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E’
proprio la singolare commistione tra la tradizione del disegno
rinascimentale italiano - inevitabilmente assorbita durante gli
anni di Accademia - e la forza visionaria così radicata nella
tradizione figurativa orientale, che caratterizza il lavoro di
Kudo.
Il
pesce è il soggetto prediletto del giovane artista giapponese,
percepito come intimamente legato all’essere umano. A prima
vista sembrano forme reali, ma uno sguardo più attento rivelerà
l’effimeratezza dei pesci di Kudo.
Vere
e proprie astrazioni, sinuose ibridazioni tra esseri mostruosi e
docili cetacei, le creature marine di Fumitaka emergono massicce
attraverso tratti sottili e minuziosi di inchiostro.
L’effetto
di patina volutamente ricercato dall’artista, ed ottenuto
mediante l’utilizzo della carta gialla da pacchi, o spruzzando
del caffè sul supporto cartaceo, conferisce alle visioni marine
di Kudo un sapore tutto
antico, riecheggiante certi studi leonardeschi di draghi e
creature animalesche.
Le
due sculture presenti in mostra, realizzate in marmo ed ardèsia,
presentano una radicale semplificazione della forma, portata al
suo massimo livello di astrazione.
La
scelta, alquanto coraggiosa, di utilizzare un materiale di
faticosa lavorazione come l’ardèsia, rivela la volontà
di Fumitaka Kudo di dominare la materia.
Attraverso
un meticoloso processo di lavorazione e politura della materia,
Kudo ottiene sculture così levigate che non si può fare a meno
di cedere alla tentazione di toccarle attratti, come si è, dalla
loro apparenza tangibilemente satinata. Come la pelle umida di un
delfino, sotto di essa pulsa il respiro del pesce immaginario.
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