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Uno
spettro si aggira per l’Occidente – lo spettro
dell’Esotismo.
Altri popoli, altre culture, altre specie animali e vegetali
s’insediano progressivamente nel nostro mondo.
Il
sistema economico-tecnologico occidentale, ormai propagato
globalmente, manifesta il suo dominio edificando cattedrali
contemporanee; musei, sale da concerto, stadi, centri commerciali,
aereoporti, alberghi-grattacielo.
Ma
viene trasformato a sua volta da diverse ondate migratorie che
penetrano al suo interno spinte dalla necessità della
sopravvivenza.
Questo
duplice processo di colonizzazione è il tema sottostante
della prima personale romana di Andrea Zucchi, milanese, classe
1964, che presenta una quindicina di opere ad olio su tela, di
grandi, medie e piccole dimensioni e altrettanti disegni a penna a
sfera su carta.
Nei
suoi quadri si giustappongono figure esotiche o animali di varia
provenienza (aborigeni della Nuova Guinea, guerrieri africani,
monaci Shaolin, lottatori Sumo, Shadu, Naga, Tuareg, etc.) agli
edifici sempre più spettacolari dell’architettura moderna
e contemporanea, in un bizzarro mixaggio, insieme rigoroso e
imprevedibile.
Questi
combines di elementi prelevati da luoghi e tempi differenti, resi
attraverso il grimaldello più che mai classico del mezzo
pittorico, ci offrono così una chiave di riflessione
sulle contraddizioni e il senso di straniamento del nostro
presente, in cui resistono e si spostano residui di tradizioni
millenarie all’interno di una realtà sempre più
indifferenziata. Alessandra
Pugliese
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