Enzo
Casale parteciperà con tre quadri di dimensioni diverse ma di
grande intensità.
Il
colore monocromatico dei 17 visi presentati evita
l’identificazione attraverso il colore della pelle. Egli non
vuole immortalare una somiglianza, uno stato d'animo, ma parla di
emarginazione, disillusione, come di tolleranza, accoglienza,
fiducia in una esistenza più umana.
Casale
dipinge il dinamismo e la complessità con pennellata concitata e
nervosa, il dramma dell’esistenza e l’umana angoscia affiorano
sulla tela con eleganza e compostezza, rivelando un’inedita
introspezione psicologica.
Nella
teatralità del ritratto lo sguardo diviene testimonianza della
sofferenza dell’intera umanità. Il turbamento discreto,
all’apparenza quieto, investe i malinconici volti di Casale che
trattengono il respiro pulsante del colore, steso rapidamente sul
supporto.
Nel
silenzio di un ritratto l’Artista riesce a dipingere il rumore
assordante dell’angoscia interiore, imprigionata nella forma,
liberata dallo sguardo.
La
ritrattistica, semplice e diretta, non indugia su dettagli né su
elementi decorativi; la varietà cromatica è bandita dalla sua
pittura.
Tutto
è espresso in un volto, in uno sguardo.
Qualsiasi
distrazione dalla verità interiore è assente, la sua non è
pittura d’intrattenimento, non è ricerca estetica: la sua è
pittura di protesta.
I
volti ghiacciati di casale sono “un’antologia casuale di
esistenze. Vite di una pagina o una tela, di innumerevoli
avventure e sventure, riunite in un pugno di centimetri.
Vite
brevi, incontrate per caso su libri o giornali, strade o
internet”.
Un'antologia
di visi che potrebbero essere quelli degli immigrati su un barcone
o dentro un tir oppure di un qualsiasi campo nomadi di
periferia.
Sono
il manifesto contro ogni emarginazione, contro ogni tipo di
razzismo.