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SISTEMI DI
CONTEMPORANEO è un progetto culturale dedicato all’arte
contemporanea. Il ciclo di rassegne promosso e organizzato
dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza coinvolge gli
spazi espositivi di AB23 e di Casa Cogollo, con mostre tematiche curate
da Stefania Portinari, unitamente a eventi espostivi in esterno, curati
da Alberto Zanchetta, che coinvolgono parchi, piazze, vie ed edifici
della città.
Nell’ambito
dei SISTEMI DI CONTEMPORANEO si inserisce la programmazione di EPIDE®MIE,
rassegna curata da Alberto Zanchetta che presenta il progetto
OSSERVATORIO.
In attesa della
riapertura della Basilica e del Salone Grande, un segnale “di lavori
in corsi” arriva dall’interno dello stesso edificio. Nel loggiato
saranno infatti allestite otto vetrine, come fossero le bacheche di un
piccolo museo sotto vetro.
Si tratta di una sorta di esposizione en
petit che sarà propedeutica ai futuri eventi e alle grandi rassegne
che si realizzeranno nella Basilica. La rassegna prevede due location:
la prima, OSSERVATORIO#1, è dedicata ad una ricognizione sulla pittura
e sul disegno; la seconda, OSSERVATORIO#2, è dedicata alla scultura e
all’installazione.
La programmazione dei due spazi si svolgerà in
parallelo e ospiterà durante tutto l’arco dell’anno otto
mini-personali, ognuna delle quali è legata al tema
dell’ibridazione.
LUCA CAIMMI
Per il progetto
“Osservatorio#1” Luca Caimmi propone due cicli di lavori,
stilisticamente differenti ma contigui sotto il profilo concettuale, che
sviluppano il tema dell’accumulo di sostanze nutritive e la loro, eventuale, minaccia.
Nel
primo caso l’artista ricorre al collage in una forma installativa,
nell’intento di invadere e animare lo spazio scenico. Nel caso
specifico, l’intervento ha per soggetto degli sciami d’api che si
affastellano in volo, e benché sembrino convergere verso il favo
potrebbero viceversa evacuarlo.
Si innesca quindi un evidente rapporto
metonimico, cui Caimmi ricorre sempre nelle sue opere, ossia lo scambio
tra l’esterno e l’interno (ma anche tra l’automatismo e la
ragione) in una dimensione architettonica e vitale.
Michael Ende spiegava che «L’ape non si trova
confrontata con il problema se debba costruire una cella esagonale
oppure pentagonale. Nell’ape l’improvviso cambiamento delle forme
costruttive dovrebbe essere causato da una mutazione fisica.
L’ape non
deve decidere, è già decisa dalla natura.
L’uomo invece deve
decidere in continuazione, ossia deve farsi un’immagine di se stesso e
a questa immagine deve poi cercare di assomigliare. Gli tocca prima
realizzare mentalmente il terreno su cui intende collocarsi».
Se
l’uomo deve creare da sé la propria immagine, ciò significa che deve
assoggettare l’ambiente alle sue esigenze. In questo senso l’artista
propone l’altro ciclo di lavori, che consiste in una serie di disegni
al tratto.
L’algida dicotomia dei bianchi e dei neri restituisce alla
vista le lande desolate di un paesaggio artico in cui alcuni Inuit si
trovano alle prese con i rituali della sopravvivenza. Ne nasce un
rapporto tra l’uomo e l’animale, tra l’ambiente e la cultura, che
porta a una connivenza a volte idilliaca, tal’altre spietata.
La tecnica di
Caimmi è una sapiente commistione di arte grafica e stampa popolare; il
segno asciutto, minimale, reso con uno stile di marginale (ma
consapevole) naiveté, può infatti ricordare gli stilemi
dell’illustrazione. Il colore della china riempie allora i fogli di
intuizioni e di suggestioni, di forme botaniche e organiche che
finiscono per intrecciarsi e mescolarsi vicendevolmente.
Disegno dopo
disegno il bianco rimane sfuggente mentre il nero esalta ed accentra le
minuzie delle singole scene, denunciando
l’ovvietà dietro cui si trincerano le cose semplici, così come la
loro “presunta” innocenza.
Luca Caimmi non si limita alla fedele
trascrizione della realtà, cerca semmai di indagarne le contingenze per
suggerirne gli stati emotivi ed esprimere una personalissima visione del
mondo.
Luca
Caimmi è nato a Fano nel 1978, dove vive e lavora.
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