MOSTRE

Il Comune di Matera e il Circolo Culturale “La Scaletta” dal 1978 organizzano nei suggestivi ambienti rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci un evento denominato “Le Grandi Mostre nei Sassi di Matera” dedicato alla scultura contemporanea.

 

 

 

     

 

Dino BASALDELLA    

 a cura di Michele De Luca

        

 

L'esposizione comprende ottanta sculture, cinquanta disegni e ventuno gioielli datati 1924-1975, provenienti da Musei e collezionisti privati.

Sono presenti, oltre a un ricco apparato di immagini, documenti e video, spesso inediti, raccolti nella mostra biobibliografica abitualmente tenuta nella Biblioteca Scheiwiller annessa al MUSMA. 

Tutto il materiale è utile a porre in rilievo le aree di impegno e di scambi che testimoniano sopravvivenze di influenze, o reminiscenze, di remote civiltà non discordanti. 

Una sorta di nomadismo culturale che ha facilitato l’assunzione di una tradizione linguistica e proposto problemi e aspetti relativi ai rapidi cambiamenti che nei decenni si sono verificati nel suo lavoro, non ultimo il modo in cui il gusto dell’arcaico cede al sopravanzare del nuovo.

               
Evidente, in Dino, fin dalle prime sculture (Ritratto di Sandro Filipponi, 1930), il desiderio di rottura con l'accademismo e una sottile vena romantica che, mentre lo sollecita a respingere la forma, lo induce alla ricerca di effetti cromatici sempre originali.

Ricerca resa possibile anche per la evidente maestria artigiana, coltivata con lo zio orefice, e una non comune capacità di lavoro che lo porta a sculture come Lo Squalo (1935), realizzato in legno ed esposto alla Biennale di Venezia del 1936.

Frutto di una sentita meditazione, dopo l’adesione al post-cubismo, è il passaggio a forme più consone al tempo, realizzate con tronconi di ferro "riciclati" dai rifiuti delle officine industriali; connessi, inoltre, ad altri elementi tranciati con energia e definiti in una forma tanto nuova da distaccarlo immediatamente da tutti i riferimenti identificabili: Picasso, Gonzales, David Smith, Colla. 

L’unico punto di contatto non è il surrealismo, o il dadaismo, ma il collage dei cubisti, capace di dare al brandello di macchina e allo spezzone di ferro una nuova verginità, tale da proporre senza soste un inedito repertorio di forme aggressive, aperte alla fantasia dell’invenzione, la sola capace di rendere plastica la materia bruta. 

Con fantasia, dunque, Dino realizza opere (Il quadrante dell’omega e Orecchio di Dioniso del 1963, El Partidor del 1964) che, sfruttando ogni possibilità della materia usurata, raggiungono una dialettica espressiva e una suggestione del tutto arcane ed emblematiche.

 

 

Primogenito di Leo Basaldella, pittore decoratore, morto per causa di guerra  nel 1918, Dino nasce a Udine il 26 aprile 1909. 

Insieme ai fratelli Mirko (Udine 1910-Boston 1969) e Afro (Udine 1912-Walenstadt 1976) entra nell’Istituto Evangelico Professionale di Venezia dove frequenta la Scuola Media e il Liceo Artistico che continua per un breve periodo a Firenze. Si diplomerà, infine, a Venezia. 

Il suo esordio è del 1928, a Udine, con la “Scuola Friulana d’Avanguardia”, insieme a Angilotto Modotto e Alessandro Filippini. Dal 1930 al 1935, a più riprese, soggiorna a Roma, mentre partecipa a varie sindacali (Udine 1931, Trieste 1932, Pola, Trieste e Firenze 1933, Trieste 1934). 

Le prime influenze di Medardo Rosso sono sostituite dal vivo interesse per Arturo Martini presso il cui studio lavora Mirko. 

Inizia l’insegnamento nel 1933, nelle scuole tecniche di Trieste, quindi passa a Muggia e tra il 1936 e il 1942 a Gemona del Friuli per il cui Duomo realizza due pannelli lignei. 

Nel 1935 è presente alla II Quadriennale di Roma con il Pescatore di anguille e nel 1936 alla Biennale di Venezia e alla Sindacale di Udine con Lo squalo. 

Ritornerà a Roma per la Quadriennale del 1939 e per la Sindacale del Lazio del 1942. I vivi interessi neo-naturalistici sono approdati a un modellato di ascendenza impressionista e alle luminosità care alla Scuola Romana. Intanto, la produzione orafa si è affiancata a quella scultorea vera e propria. 

Dal 1942 al 1947 insegna al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dal 1948 al 1958 all’Istituto d’Arte di Gorizia, dal 1959 al 1969 a quello di Udine e, infine, dal 1970 al 1975 all’Accademia di Brera a Milano.

Nel 1944 tiene la sua prima personale a Udine. Qui, nel 1947, vince il primo premio per la scultura alla “Mostra Triveneta del Ritratto”. 

Agli inizi degli anni Cinquanta si accosta all’esperienza post-cubista e, mentre interviene con bassorilievi polimaterici nella sede della Cassa di Risparmio di Latisana, nell’Istituto Tecnico “J. Barozzi” di Modena, nel Municipio di Treppo Carnico, partecipa alla X Triennale di Milano (1954) e al Concorso Internazionale del Bronzetto (1959, 1963, 1971, 1973, 1975). 

Intanto, scopre il ferro quale personale strumento espressivo e, dopo la sua prima personale a Roma (Galleria La Tartaruga, 1960), nel 1961 si presenta negli USA in varie mostre: al Princeton University Art Museum e al Carnegie Institute di Pittsburgh, oltre che nella personale alla Viviano Gallery di New York. 

Le mostre, dopo la grande sala alla Biennale di Venezia del 1964, si susseguono senza sosta, tra Ravne (SLO), nel cui Simposio Forma Viva realizza il monumento Orecchio a Ravne collocata sulla collina circostante, e la IX Quadriennale di Roma (1965) dove ritornerà nel 1972-1973, con cinque opere, tra Basilea e Klagenfurt, Fiume e Anversa, Murska Sabota e Trieste, Bologna e Cortina d’Ampezzo. 

Tra una esposizione e l’altra, realizza la scultura per il Monumento alla Resistenza di Udine, progettato da Gino Valle e Federico Marconi, l’opera in marmo per la sede INPS di Roma, la cancellata in ferro a Romans d’Isonzo, il pannello per la Banca Nazionale del Lavoro di Milano, la scultura per la Scuola Elementare Manzoni di Cividale del Friuli e quella, alta sei metri, per l’Istituto Kennedy di Pordenone.

Muore a Udine il 7 gennaio 1977.

 

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