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IL
MUSEO FAZZINI E LA FONDAZIONE BALESTRA
RICORDANO
IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI
FRANCO
GENTILINI
La mostra, a
cura di Giuseppe Appella, accoglie 50 opere (dipinti, disegni, opere
grafiche) che ripercorrono, dal 1944 al 1980, ormai fuori da tutti i
legami con la “Scuola Romana” e da ogni confronto con i maestri
del Novecento, la formazione di un linguaggio personalissimo, attento
alle avanguardie europee che da Ensor-Van Gogh pervengono a
Picasso-Gris, senza mai perdere l’originale ritmo italiano della
fantasia.
Una
delle prime intuizioni di Gentilini, dai tempi del trasferimento a
Roma, è la misteriosa componente architettonica del paesaggio
italiano, subito adattata al suo racconto senza tradire due amori
giovanili: l’antico e il popolare insiti in tutto ciò che ci
circonda. Su questa fortunata innovazione poetica, Gentilini innesterà
oggetti e figure solo apparentemente abbandonati nello spazio, perché,
invece, un sottile filo – l’architettura sotterranea – li
allaccia in una ragnatela di rapporti senza palesare la magica
sospensione che li tiene insieme.
Già
da questo prima occasione le immagini mostrano i tratti di una
scoperta che, spenti gli effetti del Futurismo e della Metafisica,
abbandonate le chimere dell’Arcaismo, costringe a scegliere mezzi
nuovi, a fare del disegno l’elemento più idoneo
per superare i due termini, astratto e figurativo, rendendo
astratta la realtà delle sue fiabe.
Ecco
perché usa metriche nuove, che gli permettono di “scendere in
profondità, alle sorgenti di un valore figurativo libero”.
Indispensabile, allora, la ricerca di amici poeti con cui confrontarsi
(De Libero, Sinisgalli, Carrieri, Gatto, i più vicini all’arte), le
problematiche formali del Cubismo e quelle sentimentali e morali
dell’espressionismo da innescare al fondo realistico, per un
rapporto non mediato che eviti programmazioni sommarie.
Ogni
rivisitazione linguistica, ogni adesione è affinità di vocazione
fantastica. Il meccanismo espressivo è per la chiarezza solare, perciò
è guidato ad esplorare le cose anche a livello esistenziale, nel loro
flusso temporale. Ogni riferimento culturale è spezzettato e
riportato nella realtà quotidiana, spogliato attraverso l’uso del
collage che sperpera i ricordi rendendo inedito l’usuale.
Curiosità,
predilizioni, scoperte, tentazioni sono tracciate, con una abilità
allegra, da un segno che non forza mai le sue intuizioni pur
indagandole lungamente e minuziosamente nelle sue espressioni:
cartoline d’Italia, bengodi, luna park, giardino incantato, memorie
d’infanzia, amici poeti e pittori dai lunghi sodalizi, segni di
antiche mappe, episodi autobiografici, teatrini, banchetti,
cattedrali, paesi di Gentilinia. La ragnatela sotterranea della poesia
rende possibile ciò che Ungaretti chiamava
“teatro italiano”, de Mandriargues “teatro
dell’esistenza” e Sinisgalli “un mondo in vacanza o in amore, di
piaceri infantili e semplici, un mondo che non vorrebbe morire o pensa
che non morirà mai”.
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Franco
Gentilini nasce a Faenza il 4 agosto 1909.
Dopo
essere stato a bottega da un intagliatore e lavorante ceramista, nel
1925 si reca a Bologna per incontrare Giovanni Romagnoli e mostrargli
i suoi disegni. In questo stesso anno, la sua prima esposizione:
partecipa alla “II Mostra del Risveglio Giovanile”.
Dopo
il breve viaggio a Roma del 1929 e la partecipazione, con quattro
opere, alla “I Mostra Regionale del Sindacato Fascista
Emiliano-Romagnolo degli Artisti” a Bologna, nel 1930, con l’amico
Giuseppe Liverani si reca a Parigi e vi rimane per circa un mese. Ha
così occasione di vedere gli Impressionisti. Al ritorno espone
alla XVII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia dove sarà presente,
in seguito, nel 1936, 1938, 1940, 1942 (parete di 14 opere), 1948,
1950, 1952 (parete di 9 opere), 1958 (sala personale), 1966 (sala
personale ), 1968.
Nel
1932 si trasferisce a Roma, frequenta la Terza Saletta di Aragno,
conosce Ungaretti, Cardarelli, Barilli, Mucci, Cecchi, Sinisgalli,
Diemoz, Beccaria, Cagli, De Libero, Falqui.
La Galleria
di Roma, nel 1933, ospita la sua prima mostra personale.
Nel
1935 è presente alla mostra di pittura italiana a San Francisco e
alla II Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma dove esporrà, in
seguito, nel 1939 (sala personale), 1943 (otto opere), 1948, 1955 (9
opere), 1959, 1965, 1972.
Il
1937 vede la sua partecipazione a una competizione di rilievo quale
quella del Carnegie Institute di Pittsburgh dove sarà invitato anche
nel 1938, 1939, 1950, 1952, 1955, 1967.
Dopo
la mostra di disegni alla Galleria Ciangottini di Bologna, nel 1943,
espone a Roma alla Galleria dello Zodiaco (1944), alla Libreria La
Margherita (1945), alla Vetrina di Chiurazzi (1946), a Trieste nella
Galleria d’Arte S. Giusto (1947), a Roma, Galleria Athena, e Milano,
Galleria del Naviglio (1948), a Napoli, Galleria La Medusa, a
Salisburgo, Künstlerhaus, a Vienna, Akademie der Bildenden Kunste
(1949), a Parigi, Galerie Rive Gauche, a Monaco, America Haus.
La
personale di 18 opere alla Main Street Gallery di Chicago e di 14
opere presentate da Toti Scialoja alla Galleria dell’Obelisco di
Roma, nel 1954 lo impongono all’attenzione internazionale. Infatti,
subito dopo, è presente a Parigi, nella mostra dedicata ai
“Personnages” dalla Galerie Rive Gauche, a Milano e a Valdagno,
nel Premio Marzotto, a Milano, nella X Triennale e al Pac per
l’Omaggio agli antichi maestri, a Cincinnati, Chicago, Los Angeles,
Santa Barbara, San Francisco, Denver e New York per la mostra sui
giovani pittori italiani.
Il
successo internazionale continua ininterrotto negli anni, con le
mostre di Tolosa, Barcellona, Madrid, San Sebastian, Tolone,
Marsiglia, Kamakura, Tokyo, Kyoto, Osaka, Johannesburg, New York, San
Paolo, Pittsburgh, Los Angeles, Stoccolma, Parigi, Perth, Adelaide,
Melbourne, Hobart, Sidney, Brisbanc, Cincinnati, Leverkusen, Zagabria,
Newark, Londra, Toronto, Caracas. Nel 1959, riceve l’incarico, dalla
rivista “Fortune” di Chicago, di dipingere venti tele e
altrettanti disegni sul tema I ponti di New York.
Tanto
impegno viene coronato nel 1961 dalla personale al Palais des
Beaux-Arts di Bruxelles, nel 1965 dall’antologica all’Ente Premi
Roma di Palazzo Barberini a Roma, nel 1968 dal “Premio Presidente
della Repubblica” nel 1971 dall’antologica in Palazzo dei Diamanti
a Ferrara. nel 1980 dalla
mostra oraganizzata da Artcurial a Parigi.
Muore
a Roma il 5 aprile 1981.
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La mostra è
corredata da un ricco apparato di immagini e documenti e da un
catalogo, il decimo della Collana “Documenti” pubblicata da De
Luca Editori d’Arte di Roma, comprendente le immagini a colori di
tutte le opere esposte, un saggio del curatore, notizie
biobibliografiche.
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La mostra,
dal 6 giugno al 30 agosto 2009, opportunamente arricchita di materiali
che evidenziano lo stretto rapporto di Gentilini con i poeti e gli
scrittori (Apollinare, Giorgio Baffo, Dino Buzzati, Italo Calvino,
Dino Campana, Raffaele Carrieri, Aglauco Casadio, Piero Chiara, Libero
De Liberio, Gualtieri di San Lazzaro, Alfondo Gatto, Stéphane Mallarmé,
Milena Milani, Pablo Neruda, Vittorio Sereni, Leonardo Sinisgalli,
Cesare Vivaldi), viene trasferita nella Fondazione Tito Balestra,
Castello Malatestiano, Longiano (Forlì).
Museo
Pericle Fazzini – Piazza Garibaldi, 1/c – S. Maria degli Angeli –
06081 ASSISI (Perugia) Tel. e fax 075/8044586
Fondazione
Pericle Fazzini – Via Margutta, 61 – 00187 Roma – tel. 06/3207763
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