “il cui risultato è
un’immagine che, a sua volta, invita alla contemplazione”.
Come e persino più della pittura”.
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