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Andrea
Abbatangelo torna ad esporre nella sua città d’infanzia, Terni.
Dopo
l’esperienza alla St Martin e le collaborazioni con artisti
chiave dello scenario internazionale, non per ultime Madonna e
Skin, e ha deciso di presentare opere che evocano un’atmosfera
intima e corale, senza ricorrere a soluzioni scenografiche o
celebrative.
Sette piccole perle che parlano delle radici della civiltà
occidentale e le sue contraddizioni, le sue conquiste e le
inevitabili rese; sono opere che nella loro radicalità
concettuale da un lato, attraversano un’estetica sublime, quasi
danzata dall’altro.
E'
un Abbatangelo più camaleontico, e divertito del solito, quello
che avremo l'occasione di vedere; un artista che ha metabolizzato acutamente la sua esperienza
londinese, capace quindi di un passaggio disinvolto dal video
all’installazione, alla fotografia.
Convincente e aggressivo, sereno e feroce tanto da essere capace a
dar vita ad icone che sfiorano il divenire un cult, un esempio per
tutte l’emblematico ritratto di Skin o ancora il crocefisso che
in “neverending” si tramuta in una minacciosa seppur suadente
svastica.
In questa prospettiva con I’m not here, le
coreografie si
fanno visionarie e radicali figlie di quel “there is no
alternative!”, il fiore all’occhiello di quel pensiero unico
occidentale che - grazie a economia finanziaria e progettualità
politica e culturale - sembra essere in crisi.
Un nuovo ciclo di lavori che presenta le potenzialità di un
pensare e creare l'arte con un'ottica rivolta al mondo, lontano dal dogma riduttivo della
contemporaneità; felice inoltre di quel rapporto dialettico
creatosi con i Ronchini:
gallerista lungimirante lui, giovane ed energica curatrice lei.
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