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Mirror 01
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Mirror. Empty Mirror.
Il
riflesso, come riproduzione reiterata della realtà, e lo sdoppiamento
dell’immagine, come approfondimento ed estensione della conoscenza
del soggetto ritratto (sia questo un volto o uno scorcio paesaggistico
o metropolitano), hanno fin da principio costituito le basi fondanti
della ricerca di Stato di Famiglia e caratterizzato i loro lavori come
veri e propri esperimenti iconografici volti a decostruire la
percezione del reale - pur mantenendo un’alta fedeltà nella resa
realistica dell’immagine - e ad amplificare l’identità del
soggetto coinvolto, conferendo alla superficie stampata la qualità
volumetrica tridimensionale attraverso l’innesto simbiotico di
moduli in cristallo sfaccettati e parzialmente schermanti.
Nella
nuova serie di lavori (ritratti fotografici sotto vetro molato) questi
principi guida, come anche l’escamotage estetico/funzionale
dell’elemento schermate, assumono una ulteriore valenza, mirando non
soltanto ad enfatizzare artificialmente il valore caleidoscopico della
visione, ma a sottolineare, in un’estremizzazione mitologica,
l’idea di simulacro e il valore ambiguo e ingannevole
dell’immagine riprodotta.
L’aspetto
formale della nuova galleria di ritratti rimanda volutamente
all’idea di “sala degli specchi”.
Le
opere, presentate come specchiere poste in sequenza, restituiscono
ognuna un’immagine che in apparenza viene colta come riflesso
cristallizzato. L’alternanza tra presenza (i soggetti umani
ritratti) e assenza (gli scatti che ritraggono solamente il fondale di
posa), induce al ragionamento su tematiche quali lo sdoppiamento
simmetrico dell’immagine proiettata, la sua percezione ribaltata, la
sua fugacità, l'illusionismo ottico, determinando la sensazione di
confrontarsi con entità sospese in una dimensione temporale e
spaziale rarefatta. Lo specchio, incarnando contemporaneamente la
caducità del tempo e l’impossibilità di fermare le imprevedibili
mutazioni che questo produce, crea una continuità quasi organica che
lega l'uomo alla propria natura, transitoria, precaria.
Il
potere illusorio e ammaliante dello specchio e l’investimento
pulsionale che pone l’essere umano nelle condizioni di Narciso, sono
i presupposti adottati dagli artisti per reiterare il riflesso
fuggevole, temporaneo in un riflesso permanente, ovvero nella
restituzione del sembiante attraverso l’effige ribaltata in cui
veniamo oggettivamente riconosciuti e percepiti dall’esterno: la
fotografia. Ma, paradossalmente, è attraverso l’oggetto-simbolo per
eccellenza dell’effimero, attraverso il più antico dispositivo di
catalizzazione dell’energia individuale (lo specchio), che il
soggetto ritratto trova il modo di continuare a restituire al mondo,
in modo perpetuo e straniante, il suo soffio vitale, ed è qui che
lascia traccia delle sue sembianze, in forma di apparizione immutevole.
Emanuela
Nobile Mino
Stato
di Famiglia
(Sylvio
Giardina, Parigi 1967; Raffaele Granato, Salerno 1967. Vivono e lavorano
a Roma).
Stato
di Famiglia è lo pseudonimo dietro al quale si cela l'identità
dei due autori le cui individuali esperienze si sono sviluppate in
ambiti artistici (moda e graphic design) paralleli a quelli delle arti
visive i cui orientamenti sempre più spesso appaiono in sintonia e in
costante dialogo con le tendenze più attuali dell’arte contemporanea.
Sylvio Giardina ha studiato fotografia e graphic design, si è diplomato
presso l’Accademia di Costume e Moda di Roma, è fashion designer
nonché co-fondatore del marchio Grimaldi Giardina. Raffaele Granato si
occupa di comunicazione visiva legata alla multimedialità, è graphic
designer e lavora nell’ambito dell’informatica.
Ultimamente
ha sviluppato un forte interesse per la creazione di preziosi
ricami su tessuto.
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