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Tenta
di adattarsi all'atmosfera Mikulas, alle persone presenti, al
camino spento; misura con i passi lo spazio che è ai suoi
piedi, così come con l'occhio - visivamente - distribuisce,
compatta, disorganizza e riorganizza lo spazio delle tele.
Sposta
le tele, ritorna sui suoi passi, rimette le tele lì dov'erano,
le ordina in base alla sequenza con cui vuole presentarle.
Pensa,
decide, ci ripensa, immagina, abbina al movimento dei suoi
pensieri quelli dei suoi passi, del suo corpo: dinoccolato,
alto, magro, sovrastato da capelli ricci bianchi - qualche filo
ancora nero - occhi proiettati al di là.
Al
di là di sé, al di là delle sue tele, al di là delle
persone presenti, al di là della parete, al di là della sua
personale finestra sul mondo.
Tele,
pennelli, colori, oli, idee, forme, pensieri - nella prima fase
- irrigiditi in forme geometriche, accatastate una sull'altra,
che non gli permettevano di oltrepassarle.
I
colori, poi, si liberano delle costrizioni, delle linee; si
creano quindi pieni e vuoti, chiari e scuri colorati che si
sovrappongono, lottano per la propria predominanza visiva.
Son
evidenti così le linee del pensiero di Mikulas nel qui e ora di
quei momenti del sé.
Tele
di teste, o al contrario, teste di tela, rossi e verdi
(bellissimi), azzurri e gialli, grigi - oleosi tutti - esprimono
diversi sogni, idee, aspirazioni, creazioni delle teste "istantaneizzate"
(permettete la licenza) sulla stoffa (nelle
sue sperimentazioni anche la macchina fotografica ha avuto il
suo spazio, anche se senza molto successo, per catturare
immagini da poter poi sognare).
Qualcuno
accostava le variazioni di colore delle teste di Mikulas a
quelle di Warhol.
Il
"mood" delle teste di Mikulas Rachlik però va oltre,
è espressione del suo andare oltre, al di là di quello che
tutti vedono o percepiscono.
Le
"teste" - come lo sguardo di Mikulas Rachlik - vanno
oltre.
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