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Pierluigi Pusole, in questo
evento, presenta un corpo d’opere inedite appositamente
realizzate che sono la logica prosecuzione dei lavori presentati
lo scorso anno in anteprima nella città di San Marino.
Il nuovo ciclo di dipinti
ad acquerello e acrilico su carta, raccolti sotto il titolo Experiments, è composto da centododici opere suddivise in sette
parti distinte. Ogni opera è pensata come monade che concorre a
creare una grande composizione, tale da avvolgere lo spazio
espositivo.
Il
nucleo di questo lavoro si sviluppa da forme unicellulari che
allignano nella superficie bianca del foglio; attraverso un
processo micotico, la materia (intesa qui come “vivente” ma
soprattutto come “pittorica”) inizia a organizzarsi in forme
sempre più complesse ed evolute.
Nella
cosmogonia personale di Pusole, il mondo e gli esseri viventi sono
però soggetti ad anomalie, o a errori genetici, a clonazioni e a
permutazioni morfologiche.
Si
tratta di “esperimenti” proto-scientifici che si basano sulla
casualità, sul fatalismo e sull’accidente (perché ciò che
vediamo è ciò che accade),
hanno quindi la necessità di progredire anche grazie agli errori,
con il coraggio di ricominciare di nuovo, e ancora, e ancora,
riconoscendo la propria teoria solo ed unicamente
nell’empirismo.
Pusole
intende ridurre la realtà fenomenica a una tabula rasa che, per
converso, diventa una tabula picta in cui egli può ri_creare o ri_cominciare
a proprio piacimento.
In
queste opere i paesaggi e le figure si ripetono in modo sempre
differente, appaiono e scompaiono, sovvertendo di volta in volta
le gerarchie del macro e del microcosmo.
L’artista
dipinge la ciclicità di un’esistenza che progredisce per
accumulazioni additive o per drastiche interruzioni, generando un
senso di perenne déjà-vu le cui variazioni sono riducibili tra
loro a uno spazio unico e a un tempo omogeneo.
Un
unicum/continuum dominato da una fitta vegetazione e da ambienti
lacustri (l’acqua è il principio della vita, infusa nella
tecnica ad acquerello) che sono informati da cromatismi verdi e
rossi.
La
pluralità dell’immagine nasce quindi da una totalità
infinitamente divisibile, il cui fondamento è la bio-diversità:
quella della pittura, che non è rappresentazione della realtà ma
sua stessa artefice.
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