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L’albero
delle carrube: un ricordo d'infanzia dell'Artista, quando
all’uscita da scuola, in piazza Verdi, correva ai giardini
pubblici della Spezia sotto l’albero delle carrube.
Alcune
opere illustrano gli inizi (L’infanzia di Giorgio), quindi sono
esposte le “cere” (Quanti angeli possono danzare sulla
capocchia di uno spillo), i “cartoni” (Il gioco della palla),
le serie Savonarola e Sciamani, le “carte vetrate” e i tappeti
eseguiti in Tibet su disegno di Giuliano Tomaino.
Nato
alla Spezia nel 1945, Giuliano Tomaino vive e lavora a Sarzana; ha
iniziato la sua carriera alla fine degli anni Sessanta, nella
direzione dell’Arte Povera, con assemblages di objets trouvés.
Alla metà degli anni Settanta la sua ricerca si rivolge alla
pittura con segni e righe geometriche in diverse scale di nero e
rosso, colori che rimarranno costanti nel suo lavoro soprattutto
alla fine del decennio, su vari
supporti e con segni
sempre più ripetitivi.
Il soggiorno a New York dell’85 è un appuntamento importante
per Tomaino, che in quegli anni frequenta Mario Soldati. Tellaro,
dove Giuliano risiedeva, e il paesaggio ligure, entrano nei
dipinti sotto forma di oggetti e di citazioni minime.
Nel ’90
compare il tema del cimbello (lo zimbello), suggerito dalle
rondini che entrano nello studio sarzanese dell’Artista. È del
‘91 la retrospettiva Tomaino gli anni ‘80 al Palazzo dei
Diamanti di Ferrara.
Le
gambe a V verso l’alto (‘93) sono un’altra tappa (V di
Vincent, ma anche premonizione di una caduta rovinosa). Lo stesso
anno La presenza della virtualità. Arte come pre-, organizzata
nell’ex biscottificio di Falcinello sottostante lo studio di
Tomaino, segna l’inizio del sodalizio con Claudio Costa e con
gli artisti a lui collegati, che prosegue con Triebquelle (’96),
dove l’Artista stabilisce importanti contatti internazionali;
con Massimo Lunardon ha inizio una collaborazione nel settore del
vetro che dura tutt’oggi.
Nel ’96 gli Abbracci (una sorta di
lunga stola che termina con due mani) e le “cere”. L’anno
successivo nasce il tema del cavallino a dondolo, che diventerà
via via luminoso o monumentale. La Biennale di Dakar del 2002 è
un altro momento - chiave nella carriera di Tomaino, con la
comparsa delle figure stilizzate in serie; nello stesso anno la
carta vetrata viene adottata come supporto per interventi
pittorici.
Nel 2004 le Case dei santi iniziano a comparire in
forma pittorica, per diventare sempre più grandi e
tridimensionali, insieme agli Ex voto. L’anno seguente 20 Jahre
Botanikum offre l’occasione per nuovi incontri; il 2006 vede
Voyage dans la lune
esposto nel cortile degli Uffizi a Firenze e Wunder kammer a Roma;
un anno dopo Italo’s house, La Casa di Italo a Siena è un
omaggio a Italo Calvino.
Nel 2008 Tomaino porta le sue “case”
a Beit Hanin (Ramallah, Gerusalemme), nel 2009 Tomaino.
Le Acciughe fanno la palla al Galata Museo del Mare di Genova,
segnano una fase importante per l’ampiezza delle installazioni,
poste anche all’esterno nel Porto Antico, infine Pietra&Co.
a Sirmione, lo introduce nella Public Art.
Tomaino
è a metà strada tra Fluxus e Transavanguardia; negli ultimi anni
ha proceduto portando gli oggetti quotidiani ad una scala
grandissima, in una sorta di apparente sintesi elementare.
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