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a
cura di Alberto Zanchetta
Tadzio
«era di una bellezza perfetta […] ricordava le sculture greche
dei tempi più nobili, e accanto alla purissima perfezione della
forma recava un fascino così unico e personale, che parve al
riguardante di non aver mai veduto né in arte né in natura nulla
di così felicemente riuscito»…
Con queste parole lo scrittore
Gustave Aschenbach (l'alterego di Thomas Mann in Der Tod in
Venedig) descrive il giovane ragazzo polacco che ne turberà gli
ultimi istanti di vita. Ma se Aschenbach va incontro alla propria
morte, contraendo il morbo della yersinia pestis che infesta
Venezia, il "piccolo Feace" sembra rimasto intrappolato
nelle pagine del romanzo.
Mirabile visione, leggiadra apparizione:
Tadzio non è mai diventato adulto, né è mai invecchiato,
rimanendo una (immortale) immagine di beltà.
Negli
spazi della galleria saranno disseminati
stralci del romanzo "La morte a Venezia" in cui sono stati
sottolineati i brani che descrivono il personaggio di Tadzio;
attraverso di essi si cercherà di creare una sorta di viatico
grazie al quale sarà possibile riflettere sull'idea del bello
virile, un "ideale" che è destinato a deperire e quindi
anche a perire, perché ogni bellezza biologica é tanto frivola
quanto effimera.
La mostra intende quindi trasporre il tema della
vanitas – che dal '600 in poi è quasi sempre stata declinata al
femminile – in una versione prettamente maschile, con corpi adonici
che sono il preludio/anelito allo sfacelo della carne.
In
entrata della galleria lo spettatore sarà accolto da un ragazzo assorto
in visioni poetiche, bellezza statuaria che
Willy Verginer ha scolpito a
grandezza naturale nel legno di tiglio. Gli
corrisponderanno i volti – imperturbabili e seducenti –
dipinti a smalto da Massimo Pulini che sembrano attualizzare
il ritratto psicologico sottoforma di spettrografia termica.
Nella
seconda sala i soggetti di Nicola Samorì saranno invece
sfigurati dalla "corsa dei bianchi" (discorso
tautologico sulla fisicità della luce che è anche una
rivisitazione della pittura del Seicento) e alluderanno
al disfacimento del fisico.
Gli scheletri,
infine, di Nino Longobardi ci ricorderanno che la morte pareggia le
differenze perché, incurante della bellezza dei singoli
individui, dopo la vita non rimarranno che ossa (tutte uguali)...
Willy
Verginer è nato a Bressanone nel 1957, vive e lavora a Ortisei
(BZ).
Nino
Longobardi è nato a Napoli nel 1953, vive e lavora a Barcellona,
Roma e Napoli.
Massimo
Pulini è nato a Cesena nel 1958, dove vive e lavora.
Nicola
Samorì è nato a Forlì nel 1977, vive e lavora a Bagnacavallo
(RA).
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